La mitologia della pace in crisi

L'illusione illuminista della pace perpetua si scontra con la realtà geopolitica contemporanea: il fallimento del diritto internazionale e l'incapacità europea di abbandonare ideali progressisti ormai svuotati di significato, permettono l'emersione della verità schmittiana di una guerra che non è mai cessata, ma solo mascherata dietro retoriche umanitarie e moralismi autoassolutori.

Il desiderio di una pace ingiusta

Con l’uscita dell’ultima proposta di pace americana è calato il gelo tra i commentatori europei. L’impressione è che questa volta la realtà non sia più rimandabile, gli equilibri sul campo e le posizioni diplomatiche non più dissimulabili. La pace ingiusta non è più rifiutabile perché l’alternativa è una ancora più ingiusta. Per i massimalisti più irriducibili sono tutti traditori: americani voltagabbana, europei troppo timidi, ucraini che attaccano il leader per un innocuo malcostume (pertanto, sicuramente imbeccati da nemici esterni). Cosa attende invece chi accetta la realtà?

Negoziati, pace, dilemmi

La parola "pace" è tornata a far parte del lessico diplomatico internazionale, ma la sospirata pace giusta è improbabile: l’equilibrio sul campo è per Putin decisamente vantaggioso, e l’impegno di Trump ad un ritiro immediato riduce il suo spazio di negoziazione. Difficile che il primo ceda alle lusinghe del secondo, promesse che, soprattutto, potrebbero essere in scadenza a breve.

La pace chimerica

Il neo-approvato pacchetto di aiuti non chiude il gap strutturale delle forze armate ucraine, e il bilancio militare rimane critico. Putin sogna legittimamente di sfondare e portare a casa l’intera posta. Sulla stanchezza dell’Occidente, “gli altri”, con Ankara e Pechino in prima fila, provano a mettere il loro peso sul piatto per una pace equilibrata, ma non possono molto contro i numeri sul terreno.

Il fronte interno ucraino

Gli Stati Uniti hanno mandato un paio di messaggi al governo di Kiev. Per far capire a Zelenski chi è il socio di maggioranza della guerra.