Senza misteri non ci resta più nulla

Il nostro tempo vive nel delirio dell’accessibile, nella mania di desecretare. Anche l’occulto è una moda enciclopedica.
Il nostro tempo vive nel delirio dell’accessibile, nella mania di desecretare. Anche l’occulto è una moda enciclopedica.

“Nessuno saprà mai il segreto di Eleusi”, scrive Angelo Tonelli a sigillo del suo studio sui “Misteri e la tradizione iniziatica greca”, Eleusis e Orfismo (Feltrinelli, 2015). Pronto al delirio panico, Tonelli sa che gli arcani sono celati allo studioso, che lo scritto, in sé, è la corruzione del vero, l’oblio del benedetto. Segue, in questo, Giorgio Colli, maestro autentico, attento a distinguere divulgazione e divagazione nell’occulto, teorico dell’enigma come cuore del pensiero greco, di cui la filosofia è tradimento, il travisare della chiacchiera, un trasalire in idee:

“L’enigma è la manifestazione nella parola di ciò che è divino, nascosto, un’interiorità indicibile”.

Ripassiamo in saliva quella parola. Indicibile. Oggi, a contrario, tutto deve essere detto, dettato, compreso; ciò che non può stabilirsi in canoni, che non sta nei regimi dello sperimentato, entro un metro di misura certificato da una comunità, semplicemente, non esiste, non è. L’indicibile, in quanto tale, è incivile, ai margini della civiltà, è indegno, un distillato di sospetti, l’abnorme nel covo del tecnico.

Per fortuna il segreto di Eleusi è cinto dal mistero, invitto, per fortuna esiste qualcosa che nessuno saprà mai. Il dramma del tempo presente, a contrario, è che tutti i segreti sono desecretati, cioè sconvolti: è l’ossessione del pubblico, della condivisione, della pretesa supremazia del noto sull’enigma, del superfluo sull’insondabile, della ragione sull’inarginabile del sogno. È la vittoria, infima, infelice, grigia, dell’enciclopedia sulla rivelazione: ogni sapere è pianificato, svelato, pronto all’uso – più leggiamo che la sapienza profonda era essenzialmente orale (già: quali sono gli insegnamenti di Gesù non tradotti nei Vangeli, ‘ufficiali’, gnostici, apocrifi, ad esempio?), più continuiamo a leggere, indemoniati dallo sguardo più che dall’estro; piagati dal tempo, dall’agire con zanne di morte ci è inaudita la contemplazione.

Il mondo dell’occulto, così, è sotto gli occhi di tutti, squadernato in una serie di note Wikipedia: potete sfogliare Le Grand Arcane di Eliphas Lévi e sviscerare i dogmi dell’Hermetic Order of the Golden Down, fare una gita presso la Società Teosofica di Madame Blavatsky e visitare l’Abbazia di Thélema, rifugio siciliano – a Cefalù – di Aleister Crowley; perpetuare la lascivia e la plurisessualità come via sapienziale oppure, a contrario, rifulgere in verginità. Nulla è precluso al demoniaco universo delle enciclopedie digitali: la lettura del “Codex Gigas”, con l’immane diavolo pittato da Herman il Recluso, le preveggenze di Alice Ann Bailey, le teorie di Charles Webster Leadbeater e gli oracoli caldaici di Giuliano il Teurgo, a fondamento della scienza occulta:

“C’è un intuibile che devi cogliere con il fiore dell’intuire, perché se inclini verso di esso il tuo intuire, e lo concepisci come se intuissi qualcosa di determinato, non lo coglierai. È il potere di una forza irradiante, che abbaglia per fendenti intuitivi. Non si deve coglierlo con veemenza, quell’intuibile, ma con la fiamma sottile di un sottile intuire…”.

In sostanza, ci è detto che la sapienza, semmai, è disciplina e non cultura, è il culto di una attenzione implacabile, interiore, scevra da accademia; è fuga dal mondo noto per obbedienza all’ignoto, che non propala vocabolari ma si esprime balbettando. La fitta bibliografia che adorna le singole voci enciclopediche dell’occulto, in effetti, non fa che allontanare dal vero, inaccessibile: è una allucinata declinazione del superficiale, del superfluo, del vuoto. Una sapienza si pratica, non si studia; e non si pratica attraverso un corso a pagamento – lo yoga via YouTube; i corsi domenicali di kabbalah e di chiromanzia – ma per fato, elezione, sortilegio. Eppure, questo è il tempo in cui tutto deve essere accessibile, senza pazienza, disposizione, fatica, disponibilità; e ogni accesso deve essere libero, per tutti.

Anche la Massoneria, ormai, a dispetto dei ‘voti’, si propone al pubblico, si mette in vendita. Quando la rivelazione è muta, quando il rito è usurato, nasce la storia delle tradizioni, il repertorio bibliografico, il museo, la moda. Si cerca di appartenere a un ordine per pura apparenza e mutuo soccorso, per una specie di visibilità, laddove l’unico motivo, il solo merito, dovrebbe essere quello di ascendere verso l’invisibile. Il problema è che non basta svelare le fonti quando i fondamenti sono sbriciolati e le acque inquinate: anche il credo più arcano rischia di diventare una pagliacciata. Così, i misteri entrano nel bricolage contemporaneo, nell’attrezzistica dei frustrati, in una sorta di altro mondo fai-da-te: ciascuno, smanettando in Rete, piluccando qua e là, si può costruire il proprio grimorio personale, redigersi la copia de De occulta philosophia, reinventarsi il Picatrix, canticchiare nel cesso le formule del Sefer Raziel HaMalakh, risvegliando spettacolari spettri dal lavabo. Ma le parole – che ve lo dico a fare – sono inermi se non se ne apprende il ritmo; il verbo è mutilato se non lo si maneggia con maestria, e l’esoterico è banalmente esotico, una merce come un’altra.      

Ipocondriaci che pretendono la verità, quando la menzogna è il baluardo della noia; idioti che s’inorgogliscono perché hanno letto qualche libro e scoperto che il fuoco arde; incauti incanutiti nel tedio che con l’ansia di scoperchiare i misteri, di vedere la nudità degli dèi, hanno perso il dono di avvicinarci a ciò che non dice ma accenna. Tutto ciò che è scritto è corrotto, inibisce il nascosto, lo disinnesca; non è certo nella casta cupola della grammatica che si pronunciano lacerti di verità sommerse. Ma questo è il criterio – effettivamente demoniaco – del tempo: tutti credono di sapere tutto, di essere edotti ai reconditi, e l’esoterico è diventato essoterico. Così si realizza il maligno: lo stratosferico eccesso di studi, articoli, documenti, fotografie, dati, annienta ogni sapienza; la bulimia del sacro ha reso il rito un fenomeno kitsch, come tanti; la verità (quale, dove, come?) si è ridotta a cultura, la sapienza a sapere, l’illuminazione è mera funzione elettrica.

Neanche i servizi sono più segreti: l’intelligence italiana pubblica una rivista patinata e bellissima, “Gnosis”, a cui ci si può pure abbonare; quella inglese si vende da tempo grazie a strategiche operazioni di marketing; la CIA produce gadget e miniere di felpe da fare invidia a H&M; la Direction Générale de la Sécurité Extérieure si promuove con video di dominio pubblico, loghi e immagini che fanno riferimento all’immaginario più banale dello spionaggio. I servizi, cioè, si mettono sul mercato, a servizio del pubblico pagante; si narrano, te la raccontano: messi sotto scacco dal dominio, terribile, dello storytelling – la trama, la trama, intrigo del satana –, schiavizzati dalla necessità di sedurre, di ‘darsi un volto’ (possibilmente bello, buono, virtuoso). Non ci vuole James Bond per capire che il pubblico di massa è dirottato: deve avere l’idea di sapere molto, restando insipiente. Gli autentici segreti si coprono disseminando dati – non falsi, per lo più inessenziali. Ti svelo ciò che è utile a coprirmi le spalle e a ripulirmi la fedina. Ogni messa in scena, però, ha il proprio contraccolpo: una volta adombrato, il segreto è perso; la massa dilapida ogni cosa, divora. L’essoterico ingloba, annebbia e infine annulla l’esoterico. Già. La necessità meccanica di essere visti, di essere riconosciuti, impedisce l’esplosione anatomica del genio (la ripetizione banalizza, la replica è repellente); l’attitudine libraria atrofizza la pratica, la ricerca di maestri, lo spreco di sé. Il primo criterio del divino è l’invisibile. Segue, l’irriconoscenza. L’inconoscibile. Aneliamo il contrario, pavidi più che faustiani, barbari che baloccano con le potenze come fossero pupazzi; cinici, mediocremente scaltri.

Per fortuna Eleusi resta inattingibile.  

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