La grande allucinazione

Secondo una lettura psicanalitica freudiana, le recenti proteste e tensioni sociali riflettono una forma di allucinazione collettiva: la sostituzione dei desideri reali, irraggiungibili, con surrogati simbolici. Frustrazione economica e disagio sociale spingono le masse a cercare sollievo in illusioni politiche e ideologiche, dove l’Es vince sull’Io e la realtà cede alla percezione emotiva.

Lezioni animali sulla guerra e sulla pace

Dalle colline di Gombe al Congo: gli scimpanzé che tendono imboscate e i bonobo che si riconciliano con un abbraccio raccontano due metà della nostra natura. Jane Goodall e Frans de Waal hanno mostrato ciò che preferiamo dimenticare: la pace non è contro natura, ma siamo noi ad averla resa eccezione.

Il potere liquido dell'Interregno

L’Europa si trova sospesa tra potestas e auctoritas, in un nuovo interregno dove le categorie classiche sembrano riemergere come fantasmi retorici. Il giornalismo alimenta semplificazioni, presentando l’autoritarismo come nemico universale, ma la realtà rivela scenari più fluidi, dove il potere agisce nella sospensione, nella confusione e nella personalizzazione tecnica. Pasolini e Agamben forniscono strumenti per comprendere questa fase storica: un potere liquido, che non reprime soltanto, ma seduce e omologa, dissolvendo passioni e cancellando il caos vitale.

La grande illusione del progresso

Una sottile illusione pervade la modernità: la persuasione che la storia proceda inesorabilmente verso forme sempre più alte di civiltà, come se il progresso fosse ormai destino e non conquista. Proprio questa sicurezza, però, anestetizza la vigilanza e ci lascia esposti, ancora una volta, al ritorno degli orrori della storia.

Una storia meneghina

Il 6 settembre 2025 Milano ha visto sfilare migliaia di persone in difesa del Leoncavallo, sgomberato dopo cinquant’anni di storia. Dal suo ruolo di laboratorio sociale negli anni Settanta alla resistenza culturale contro la “Milano da bere”, il centro sociale ha incarnato autogestione e controcultura. Oggi la sua memoria rilancia il dibattito sugli spazi pubblici e i beni comuni.

La modernità è una televendita

La modernità, raccontata dai paesi più avanzati, sembra ridursi a un’eterea televendita: consumi scintillanti, schermi che invitano a comprare, città illuminate come centri commerciali a cielo aperto. Tutto è spettacolo, tutto è acquisto, persino la paura viene sterilizzata in spot patinati. L’umanità, inseguita dall’ossessione del nuovo, confonde progresso con marketing. Così il futuro appare: un eterno catalogo, sfogliato con l’illusione che basti pagare per vivere.

L'Africa è il futuro del califfato

La caduta delle capitali simbolo dello Stato Islamico ha ingannato gli osservatori occidentali, suggerendo una fine che non c’è. Daesh ha abbandonato la forma visibile per sviluppare reti sotterranee e policentriche, diventando un soggetto nomade del terrore. Dalla Siria all’Africa, la Jihad si trasforma in una governance parallela, strutturando insurrezioni amministrative e logistiche.

Il crepuscolo degli officianti

La ristrutturazione della burocrazia americana, l’acquisizione aggressiva degli interstizi culturali messa in moto dalla Tecnodestra sotto la seconda amministrazione Trump detta una linea che il resto della destra globale osserva con attenzione. È il primo contrattacco concreto rivolto contro le élites, ma nel lessico di quest’area le élites non sono quelle comunemente intese. Sono un ceto, la Professional-Managerial Class, il cui consenso culturale sembra destinato inesorabilmente al tramonto.

Le contraddizioni dell'Italia balneare

Il mare italiano, da sempre specchio sociale e culturale, oggi rivela la crisi della villeggiatura, la contrazione del turismo balneare e la perdita di centralità strategica. Tra erosione industriale, capitali stranieri e vulnerabilità mediterranee, l’Italia rischia di ridursi a cartolina turistica, incapace di trasformare memoria e narrazione in autentica proiezione geopolitica.

Biografia delle tute bianche

Sono trascorsi ventiquattro anni dai tragici fatti che ebbero luogo a Genova durante il ventisettesimo vertice del G8. Nel luglio del 2001 il capoluogo ligure venne convertito in una zona rossa, divenuta poi teatro degli scontri tra forze dell’ordine e alcuni dei gruppi riunito attorno al Genoa Social Forum (GSF). Tra questi, ebbero un ruolo di primaria importanza le Tute Bianche. Il loro contributo fu fondamentale per la formazione di un ampio consenso al movimento no global, contribuendo alla mobilitazione di 300.000 persone tra il 19 e il 22 luglio 2001.

Il ruolo del sionismo cristiano

Israele scommette sul sostegno evangelico americano, trasformando la fede in geopolitica. Ma questa dipendenza rischia di isolare lo Stato ebraico, intrappolato tra profezie bibliche e un realismo strategico che si sgretola sotto il peso di una violenza inarrestabile.

Le origini della violenza

La violenza affonda le sue radici nella pretesa umana di interpretare e dominare il mondo. Ogni atto di interpretazione separa l’essere dalla sua eternità, generando conflitto. Solo la testimonianza del destino, che rinuncia al dominio, disinnesca la volontà violenta e apre all’eterno.
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