Giampiero Massolo: «Bisogna cercare maggiore autonomia strategica. Ma autonomia non vuol dire indipendenza. L'Europa non sarà indipendente dagli Stati Uniti»

«Occorre non precludersi altre relazioni e rapporti con attori chiave quali Sud-est asiatico, Giappone, Corea del Sud, Australia, India e perfino con la Cina. Ciò però con la consapevolezza che oggi nessuno può più guardare alle relazioni internazionali soltanto in termini di convenienza. Anzi, il panorama contemporaneo ci ha insegnato che il criterio della sicurezza prevale, e deve prevalere sempre, su quello della convenienza»

La costrizione alla grande politica

La riflessione di Friedrich Nietzsche sul tragico destino dell’Europa, messo a repentaglio dalle fratture interne e dalle minacce esterne, contenuta nel sesto capitolo dell’opera “Al di là del bene e del male” appare quanto mai profetica, considerando che dopo più di un secolo il Vecchio Continente si trova ancora nella medesima situazione. Ora non c’è più possibilità di scelta, ma per preservare la propria esistenza è necessario agire, altrimenti il rischio è quello di scomparire per sempre, dopo decenni di sonnolenza.

La necessità di un gasdotto transahariano

Con il bando europeo al gas russo e la svolta diplomatica di Algeri nel febbraio 2026, il Trans-Saharan Gas Pipeline si trasforma in priorità strategica. Attraverso il Piano Mattei, l'Italia punta a diventare il cuore del nuovo hub energetico mediterraneo: 4.128 chilometri che trasportano, oltre al gas, un modello inedito di co-sviluppo tra Africa ed Europa.

Nulla di nuovo a Monaco

All'Hotel Bayerischer Hof è andata in scena la solita storia, con nuovi interpreti, ma con lo stesso finale. L'Europa deve fare da sé, la Conferenza di Monaco di quest'anno l'ha ribadito ulteriormente. Sul tavolo resta una scelta: restare museo armato da altri o diventare finalmente un soggetto che si arma, produce e decide in proprio.

Sonnambuli sul bordo del precipizio

Il nuovo documento tattico americano, insieme al presunto leak che ne ha amplificato la portata politica, si inserisce in un quadro segnato da tensioni ibride tra Washington e le cancellerie europee, e da una crescente normalizzazione del rischio bellico. La distanza percettiva tra alleati, unita all’incapacità di leggere la profondità psicologica dei conflitti, espone il continente a scelte dettate più dall’inerzia che da una reale lucidità strategica.

Folgorato sulla via del sovranismo

Un anno dopo il rapporto sulla competitività, Draghi riemerge come critico del modello europeo, denunciando mercantilismo tedesco, austerità e compressione salariale. Le sue ammissioni mettono in discussione le scelte dell’UE e dell’Italia, rivelando contraddizioni profonde. Il nuovo discorso apre interrogativi sulla responsabilità politica e sulla possibilità di una svolta industriale, mentre il paese accoglie tutto con disarmante passività, che riflette anni di errori strutturali e mancate scelte strategiche per l’Europa.

Siamo un Continente sotto assedio

In un mondo segnato da polarizzazioni interne, crisi della democrazia e pressioni esterne generate dall’universalismo occidentale, l’Europa appare un vaso di coccio tra potenze inquiete e identità in conflitto. Per evitare nuove derive e preservare la propria autonomia culturale, il Continente deve recuperare realismo, responsabilità e la propria tradizione di saggezza storica, coltivando dialogo, misura e limiti nel potere, per navigare un ordine globale sempre più instabile e imprevedibile oggi.

Il baricentro tedesco

La crescente fragilità dell’Unione Europea ridefinisce gli equilibri continentali, con una Germania che, tra potenza industriale e disciplina fiscale, tenta di affermare una nuova centralità strategica. Mentre Londra consolida l’asse nordico e Parigi appare indebolita, Berlino si prepara a guidare la trasformazione militare ed economica dell’Europa post-Brexit.

«Non sono sicuro l'idea di tecnodestra soppianterà una visione di destra più tradizionale». Thibault Muzergues sul nostro momento storico

«Meloni resta vincolata dalla situazione interna del Paese: anche se oggi è forte, la sua coalizione resta fragile, e deve vigilare costantemente. Ciò la porta a un'eccessiva cautela, che le impedisce di tracciare una vera visione per la destra e per l'Europa, mentre un Emmanuel Macron, un Viktor Orbán o un Friedrich Merz hanno molto più spazio per presentare il loro progetto.»

Il futuro secondo Thomas Piketty

Con una visione che unisce etica e riforma fiscale, Thomas Piketty propone un nuovo paradigma: equità universale, cogestione aziendale e un sistema internazionale basato su giustizia sociale, fiscale e climatica. Le sue idee, in continuità con Marx e Braudel, puntano a ridurre le disuguaglianze strutturali e a favorire una globalizzazione più equa, dove eredità minima universale e tassazione progressiva sostengano una società più giusta e sostenibile.

Per aspera

La sfida lanciata dall’amministrazione Repubblicana all’Europa è totale. Le mancanze dell’Unione sono sottolineate senza pietà, e le vittorie storiche sono messe in dubbio. Su ogni fronte si apre una negoziazione serrata. Se oltreoceano si sa chi sia il negoziatore, da queste parti ci sono dei dubbi. Le corde toccate da Donald Trump qualificano le istituzioni belghe, ma appare irrisolta l’incognita italiana. Giorgia Meloni giocherà il ruolo di Mercurio, astuto messaggero e mediatore, o di Cavallo di Troia della fortezza europea?

Il mito dell'alleato oltreoceano

Joe Biden, come gli altri presidenti statunitensi prima di lui, dovrebbe essere considerato il nemico giurato di chi ha a cuore un'Europa forte e indipendente. Invece spesso capita proprio il contrario. Il potere della narrazione sull'amico americano che fa i nostri interessi è forte, e difficilmente sradicabile.
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