Luigi Di Gregorio: «Un leader deve sapere quando parlare, come parlare e soprattutto quanto mostrarsi.»

«Servirebbero oggi dei comitati elettorali permanenti per poter seguire i partiti e i candidati anche dopo le elezioni. Mentre oggi ciò esiste solo nel mondo statunitense. Delle war room permanenti invece sono vitali per affrontare questo clima ricco di incognite e rapide evoluzioni.»

Antonio Di Pietro: «La riforma sulla separazione delle carriere è necessaria.»

«Oggi il Pubblico Ministero è "fratello di sangue" del giudice. Fanno lo stesso concorso, seguono lo stesso percorso, possono scambiarsi i ruoli, siedono nello stesso Consiglio Superiore della Magistratura e appartengono alla stessa Associazione Nazionale Magistrati. È come se in una partita di calcio l'arbitro facesse parte di una delle due squadre che si confrontano in campo. La separazione delle carriere serve a togliere ogni ombra. Per restituire al giudice quella immagine di terzietà.»

Marco Tarchi: «L'a-fascismo di Meloni è un efficace strumento tattico, ma è ancora piuttosto carente di contenuti identificativi.»

«Il populismo, e chi lo incarna, non è antisistemico, è anti-establishment. E non lo confonderei con l'estrema destra, che è un fenomeno gruppuscolare. Ad ogni modo, sì, il modello Meloni potrebbe trovare estimatori e imitatori, ma con molti e sostanziali adeguamenti, perché ogni paese ha proprie caratteristiche che necessariamente condizionano tattiche e strategie.»

Zohran Mamdani non è una meteora

Nella società occidentale c’è un profondo cambio di paradigma in corso. Mentre la destra si normalizza per diventare establishment consolidato, specularmente la sinistra ha necessità di radicalizzarsi all’opposizione. New York non è l’America, ma soprattutto l’America non è l’Europa.

Giulio Sapelli: «Il trumpismo, più che un rigurgito reazionario, mi sembra una versione americana di quella che fu la grande rivoluzione di Mao.»

«La vittoria di Trump punta ad una riscrittura delle categorie valoriali e degli equilibri politici degli USA, archiviando così i canoni borghesi e woke. L'ultimo Mao è, quindi, Donald Trump.»

Guillaume Tabard (caporedattore Le Figaro): «Ci sono stati dei gollisti dopo De Gaulle. Non ci saranno macronisti dopo Macron.»

Cosa sta avvenendo tra le pieghe della società francese e quale sarà il futuro delle destre? Ne parliamo con Guillaume Tabard, caporedattore ed editorialista politico del quotidiano "Le Figaro", che nei suoi ultimi libri ha indagato i nodi e le "maledizioni" della destra, oltre a mostrare vizi e virtù del tecnocentrismo del Presidente della Repubblica, Emmanuel Macron.

Il sonno dell'Europa e il risveglio delle civiltà. Le prospettive di Sergio Vento sul rapporto transatlantico e l'ordine internazionale

«Viviamo in un'epoca in cui molte leadership politiche sono contraddistinte da debolezze estreme che vengono mascherate da roboante velleitarismo. Una impostazione a cui spesso si aggiunge un alto grado di improvvisazione e impreparazione delle élites globali.»

Lamberto Dini: «Penso che in Ucraina più che una pace avremo un armistizio sul modello coreano. Ma Zelensky segua Trump.»

«Credo che Kiev dovrebbe agire in sintonia con l’azione del presidente USA senza contrastare i suoi orientamenti, ma dotandosi di sano realismo. Anche perché senza Washington la stessa azione dell’Ucraina non ha futuro.»

«C’è da rileggere in maniera approfondita la storia della Repubblica, è fondamentale per capire quali siano stati gli autentici Statisti.» Il punto di vista privilegiato di Vincenzo Scotti

Esponente di spicco nei governi Andreotti IV, V, VI e VII, Cossiga I e II, Spadolini I, Fanfani V, Craxi I, Amato I, più una parentesi con Forlani dal 1980 al 1981. Più volte ministro e sottosegretario in diversi dicasteri, dalla Farnesina all’Interno, sino al Lavoro e ai Beni culturali, nel 1984 è stato sindaco della sua città. Fu sette volte ministro, e ha attraversato quasi indenne la Prima e la Seconda Repubblica ritornando al governo con Berlusconi da sottosegretario nel 2011.

«L'Italia è un gigantesco ed ipertrofico Stato pontificio.» L'intervista a Fabrizio Rondolino

«Anziché liberarcene, con l'Unità d'Italia lo abbiamo nazionalizzato. Dalla Roma dei papi abbiamo ereditato le due principali caratteristiche del nostro Paese, i due tumori maligni che l'hanno ridotto a quello che è: la tenace convinzione che corruzione e inefficienza siano le sole modalità possibili della vita pubblica, e l'abitudine a baciare la pantofola di chiunque possa concederci un favore o un'assoluzione.»

«Per molti, Prevost mette insieme nel suo pontificato Ratzinger e Bergoglio. Per altri, questi due più Giovanni Paolo II. Però è una valutazione ancora affrettata. È troppo presto per parlare di continuità e discontinuità.» Leone XIV secondo Piero Schiavazzi

«La Chiesa di Prevost credo non cambierà direzione, bensì rallenterà per permettere a tutte le componenti della Chiesa di procedere nella stessa direzione. Però non possiamo parlare di cambiamenti, revisioni o rivoluzioni perché non ci sono né testimonianze né evidenze.»

«La politica non esiste per “darmi ragione”, ma per ascoltare le “mie ragioni”, in una cornice di dialogo comune». Giuliano Amato e l'incomunicabilità nel tempo presente

«Per poter incidere nello scenario internazionale serve semplicemente il realismo, serve saper misurare quello che si fa con i mezzi di cui si dispone. Utilizzando le alleanze con gli altri paesi e un’idea di dialogo costruttivo per affrontare le sfide comuni senza scadere anche in alcune sopravvalutazioni dei propri interessi nazionali. La lezione di Cavour è, del resto, essenzialmente questa.»
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