«Per fortuna la vita è più grande dell’intelligenza e da un certo punto di vista sono le cose a fare noi più che noi a fare le cose». Il senso del romanzo oggi secondo Claudio Gallo

Cani di Carta è la storia di Rodolfo Rodrick, giornalista della Gazzetta di Moralia, il quale scopre che la nuova rete idrica di Bengodi è costruita con materiali altamente cancerogeni. Ma un fatto dev’essere riconosciuto dalla società per esistere, e il governo tace per non indisporre l’Impero alleato di Aurelia dove si producono le tubature. La fonte della notizia è un dirigente della Società Acque Potabili, che poco dopo si uccide. È la prima di una serie di morti sospette che coinvolge chiunque incroci la rivelazione. Per scrivere lo scoop della vita, Rodolfo dovrà sopravvivere alla censura invisibile dei media e al mondo letale dei servizi segreti.

Ernesto Galli Della Loggia

"I giornali sono uguali tra di loro, troppo spesso noiosi e prevedibili. Non è possibile, ad esempio, che diano così tanto spazio, nelle prime sei o sette pagine, alla politica, solo per il gusto, magari, di fare un favore ad un politico e farselo amico".

Massimo Fini

"Io sono figlio di due culture diverse – quella russa e quella italiana – ma anche di una terza cultura, perché quando ho raggiunto l'età della ragione andava molto l'esistenzialismo francese, quindi sono anche figlio di Camus, in un certo senso... Comunque essere un bastardo mi ha sicuramente arricchito. Mi ha dato una visione singolare del mondo".

La stampa è libera d’informare i fatti

La mitologia sul giornalismo si scontra con la realtà dell'informazione odierna: una casta contraddistinta da sciatteria e pressapochismo, in Italia e all'estero.

Un “anarchico” all’italiana

Più che di un anarchico Indro Montanelli è un magistrale esempio di giornalista all'italiana: sempre pronto a sbeffeggiare la politica ma con un attento occhio di riguardo per chi detiene effettivamente il potere.

“Cosa succederà se nessuna di queste grandi coalizioni riuscirà a ottenere la maggioranza del Parlamento?” Lo scenario di Giuseppe Alberto Falci

Il giornalista del Corriere della Sera analizza la realtà politica italiana con uno sguardo rivolto al futuro.

Scalfari, l’egemone

Imprenditore, editore e giornalista, Eugenio Scalfari ha rappresentato una forza nel dibattito politico-economico del nostro paese da non sottovalutare.

La ferita Assange

La colpa di Assange è stata quella, per dirla con Ennio Flaiano, di aver mostrato per un momento le cose dalla parte dei cartaginesi, di aver portato alla ribalta i segreti dei grandi del mondo, di aver reso momentaneamente leggibile il sottotesto della diplomazia ufficiale, di aver fatto venire a galla ciò che deve rimanere sul fondo, inconoscibile ai più.

Che fine ha fatto la pandemia?

L’informazione è ormai divisa per compartimenti stagni, scelti in base all’emergenza del momento, in perenne stato di emergenza.

“Le grandi potenze non hanno il tempo di fare l’aperitivo”. Dario Fabbri sale in cattedra

La geopolitica pura invece è in qualche modo miserabile per eccellenza perché si occupa delle miserie delle collettività cioè il loro modo di stare al mondo che poi diventa la massima civiltà, perché le civiltà nascono appunto dalle miserie, cioè dal terrore degli altri.

Una cellula mediatica

Ve lo avevamo fatto capire: ora Dissipatio è finalmente realtà. Una realtà editoriale proiettata nell’etere, con i piedi ben piantati per terra, al centro della scacchiera informativa, una realtà aumentata dalla potenza della letteratura, in un secolo, il Ventunesimo, tristemente anti-letterario.

Massimo Fini è umano, troppo umano

“Anarcoide mezzo pazzo”, “rompicoglioni”, reazionario, nichilista, bastian contrario. Massimo Fini, o del giornalismo irripetibile
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