OGGETTO: Se vuoi la pace chiedi a Macron
DATA: 14 Febbraio 2022
SEZIONE: Geopolitica
FORMATO: Dispacci
AREA: Europa
A differenza di quello francese, il governo tedesco di Olaf Scholz è vittima delle “pressioni americane e britanniche", nonché di Verdi e Liberali, partner della Spd, per non strizzare più l’occhio a Putin e a Mosca.
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Francia e Germania hanno in mano i destini dell’Europa e solo la loro mediazione può permettere la sicura garanzia di un contenimento delle tensioni russo-ucraine. E in quest’ottica, complice la maggiore libertà di manovra, è Emmanuel Macron, più ancora di Olaf Scholz, ad avere in mano il pallino del gioco. Nei corridoi dell’Alleanza Atlantica di Bruxelles ne sono sicuri. “Una buona parte della decisione russa” sulla questione ucraina “dipende dai negoziati coi francesi e coi tedeschi”, afferma una fonte qualificata interna alla Nato a cui abbiamo avuto modo di accedere.

Macron, ricorda la nostra fonte, è il leader “che più di tutti ha parlato con Putin: sei ore di colloquio quando si è recato a Mosca, due ore di telefonata nella giornata del 12 febbraio”. Le fonti di prima mano di cui la Nato è in grado di fornire un’analisi completa sottolineano che “questa settimana sarà fondamentale” per capire se un’azione militare avrà effettivamente luogo. E a quanto siamo in grado di apprendere, per evitare una guerra “dobbiamo fare il tifo per Emmanuel Macron”. Il motivo? Olaf Scholz non è Angela Merkel, il suo governo si trova sotto maggiori pressioni da parte degli Stati Uniti per depotenziare un ruolo da mediatore. Sale la consapevolezza, a Parigi come a Berlino, che per l’Europa il rischio di un trappolone sia concreto: gli Stati Uniti avranno ottenuto un risultato politico importante se Mosca attaccherà, dato che affosserebbe ogni prospettiva di dialogo con l’Europa, consolidando l’asse occidentale; la Russia vince se non attaccando riporta l’Occidente al tavolo delle trattative; l’Europa e i suoi Paesi vinceranno se oltre ad evitare la guerra impediranno di essere bypassati. La diplomazia neo-gollista di Macron, volto a fare da pontiere, forte delle mani libere a pochi mesi dall’appuntamento elettorale della corsa all’Eliseo e privo delle “pressioni americane e britanniche” che sono esercitate sul governo Scholz via Verdi e Liberali, partner della Spd, per non strizzare più l’occhio a Putin e a Mosca, è la maggior speranza di pace per l’Europa.

In questo quadro d’insieme si possono leggere sia le dure parole pronunciate dopo la rielezione dal capo dello Stato tedesco Franz-Walter Steinmeier, vero e proprio pegno all’alleanza occidentale, sia le dure accuse del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov a Liz Truss, sua omologa britannica, circa la presenza di un “dialogo tra sordi e muti” nel confronto tra Russia e Occidente. Solo pochi attori possono davvero mirare a fare da pontieri: e la Francia di Macron, che non vuole la guerra e mira a essere centrale in Europa, ha una grande occasione per conquistare quel capitale politico che servirà poi per progetti come la riforma dell’Unione e l’autonomia strategica. La prova generale per la raccolta dell’eredità di Angela Merkel da parte di Macron passa per il confine russo-ucraino.

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