Viaggio al principio delle epidemie

David Quammen è un degno erede di alcuni grandi scrittori di viaggi, quali Bruce Chatwin, Robert Byron e Patrick Fermor, ma non è un solitario, si muove al seguito di spedizioni scientifiche: nelle foreste fluviali dell'Africa centrale, nelle fattorie della Malesia, nei maneggi australiani. 
David Quammen è un degno erede di alcuni grandi scrittori di viaggi, quali Bruce Chatwin, Robert Byron e Patrick Fermor, ma non è un solitario, si muove al seguito di spedizioni scientifiche: nelle foreste fluviali dell'Africa centrale, nelle fattorie della Malesia, nei maneggi australiani. 

David Quammen, il giornalista scientifico autore di Spillover (il bestseller sulle origini delle pandemie) è stato di recente ospite della bella trasmissione “La fabbrica del mondo”, condotta da Marco Paolini e Telmo Pievani, e il suo intervento, così diverso dalla contabilità sanitaria e dalla sterile dialettica che ci viene propinata in dosi massicce a ogni ora del giorno, mi ha dato lo spunto per qualche riflessione di natura letteraria e sociale.

Spillover è stato pubblicato nel 2012, dopo una gestazione durata sei anni, e nelle sue cinquecento pagine ripercorre la storia delle epidemie dell’ultimo secolo; nonostante i temi trattati il linguaggio è accessibile (la terminologia è ormai, e purtroppo, familiare) e la lettura piacevole, tanto da far digerire anche le descrizioni più agghiaccianti, ma il lavoro di Quammen è straordinario anche per altri motivi. Il primo è la minuziosa ricerca sul campo che lo ha portato da una parte all’altra del mondo, inaugurando, se così si possono chiamare, i viaggi sulle orme delle pandemie. Quammen è un degno erede di alcuni grandi scrittori di viaggi inglesi, quali Bruce Chatwin, Robert Byron e Patrick Fermor, ma non è un solitario, si muove al seguito di spedizioni scientifiche: nelle foreste fluviali dell’Africa centrale per scovare tracce di AIDS negli scimpanzé, nelle fattorie della Malesia dove si erano diffuse epidemie causate dagli animali allevati, nei maneggi australiani dove strani virus avevano attaccato i cavalli, oltre che negli immancabili wet market cinesi. Il suo stile letterario ricorda invece, a tratti, altri due grandi scrittori quali V.S.Naipaul e Paul Theroux, come si può evincere da questo breve stralcio:

 “…Poi la pioggia cessò e con lei il vento fresco. Le piccole onde che increspavano il fiume sparirono e la superficie dell’acqua tornò a essere una piatta distesa color caffelatte. Le mangrovie si protendevano dalle rive come tentacoli. Notai la presenza di aironi, ma non del martin pescatore. A metà pomeriggio arrivammo alla confluenza con il Sangha, in un punto dove la riva sinistra non presentava scarpate ma era bassa e scivolava dolcemente nell’acqua. Il fiume ci catturò e ci fece un po’ ballare. Mi voltai a osservare quell’angolo remoto del Camerun sparire all’orizzonte.”

David Quammen, Spillover

Se parliamo di Africa, come non citare poi Conrad e Cuore di Tenebra, con il viaggio sul fiume Congo e nella foresta pluviale alla ricerca di Kurtz. L’arcinota frase: “L’Orrore! L’Orrore!” pronunciata da Kurtz prima della sua fine, si adatta più che bene al racconto dell’ingresso in una grotta in Uganda, a Kitanga, foderata da centomila pipistrelli e accessibile solo attraverso una galleria presidiata da un cobra Naja Melanoleuca! Tuttavia non c’è solo orrore nel libro, anzi, in molti passaggi riaffiora la leggerezza del Graham Green di Un americano tranquillo, ad esempio quando descrive le diversità culturali  fra ricercatori occidentali e i loro omologhi del sudest asiatico, con la Cina molto sullo sfondo. La cultura non è un fattore trascurabile in questa gara contro il virus, come ben sappiamo, per non parlare poi della politica.

Il secondo motivo che rende Spillover un libro unico, è la capacità di presentare approfonditi temi medici con un linguaggio semplice, comprensibile e logico, per quanto l’argomento lo permetta; al tempo stesso è un romanzo giallo che racconta della caccia a serial killer micidiali e sfuggenti, una rara sintesi di scienza e avventura, e in qualche modo ha il merito di rendere visibile l’invisibile. In questo sforzo maieutico, la logica è una leva fondamentale, e l’autore la usa a piene mani, agendo come portavoce  e supporto – quasi fosse un emulo di Watson – al servizio dei vari Sherlock Holmes impegnati a risolvere gli intricati misteri  biologici che minacciano l’umanità.

Quammen incontra i più grandi virologi ed epidemiologi del mondo; ci spiega come, perché e dove nascono le malattie infettive; cosa sono i virus, i parassiti, i batteri, ma soprattutto cosa sono i patogeni, la zoonosi (quando un patogeno fa il salto dall’animale all’uomo) e gli spillover (il momento in cui un patogeno salta da una specie all’altra). Ci spiega infine, ed è una cosa che i media di solito omettono, qual è la relazione che intercorre tra gli esseri umani, i virus, la storia e la natura. Le malattie infettive fanno parte da sempre del nostro ecosistema ma il comportamento umano degli ultimi secoli (disboscamenti, eccessiva urbanizzazione, sovrapproduzione e sovraffollamento) ha permesso a molti patogeni di fare lo spillover in ambienti dove per milioni di anni non erano mai arrivati, e così attaccando l’uomo molto più direttamente. È chiara nella reticenza dei media la volontà politica di proteggere i consumatori, e di conseguenza l’economia, piuttosto che l’umanità in un senso più allargato. Va fatta però una riflessione sulla società dei consumi, perché se il Covid-19 è il serial-killer, i consumatori sono i suoi involontari complici, anche se eterodiretti. 

Per prima cosa, dovremmo renderci tutti conto che la Terra è un sistema a capacità finita e non può quindi reggere a un consumo tendenzialmente infinito, il tutto per favorire la crescita ossessiva dei profitti, tra l’altro a beneficio di pochi. Il nostro sistema economico non prevede fermate, deve sempre correre per sopravvivere, e quando per un motivo come il Covid-19 ha un breve arresto la coperta diventa improvvisamente corta. Non abbiamo alternative a questa palla che viaggia nell’universo, quindi dobbiamo trattarla bene, a partire dalla limitazione dell’esplosione demografica che ruba spazi agli altri passeggeri della palla, facendo scattare meccanismi di difesa contro la specie usurpante. Il virus sembra dirci che lo abbiamo molto disturbato nel suo habitat e che quindi ricambia la sgradita visita, per conoscerci meglio e mettersi in pari.

Spillover è un libro che dà forza, conoscenza e consapevolezza, e ci fa capire che ciò che sta avvenendo intorno a noi non è un incidente della storia, ma un percorso che la storia deve sapere affrontare e con cui deve saper convivere perché: “le zoonosi ci ricordano, come versioni moderne di san Francesco, che in quanto esseri umani siamo parte della natura, e che la stessa idea di un mondo naturale distinto da noi è sbagliata e artificiale. C’è un mondo solo, di cui l’umanità faparte, così come l’HIV, i virus di Ebola e dell’influenza, NipahHendra e la SARS, gli scimpanzé, ipipistrelli, gli zibetti e le oche indiane E ne fa parte anche il prossimo virus killer che ci colpirà,quello che ancora non abbiamo scoperto

Scritto nel 2012, avete mai letto qualcosa di più profetico? Come tutti i profeti, tuttavia, Quammen è stato riscoperto solo dopo l’avverarsi delle sue profezie. Eppure la buona informazione non era difficile da trovare anche prima della pandemia. Mia moglie e mia figlia – che non hanno una formazione medico-scientifica – non sono cadute dal pero al nome di Quammen e allo scatenarsi del contagio; entrambe sono grandi lettrici del National Geographic e non è da ieri che vengono pubblicati su quella rivista articoli sul pericolo delle esplosioni virali. Salendo di livello (non me ne voglia la mia famiglia…) Barack Obama ne aveva fatto una delle ragioni del suo (fallito) Obamacare; della previsione di Bill Gates è stata fatta ampia diffusione. Ma essere informati e agire di conseguenza richiede un’alta percezione del rischio. Gli esseri umani sono più bravi a reagire piuttosto che a prevenire, soprattutto quando la prevenzione crea fastidiosi contrattempi e prezzi da pagare. 

Ecco, il Covid-19 ci ha depositato nella casella postale un avviso di sfratto dalla faccia della terra, e così facendo spero abbia anche notevolmente alzato la percezione del rischio che corriamo. Lo spero, anche se non ne sarei così certo, perché la tendenza all’oblio è una caratteristica molto umana e l’andamento delle epidemie è un alleato subdolo: in molte delle sue ricerche Quammen mostra come alcune epidemie arrivano, colpiscono e all’improvviso svaniscono; talvolta poi ritornano, ma non si sa dopo quanto tempo e non si ha nessuna certezza a riguardo. Addirittura nella SARS del 2003 in Cina, virus della stessa famiglia del Covid-19, si era certi di un ritorno immediato che non c’è più stato. 

Dice Quammen al riguardo: sembra sia il virus a decidere, e nessun altro.

Il terzo straordinario motivo di ammirazione è la capacità di Quammen di razionalizzare la paura. Certo, un po’ di paura è un bel deterrente a comportamenti dissennati, per cui meglio prudenti che morti, ma quando si trasforma in psicosi finisce per mandare in sovraccarico il sistema sociale, con danni che si possono osservare già oggi. In situazioni come quella che stiamo tuttora vivendo la società tende a regredire, torniamo a rifugiarci nelle nostre caverne virtuali, con l’orecchio teso ad individuare il passaggio delle belve invisibili e senza nemmeno il conforto del gruppo, all’interno del quale potrebbe annidarsi il nemico. Soli nella notte, sperando di vedere nuovamente l’alba.

Spillover (Adelphi) di David Quammen

In varie parti del libro sono presenti queste sensazioni, e riecheggiano anche atmosfere gotiche, degne di Edgar Allan Poe o di H.P. Lovercraft, ma a differenza dei miti del ciclo di Cthulhu o di Colui che sussurrava nel buio alla fine la paura affronta de visu la sua causa, un esserino microscopico ben diverso da un dio tenebroso, senza rimanere annidata in un angolo della nostra mente. Sapere com’è fatto il nemico che si sta combattendo ne fa diminuire la carica di terrore: conosciamo i suoi punti deboli, sappiamo che si potrà battere, che la guerra non è persa, e pur non essendo del tutto rassicurante toglie molto del peso emotivo legato all’ignoto. 

Infine, qualche ricordo personale, a integrazione di alcuni capitoli di Spillover. Ho visitato molte delle zone descritte da David Quammen, dall’Australia alla Malesia, dalla Cina all’Africa, e altre che non sto a citare, ma solo in due di queste ho avuto reazioni violente, oscillanti fra repulsione e terrore. Si è molto parlato del wet market di Huawei, ma non è certo l’unico in Asia, e non solo in Cina: in Malaysia, Indonesia, Cambogia, e ovunque ci sia giungla pluviale. La caratteristica di quelli cinesi è che si trovano a due passi dal futuro. Si può camminare fra i grattacieli di Shanghai, Guangzhou, Shenzhen, Wuhan, persino nella occidentalizzata Hong Kong e, appena svoltato l’angolo, ritrovarsi nel medioevo igienico-sanitario, con oche e galline spennate appese per la strada e gabbie di animali vivi pronti a essere macellati all’istante.

Molti anni fa, quando li vidi per la prima volta, provai un disgusto fortissimo, pur essendo nato in una famiglia di origine contadina, quindi piuttosto avvezzo a un atteggiamento rude verso gli animali destinati a uso alimentare. Non ho mai superato quel disgusto, ma soprattutto il disagio nel percepire la differenza fra l’apparenza moderna e il ventre oscuro delle tradizioni e dei comportamenti popolari. Sempre a proposito di disgusto, ma anche di terrore. In Malaysia, anni Novanta, un’isola sul Mar Cinese meridionale. Appena arrivati in un piccolo resort, molto primitivo, prima ancora di entrare nel nostro bungalow mia figlia venne morsa alla mano da un  pipistrello. Attimo di panico, un po’ di disinfettante fornito dall’altezzoso expatried inglese che gestiva il resort. Con aria di superiorità, mi disse che non c’era di che preoccuparsi, i pipistrelli non erano infettivi e anzi, se fossi stato interessato, avrei potuto visitare con una guida una caverna dove si rifugiavano. Accettai, e di quell’esperienza conservo ancora un ricordo indelebile: mai avuta tanta paura, migliaia di ali nere appese al soffitto, un tanfo nauseante, escrementi ovunque. 

Ecco, rileggendo le pagine di Quammen ci è venuto in mente quell’episodio, e allora non sapevo che avrei potuto diventare anch’io un diffusore…In conclusione, Spillover non è solo un grande libro ma forse è il libro più importante di questo secolo, perché affronta il tema della sopravvivenza stessa dell’essere umano.

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