OGGETTO: Ultima spiaggia
DATA: 12 Marzo 2023
SEZIONE: Società
FORMATO: Analisi
AREA: Italia
La tragedia di Cutro è il frutto di una fallimentare politica mediterranea, che lascia il mare più importante d'Europa in mano a criminali e scafisti.
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La traversata partita da Cesme, in Turchia, è simbolica, oltre che tragica. Lo è perché getta luce su un’instabilità politica e di sicurezza cronica, non soltanto nei Paesi del Medio Oriente, ma anche su buonissima parte dell’Europa continentale, a causa della patologica lotta per l’approvvigionamento di risorse energetiche di cui l’Africa gode.

La responsabilità ricade su quegli Stati che si litigano, dal secondo dopoguerra, un mediterraneo che – come si legge nella lucida analisi di Alberto Negri su “Bazar Mediterraneo” – è ormai divenuto il “mare degli altri”, e lasciato alla mercé della rete criminale che si è creata, dedita al favoreggiamento dell’immigrazione. Ma il germe profondo in realtà è appunto nei “sempre crescenti squilibri tra Nord e Sud del mondo”.

Con queste ultime parole, il ministro degli affari interni Matteo Piantedosi tenta di dare una spiegazione al disastro recentemente accaduto a Cutro. Piantedosi sottolinea come il lavoro svolto dalle forze dell’ordine specie dal corpo della Guardia di Finanza sia stato fondamentale e tempestivo da ottobre 2022 alla data di insediamento del governo Meloni, portando a termine numerose operazioni di salvataggio, risultando dai dati che oltre 36.000 persone sono state salvate da quel periodo fino ad oggi. Fa riflettere molto l’approccio del ministro di ritenere doveroso marcare l’eccellente lavoro svolto dalle forze dell’ordine preposte a quel tipo di operazioni. Indice di quanto almeno sotto alcuni versanti questo governo sia ben intenzionato a costruire un reciproco rapporto di fiducia e collaborazione tra la politica e le forze di polizia, il cui ufficio è garantire la sicurezza e contrastare la criminalità, rispetto invece all’atmosfera che tutti quanti ricordiamo di colpevolizzazione interna e il clima di odio intestino che aleggiava durante i governi degli ultimi dieci anni prevalentemente a guida PD. 

Non sono mancate infatti le critiche sulle parole del ministro degli interni, il quale ha poi dovuto chiarire la sua posizione e la sua etica di “umana solidarietà”, un doveroso giustificarsi di fronte a chi non si smentisce mai, e galleggia nella politica italiana opponendo ragioni ormai divenute obsolete, in quanto niente fu fatto per fronteggiare la questione immigratoria, durante gli interminabili anni di governi succedutisi senza sosta, opponendo invece squallide retoriche tese al mantenimento dello status quo: Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi. Governi tenuti in vita da “stati di emergenza” o capziosità costituzionali, senza che vi sia stato un effettivo incarico popolare. Anche dai maggiori quotidiani arrivano le stesse critiche. Sembra quasi che queste catastrofi siano necessarie a dar vigor di parola a chi non ha più capacità di produrre riflessioni super partes, in quanto politicamente schierati in senso atlantista, anche quando l’atlantismo rappresenta un grosso pericolo per l’economia, per la sicurezza e per la pace.

L’accusa che muovono al ministro è quella di aver “spaventato” gli scafisti che, avendo visto i lampeggianti delle forze dell’ordine sulla riva, avrebbero effettuato una brusca virata nel tentativo di cambiare direzione, temendo la presenza delle forze dell’ordine. 

Ma se torniamo indietro di quasi 30 anni, al 1997 ci si para davanti agli occhi un famigerato naufragio che coinvolse l’altra sponda del mediterraneo, quello della Kater i Rades, conosciuta in Italia come “la strage di Otranto”, un evento occorso al tempo in cui al governo c’era il centro sinistra presieduto da Romano Prodi. Egli attuò un vero e proprio blocco navale nell’Adriatico contro i flussi migratori dall’Albania, che a partire dal ’91 imperversavano alla volta del mare sulla costa pugliese per sfuggire ai disordini generati dalle rivolte (che in quegli anni stava affrontando l’Albania comunista), causando la morte di molte persone il cui bollettino salì a ben 81 vittime. A seguito di questo evento, nessun processo fu mai aperto contro il governo. La ragione dell’intervento fu quella di arginare il flusso dei rifugiati. All’epoca intervenne l’Alto commissariato delle Nazioni Unite dei rifugiati, il quale giudicò la manovra del governo italiano “illegale”. Al tempo dei fatti il Presidente del Consiglio Prodi si difese così: “La sorveglianza dell’immigrazione clandestina attuata anche in mare rientra nella doverosa tutela della nostra sicurezza e nel rispetto della legalità che il governo ha il dovere di perseguire”. Un modus operandi del tutto simile fu tenuto dall’ex ministro Matteo Salvini nel 2019, che tenne la ONG Gregoretti bloccata qualche giorno al porto di Catania per accertamenti circa il doveroso riconoscimento dell’eventuale clandestinità a cui si appellò ventidue anni prima il Presidente Prodi.

Per i fatti di Cutro, al momento è stato convalidato il fermo di quattro scafisti, due turchi e due pakistani di cui uno minorenne. Si presume il coinvolgimento di un quinto scafista che è stato riconosciuto dai sopravvissuti tra le vittime del naufragio, che ad oggi tocca le 71 vittime più oltre 30 dispersi.

Ma a subirne gli effetti di questi fatti tragici, non sono solamente le vittime materiali. Anche il nostro Paese è vittima di questi accadimenti. Il finto interesse da parte delle autorità europee di riuscire a trovare una soluzione ai disagi africani, e che concili la sempre più crescente difficoltà affrontata dal nostro Paese e la assoluta necessità di prestare soccorso ai migranti per evitare episodi di naufragio come quello accaduto all’alba di domenica 26 febbraio, fa si che questa situazione di perenne instabilità politica, metta in moto un meccanismo vizioso per cui sembra impensabile poter riuscire a dare stabilità ai Paesi del bacino mediterraneo. Congetture di questo tipo non sono affatto contemplate da politici e giornali che al contrario sostengono e hanno sempre sostenuto tutte quelle campagne militari che hanno poi causato questo squilibrio, come la guerra mossa dalla NATO nei confronti della Libia di Gheddafi, le cui dinamiche vediamo replicare oggi in Ucraina. 

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