Zohran Mamdani non è una meteora

Nella società occidentale c’è un profondo cambio di paradigma in corso. Mentre la destra si normalizza per diventare establishment consolidato, specularmente la sinistra ha necessità di radicalizzarsi all’opposizione. New York non è l’America, ma soprattutto l’America non è l’Europa.

La metamorfosi marittima italiana

La nuova fase della postura marittima italiana culmina nel progetto di una portaerei a propulsione nucleare, previsto dal Documento Programmatico 2025-2027. Dopo l’esperienza del Cavour e del Trieste, l’Italia mira a consolidare la propria presenza tra Mediterraneo e Indo-Pacifico, rafforzando la cooperazione con Washington ma anche la capacità autonoma di proiezione, cardine della futura identità geopolitica del Paese.

Effetto Mamdani

Laddove in passato le alte sfere del Partito Democratico statunitense sono riuscite ad inquadrare la propria base in una struttura organizzativa a rigida vocazione gerarchica, neutralizzandone di volta in volta le istanze più spinte in favore di un moderatismo da molti percepito come letargico, la schiacciante vittoria di Zohran Mamdani dimostra in maniera plastica l’efficacia di un approccio bottom up, spontaneo e grassroots nel promuovere una linea politico-ideologica per diversi aspetti agli antipodi dell’ortodossia liberal.

Golden power: il caso Unicredit

L’evoluzione del Golden Power riflette la crescente centralità dello Stato nella tutela della sicurezza economica nazionale. Il tentativo di acquisizione di Banco BPM da parte di UniCredit evidenzia le tensioni tra esigenze di sovranità e libertà d’impresa, mostrando come i poteri speciali, nati per proteggere interessi strategici, possano al contempo incidere sull’autonomia del mercato e ridefinire i confini dell’intervento pubblico in economia.

La Terra vive

La tecnologia non è solo estensione dell’uomo ma forza autonoma che lo plasma. La Terra, viva e attiva, guida questo processo tramite i suoi materiali: lantanio, coltan, silice e plastiche speciali. Queste risorse strategiche, dominando l’industria high-tech e militare, ridefiniscono i rapporti di potere globali, con la Cina al centro della competizione economica e geopolitica.

Roma sul filo dell'impossibile

Nessuno dispone di libero arbitrio illimitato. Né i singoli né i popoli. L’idea di scegliere fuori dai vincoli è un mito moderno, quando nella realtà prevalgono il determinismo dei bisogni e della geografia. Di conseguenza le nostre opzioni sono inevitabilmente limitate: le danno il luogo in cui nasciamo e viviamo, le alleanze, le dipendenze materiali. Possiamo scegliere, ma dentro cornici che non scegliamo. Per questo l’Italia cammina sul filo. Il rapporto con Israele e con il Nord Africa obbedisce solamente ai dettami della geografia e dell'istinto di sopravvivenza che, volenti o nolenti, impone linee di condotta molto diverse a quelle a cui siamo abituati.

La guerra silenziosa in Venezuela

L’aumento della taglia su Nicolás Maduro a 50 milioni di dollari da parte degli Stati Uniti non rappresenta solo un atto di ostilità politica, ma una strategia raffinata di logoramento multilivello, in cui si intrecciano giustizia penale, politica estera, pressioni finanziarie e dinamiche securitarie. Al centro della vicenda, non c’è solo il Venezuela come Stato canaglia, ma l’intera architettura di potere latinoamericana, vulnerabile a una ridefinizione profonda degli incentivi individuali e dei costi collettivi.

L'Impero ottomano in mezzo a noi

La Turchia è nel pieno di una complessa situazione politica e giudiziaria: molteplici arresti sono stati condotti nei confronti dei vertici del principale partito di opposizione, il CHP. Diminuisce la libertà nella nazione anatolica, la presa di Erdoğan si fa stretta nei confronti delle opposizioni e della stampa a lui avversa.

Ostrogoti nel salotto buono

Un fantasma aleggia ancora su Piazzetta Cuccia: quello di un capitalismo di relazione che, tra patti di sindacato e salotti buoni, ha diretto l’Italia come fosse una piccola orchestra. Mediobanca non è più l’istituzione-cuore della Prima Repubblica, ma il ritorno delle cordate pubblico-private lascia intravedere un’eco cucciana: dirigismo senza ideologia, potere silenzioso, politica come banca e banca come politica.

Il costo della mediazione

L’8 agosto del 2025 segna un punto di svolta nelle relazioni fra Azerbaijan ed Armenia. L’intesa raggiunta fra i due Stati sembra porre finalmente fine al conflitto del Nagorno Karabakh, che incessantemente dal 1988 ha tenuto i due in aperta ostilità. A mediare le richieste e le pretese è Donald Trump, o meglio: gli Stati Uniti. Il prezzo della mediazione è caro per tutta la regione: è in atto una trasformazione che modificherà radicalmente gli assetti geopolitici del Caucaso meridionale.

Una successione contesa

Con l’avvicinarsi della fine della vita di Tenzin Gyatso, 14° Dalai Lama, la questione della sua successione riapre uno dei fronti più delicati della geopolitica asiatica. Il recente annuncio del leader spirituale, che ha riaffermato l’autonomia della sua reincarnazione dal controllo cinese, ha sollevato nuove tensioni tra Pechino e la diaspora tibetana.

L'Est è il nuovo mondo

Viene riaperto il dialogo riguardante il RIC, meccanismo trilaterale tra Russia-India-Cina ormai inattivo dal 2020. I ministri degli Esteri dei rispettivi paesi, in modo diverso tra loro, esprimono il loro interesse al possibile ritorno di tale formato. In ambito commerciale e politico sarebbe un grande balzo in avanti, ma rimane la criticità nei rapporti bilaterali tra Pechino e Nuova Delhi che, nonostante il miglioramento, sono ancora in uno stato grigio. Le tariffe aggressive di Trump hanno senza dubbio favorito il ritorno di questa opzione, che nelle intenzioni dei tre paesi rappresenterebbe un ulteriore avanzamento per arrivare a costruire un sistema geopolitico multipolare.
Pagina 4 di 29