Geopolitica del sottosuolo

Il vero volto dell'accordo fra Washington e Kiev sulle terre rare è politico, non economico. L'obiettivo, infatti, non è più la vittoria totale, ma una gestione razionale del territorio ucraino. Territorio che sarà parzialmente integrato nell’economia occidentale, mentre una sua fetta resterà sotto controllo russo.

Da Cold Response a Cold Cookies

È scattato il piano di difesa dell'isola da parte del Regno Danese con appoggio in ambito UE. Copenaghen cerca di blindare la Groenlandia, Washington tratta col governo locale, Pechino investe in infrastrutture, e l’isola torna al centro di una contesa imperiale. Nessuno, ancora una volta, ascolta davvero i groenlandesi.

La riconquista del Kursk

L’invasione della regione russa del Kursk da parte delle truppe di Kiev è giunta al termine, dopo quasi un anno di offensiva. Mosca annuncia trionfalmente la ripresa dei territori, e sottolinea il contributo fornito dai soldati nordcoreani, legittimando il ruolo della potenza asiatica nelle dinamiche tattiche-militari del conflitto.

Mélenchon, la creolizzazione e quel popolo che non c’è 

Nel suo manifesto politico, Mélenchon individua un protagonista: il popolo. Ma nella Francia contemporanea, cosa sia questo popolo e quali coordinate lo costituiscano è un interrogativo che aleggia sulla teoria del filosofo impegnato. Nella sua ostinata fede nella sovranità assoluta, fino alla difesa paradossale dell’avversaria Le Pen, emerge la cifra di un repubblicanesimo sui generis. La proposta più controversa di Mélenchon, la “creolizzazione”, contiene in sé tutto il paradosso di una teoria che vuole salvare la Repubblica smantellandola e rilanciando il populismo senza popolo.

Il 2049 si avvicina

Il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, visita il sud-est asiatico, mentre Trump si ammorbidisce nei confronti di Taiwan, già appesantita dalle recenti e preoccupanti esercitazioni militari di Pechino. Il viaggio della delegazione cinese guidata dal presidente ha avuto come itinerario paesi come il Vietnam, la Malesia e la Cambogia, cui è stato ricordato che in caso di accordi commerciali con Washington ci saranno ritorsioni. L’ondata di dazi lanciati dalla Casa Bianca e la politica estera isolazionista di Trump favoriscono l’intento di costruire un nuovo asset geopolitico e commerciale in Asia, a conduzione ovviamente pechinese.

Una Siria mondiale a pezzi

La crisi siriana si sublima dopo cinquant'anni di regime baathista. La guerra civile continua a mietere vittime secondo principi politici, religiosi e settari che lasciano sul campo migliaia di caduti. Ma la geopolitica non si arresta, ed anzi ravviva l’instabilità di contesti ove tornano attori globali e regionali che si inquadrano in stilemi che sembrano rinnovare temi e dinamiche propri della Guerra Fredda. Ad un declinante Iran si contrappone una Turchia volitiva che, tuttavia, deve fare i conti con le asperità israeliane.

Un esempio di guerra ibrida

Il 6 dicembre 2024 la Corte costituzionale della Romania ha annullato le elezioni presidenziali: un gesto straordinario da un’ampia interferenza straniera. Il beneficiario di questa manipolazione, Călin Georgescu, candidato ultra-nazionalista e apertamente anti-NATO, aveva inaspettatamente conquistato il primo turno. L’annullamento, pur giustificato sul piano legale, ha evidenziato una verità più profonda: la democrazia rumena è diventata l’anello debole nella catena di sicurezza dell’Alleanza Atlantica. Nel cuore del fianco orientale della NATO, ogni instabilità a Bucarest diventa una questione transnazionale. E la Romania, oggi, è tutto fuorché stabile.

Un braccio di ferro nucleare

Washington e Teheran non possono fare a meno di stuzzicarsi, come una vecchia coppia, dopo colpi di stato, accordi infranti, proxy war e sanzioni. Ma la posta in gioco è altissima, dagli Houthi in Yemen alla minaccia del conflitto nucleare, passando per il futuro del conflitto israelo-palestinese e il Libano. Ora come non mai il rapporto tra le due potenze è cruciale per determinare l’equilibrio geopolitico del futuro ordine mondiale.

Alla ricerca di un nuovo equilibrio di potenza

Per gli Stati Uniti rinunciare alla “globalizzazione”, posto che il controllo sugli oceani resta pressoché assoluto, significa rinunciare alla propria stessa essenza imperiale. Il sogno parallelo e opposto dell’America profonda e dell’America europea. Vivere in maniera isolata o normale, il tutto mentre lo scontro ideologico tra coste e interno potrà assumere col tempo connotati sempre più violenti.

Mal di Françafrique

Il recente viaggio al Cairo del Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron rappresenta la volontà transalpina di preservare il proprio ruolo di attore protagonista nelle dinamiche di potere nordafricane, e soprattutto la necessità di puntare sull’intesa con l’Egitto di Abdel-Fattah Al Sisi per consolidare la propria influenza geopolitica nell’area.

Una critica all'idea di "tecnodestra"

La tecnica non ha colore, è uno strumento di potere, che non può costitutivamente avere alcuna connotazione politica poiché è il contrario della verità e della scienza. La tecnica assume il moto della macchinazione dell’esattezza, che riduce costantemente la libertà umana, quest'ultima, presupposto di qualunque verità. La macchinazione ha unicamente il neoliberismo quale terreno fertile; nessuna “destra” è ad essa necessaria.

L’Artico che si trasforma

Dal Trattato di Westfalia al nuovo scacchiere artico, il diritto internazionale si evolve tra cooperazione e tensioni. La Groenlandia diventa il fulcro di un’inedita partita geopolitica, mentre il cambiamento climatico e le rivalità tra potenze riscrivono gli equilibri globali. Sovranità, sicurezza e risorse si intrecciano in un delicato gioco di potere, dove nulla è scontato e tutto è in trasformazione.
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