Il grande reset fra Londra e Bruxelles

La Gran Bretagna guarda di nuovo ad un vecchio Continente in crisi. Mentre Jackson si riaffaccia a Washington, in ore che diventano sempre più buie, il populismo divampa ed intimorisce un sistema politico in vita da oltre un secolo. Ma a quale prezzo?

Lord Charles Powell: «La Gran Bretagna ha conservato a lungo un sistema bipartitico, ma ora nelle future elezioni potranno esserci quattro, cinque o sei partiti che competeranno tra loro con percentuali ravvicinate»

«Dopo il disastro della Brexit, che ha causato danni significativi all’economia britannica, c’è il riconoscimento che la rottura con l’Unione Europea è stata troppo costosa e brusca. Esistono molte aree in cui dobbiamo tornare a collaborare. Non credo però che Londra presenterà domanda di rientro nell’Unione. Non sarebbe fattibile né conveniente ad oggi e non sono sicuro che l’UE lo vorrebbe, dopo le agonie della Brexit. Ma si può lavorare a una relazione più stretta, condividendo alcune politiche europee e partecipando in parte ad alcune istituzioni, senza piena adesione. Ciò soprattutto cercando una convergenza sul versante della difesa e della sicurezza»

L’Inghilterra è di nuovo Albione

Dopo la Brexit, Boris Johnson disegna la Global Strategy del Paese, vale a dire una nuova proiezione imperiale.

Un’indagine sul populismo (di oggi e di domani)

Le diverse fasi del populismo, dalla Brexit alla recente sconfitta elettorale di Trump, aprono interrogativi circa il futuro del fenomeno che ha rivoluzionato la politica degli ultimi dieci anni su scala mondiale. Da Marco Tarchi a Massimo Cacciari passando da Ernesto Galli Della Loggia abbiamo chiesto: il “momento populista” è davvero finito?