Erdoğan ha le carte

La geopolitica non è mai statica, e la recente evoluzione dei rapporti tra potenze globali lo dimostra con forza. L'inasprirsi della competizione tra Stati Uniti, Russia, Cina e Iran, unito al disimpegno parziale delle superpotenze, sta rimescolando le carte a livello internazionale. La Turchia, astuta e pragmatica, sta sfruttando queste dinamiche per consolidare il suo ruolo, sia in Medio Oriente che in Ucraina.

L'Impero ottomano in mezzo a noi

La Turchia è nel pieno di una complessa situazione politica e giudiziaria: molteplici arresti sono stati condotti nei confronti dei vertici del principale partito di opposizione, il CHP. Diminuisce la libertà nella nazione anatolica, la presa di Erdoğan si fa stretta nei confronti delle opposizioni e della stampa a lui avversa.

L'Ankara consensus alla prova

Negli ultimi anni la Turchia ha ricalibrato le proprie ambizioni geopolitiche proiettandosi su due fronti principali: la mediazione nel conflitto russo-ucraino e la crescente influenza nel Corno d’Africa, in particolare in Somalia. Recep Tayyip Erdoğan, sfruttando la postura ambigua tra NATO e Russia, tenta di rafforzare il proprio ruolo di mediatore globale, nonostante le tensioni con Washington per l’acquisto dei sistemi russi S-400. Parallelamente, Ankara ha costruito in Somalia un laboratorio strategico di proiezione militare, economica e diplomatica, presentandosi come alternativa credibile all’Occidente e alla Cina.

Damasco, la pedina

Le dinamiche di potere del Medio Oriente si apprestano ad essere dominate da due grandi attori, la Turchia e Israele, i quali sono pronti a sfidarsi strategicamente per assicurarsi l’egemonia regionale. Tel Aviv tenta di indebolire la Siria di Al Jolani, sostenuto da Erdogan, per fomentare il caos e approfittarne tatticamente. Siamo all’inizio di una rivalità che sarà in grado potenzialmente di ridefinire gli equilibri dell’area e aprire a nuove prospettive.

Dopo l'Iran c'è la Turchia

Le recenti dichiarazioni di Erdogan testimoniano la chiara intenzione turca di non volersi limitare ad osservare dall’esterno gli scontri che stanno avvenendo nella regione mediorientale, ma di volersi inserire con prontezza nella diatriba, cercando di scongiurare un’ulteriore escalation e la conseguente distruzione della potenza iraniana.

Il nuovo impero della cocaina

Il traffico di cocaina ha assunto nel XXI secolo una dimensione profondamente diversa rispetto al passato. Il Venezuela, ormai considerato un “narcostato”, utilizza infrastrutture civili e militari per facilitare l’esportazione verso l’Africa Occidentale, che funge da zona cuscinetto grazie alla debolezza istituzionale. Da lì, la cocaina prosegue verso i porti turchi, in particolare Mersin, sempre più citati in indagini internazionali. Per opporsi a un sistema così radicato servirebbe una risposta internazionale coordinata, che ad oggi manca. Il fenomeno del narcotraffico è ormai logistico e geopolitico, non più soltanto criminale.

Una Siria mondiale a pezzi

La crisi siriana si sublima dopo cinquant'anni di regime baathista. La guerra civile continua a mietere vittime secondo principi politici, religiosi e settari che lasciano sul campo migliaia di caduti. Ma la geopolitica non si arresta, ed anzi ravviva l’instabilità di contesti ove tornano attori globali e regionali che si inquadrano in stilemi che sembrano rinnovare temi e dinamiche propri della Guerra Fredda. Ad un declinante Iran si contrappone una Turchia volitiva che, tuttavia, deve fare i conti con le asperità israeliane.

Il sultano ad un bivio

La Turchia vive l’ennesimo momento di crisi interna, così violenta da riverberarsi veementemente anche verso l’esterno. Il tempo, a fronte di politica e cultura, non ha mitigato le pulsioni politiche neo ottomane, ancora avvinte ad un Gazi forse mai davvero morto, così come ad un deep state ancor più forte e pervasivo. Per Erdoğan questo è il momento della verità contro il kemalismo della piazza e di Ekrem İmamoğlu.

Echi persiani in Caucaso

L'Iran gioca un ruolo chiave nel mantenere la stabilità regionale, soprattutto proteggendo l'Armenia dalle ambizioni azere. Dall'altra parte, l'Azerbaigian ha una cooperazione strategica con Israele, che fornisce armi e risorse in cambio di un alleato contro l'influenza iraniana. Senza l'Iran, l'Europa si troverebbe a dover affrontare un nuovo panorama geopolitico, con il rischio di un'espansione turca nella regione.

Stato e Impero tra Ankara, Gerusalemme e Teheran

Il Medio Oriente vive in una eterna aurora geopolitica sempre di là da mostrarsi compiutamente, radicata e stabile in un punto di fuga transitorio. In questo luogo ciò che non ha paura di mostrarsi è la Potenza e i suoi disegni, le sue violente linee di confine attraverso, e in cui, gli Stati lottano tra di loro e contro loro stessi, in un equilibrio costante tra due diverse concezioni di natura e di politica, tra la forma di un ordine statale e la sostanza di uno imperiale.

Una Piaggio turca e un Tolkien italiano

Se in Italia nemmeno la cultura nazionalista riesce ad esser italiana, malgrado gli sforzi che da anni molte piccole realtà compiono contro le oceaniche e irresistibili ondate del progressismo globale, figuriamoci il mantenimento dei campali segmenti industriali della Nazione. Tolkien vate italiano, Piaggio ai turchi e Kerschbaumer eroe dell’Alto Adige.

Tutte le strade portano a Damasco

La Siria ritorna teatro di scontro tra potenze. Ma l'offensiva delle forze anti-Assad è solo la punta dell'iceberg. A Damasco si intrecciano, oggi più che in passato, gli interessi delle principali potenze regionali e globali. Un rimescolamento delle carte che rischia di far piombare la Siria nuovamente nel caos.
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