La rivoluzione nera secondo Malcolm X

Predicatore, agitatore, oratore, acerrimo rivale dell'apostolo della nonviolenza Martin Luther King: Malcolm X è stato un leader rivoluzionario. Niente "marcette per la pace", niente canti, piagnistei, pagliacciate, spesso guidate dai "negri da cortile" collusi con l'uomo bianco: lui la libertà non la voleva elemosinare, ma se la voleva prendere a tutti i costi, anche con le armi, se necessario. Gog Edizioni pubblica i suoi ultimi discorsi, una miscellanea di scritti esplosivi.
Predicatore, agitatore, oratore, acerrimo rivale dell'apostolo della nonviolenza Martin Luther King: Malcolm X è stato un leader rivoluzionario. Niente "marcette per la pace", niente canti, piagnistei, pagliacciate, spesso guidate dai "negri da cortile" collusi con l'uomo bianco: lui la libertà non la voleva elemosinare, ma se la voleva prendere a tutti i costi, anche con le armi, se necessario. Gog Edizioni pubblica i suoi ultimi discorsi, una miscellanea di scritti esplosivi.

Palm Gardens, New York, 8 aprile 1964

È ormai chiaro che uno dei principali problemi che deve affrontare oggi l’Occidente è quello della razza: qui in America gran parte dei leader negri e bianchi sono d’accordo nell’affermare che il 1964 sarà l’anno più caldo nella storia delle lotte razziali in America. Non soltanto un’esplosione razziale può probabilmente verificarsi qui in questo Paese, ma ci sono tutti gli elementi perché si trasformi in un’esplosione mondiale. Il barile di polvere del problema razziale qui in America può fare da miccia alla grande polveriera mondiale. Ci sono in questo Paese dei bianchi che reagiscono con sufficienza alla possibilità che la lotta razziale si scateni, e ciò perché pensano che i bianchi sono molto più numerosi delle minoranze razziali. Dovete tener chiaro in mente che, se qui in America siete più di noi, in tutto il mondo siamo più noi di voi.

[…]

A centinaia di migliaia, oggi, i nostri fratelli hanno perso la pazienza, voltano le spalle al vostro nazionalismo bianco, che voi chiamate democrazia, per seguire la politica agguerrita e contraria a ogni compromesso del nazionalismo nero. Vorrei cogliere l’occasione per dirvi che, appena abbiamo annunciato la nostra intenzione di fondare un partito nazionalista nero, ci sono arrivate migliaia e migliaia di lettere da tutte le parti del Paese, specialmente da giovani studenti universitari che ci offrivano la loro adesione e il loro appoggio esprimendo il desiderio di prendere parte attiva a ogni azione politica ispirata al nazionalismo e volta a mitigare e a eliminare subito i mali che la nostra gente ha sofferto in questo Paese nel corso di quasi quattrocento anni. Per molti di voi i nazionalisti neri rappresentano solo una minoranza e perciò siete portati a considerarli come una forza insignificante. Però se è vero che la miccia è la parte più piccola del barile di polvere, è anche vero che è proprio quella piccola parte che lo fa saltare in aria. Può darsi che i nazionalisti neri vi diano l’impressione di rappresentare una piccola minoranza della cosiddetta comunità negra, ma capita che essi sono fatti della stoffa che ci vuole per dare fuoco alla comunità nera nel suo complesso. Questa è una di quelle cose che voi bianchi – sia che vi chiamate liberali, conservatori, razzisti o quel che volete – dovete cercare di capire, e cioè che anche se la grande maggioranza della comunità nera con cui venite a contatto può darvi l’impressione di essere composta di gente moderata, paziente, affezionata, ormai abituata alle sofferenze e cose del genere, la minoranza che voi considerate composta di Muslim o di nazionalisti ha la stoffa di chi può dare fuoco a tutta la comunità nera. Questo dovete capire. Secondo me un barile di polvere senza miccia non vale niente.

[…]

Si deve tenere in mente che le scintille razziali che si accendono qui in America oggi potrebbero facilmente trasformarsi in un fuoco fiammeggiante all’estero, il che significa che si potrebbero incitare tutte le persone di questo pianeta a una gigantesca guerra razziale. Non riuscirete a confinarla in un piccolo quartiere, o in una piccola comunità, o in un piccolo Paese. Oggi, quel che accade a un nero in America è come se accadesse a un nero in Africa, e quel che accade a un nero in America e in Africa è come se accadesse a un nero in Asia o in America Latina. Quello che viene fatto a uno di noi è come se venisse fatto a tutti noi. Una volta che questo verrà compreso, credo che i bianchi, che sono intelligenti anche se non hanno alcun senso morale e se ne infischiano delle leggi, quelli che sono intelligenti almeno, realizzeranno che quando loro toccano uno di noi, stanno toccando tutti noi. La gravità della situazione deve essere affrontata adeguatamente. Ero a Cleveland ieri sera, in Ohio. Lì ho lanciato un avviso: questo sarà un anno di sangue, i neri non vogliono più porgere l’altra guancia, hanno abbandonato la nonviolenza e non intendono più assoggettarsi a tutte le limitazioni che la società bianca impone loro nella lotta per ottenere quello che la stessa società bianca riconosce che avrebbero dovuto avere cento anni fa. Così, oggi, quando i neri iniziano a reclamare quelli che l’America dice essere i loro diritti, sottoposti come sono alla  brutalità di chi li priva proprio dell’esercizio di tali diritti, che applicano alla lettera se fanno quanto è necessario per difendersi.

Un esempio lo abbiamo avuto ieri sera a Cleveland. La polizia stava usando gli idranti e i gas lacrimogeni contro la nostra gente. La risposta è stata una nuvola di sassi, pietre e mattoni. Un paio di settimane fa a Jacksonville, Florida, un adolescente negro stava lanciando bottiglie molotov. Beh, i negri non facevano queste cose dieci anni fa. Ma da questo possiamo dedurre che qualcuno si sta svegliando. Ieri erano le pietre, oggi le molotov, domani saranno le bombe a mano e qualsiasi altra cosa sarà disponibile. La serietà di questa situazione ci costringe ad affrontarla e non dovete pensare che io stia incitando qualcuno alla violenza, sto solo avvisando che la polveriera sta per esplodere. Potete prendere o lasciare. Se prendete l’avviso, forse fate ancora in tempo a salvarvi. Ma se lo ignorate o lo ridicoleggiate, beh, la morte è già lì che vi attende davanti la porta di casa.

Malcom X

Ci sono ventidue milioni di afroamericani che sono pronti a combattere per l’indipendenza proprio qui. Quando dico combattere per l’indipendenza proprio qui, non voglio dire lotta nonviolenta, lotta da «porgi l’altra guancia»; quei giorni sono passati. Se George Washington non ottenne l’indipendenza di questo Paese con la nonviolenza, se Patrick Henry non fece una dichiarazione ispirata a quello stesso principio e voi mi avete insegnato a considerarli come eroi e patrioti, allora è tempo per voi che realizziate che ho studiato i vostri libri molto bene. Il 1964 vedrà la rivolta negra evolvere e fondersi in una Rivoluzione nera mondiale che sta già avvenendo dal 1945.

La cosiddetta rivolta diventerà una vera Rivoluzione nera. Adesso, la Rivoluzione nera sta avendo luogo in Africa, Asia e America Latina, quando dico nera intendo “nonbianca”, quindi nera, marrone, rossa o gialla. I nostri fratelli e sorelle in Asia, che sono stati colonizzati dagli europei, i nostri fratelli e sorelle in Africa, che sono stati colonizzati dagli europei, sono coinvolti in una lotta dal 1945 per cacciare via i colonialisti e le potenze coloniali, gli europei, dalle loro terre, dai loro Paesi. Questa è una vera rivoluzione. La rivoluzione si è sempre basata sulla terra, e non sul chiedere il permesso di bere una tazza di caffè accanto a un bianco. Le rivoluzioni non si combattono porgendo l’altra guancia. Le rivoluzioni non si basano mai sull’ama il tuo nemico e prega per coloro che ti perseguitano. Le rivoluzioni non si combattono cantando We Shall Overcome. Le rivoluzioni si basano sullo spargimento di sangue, non sul compromesso, non hanno mai saputo che farsene dei negoziati, non si basano sugli sforzi simbolici. Le rivoluzioni non si sono mai accontentate di qualche piccola concessione formale, non si sono mai ispirate al principio di essere accettati in una società corrotta, in un sistema corrotto.

Le rivoluzioni rovesciano il sistema. E non c’è sistema su questa terra che si sia dimostrato più corrotto e criminale di questo, che nel 1964 ancora colonizza e schiavizza ventidue milioni di afroamericani. Non c’è sistema più corrotto di un sistema che rappresenta se stesso come esempio di libertà, di democrazia e va per la terra e dice agli altri popoli quale forma di governo devono adottare, quando noi, cittadini di questo Paese, per poterci servire della scheda siamo costretti a usare il fucile. La più grande arma che le potenze coloniali hanno usato in passato contro la nostra gente è sempre stata il divide et impera.

Malcom X nel 1964

[…]

Lo zio Sam dovrebbe essere portato davanti a una corte e costretto a spiegare perché il nero non è libero nella cosiddetta società libera. Lo zio Sam dovrebbe essere portato davanti alle Nazioni Unite e accusato di violazione della Carta dei Diritti umani dell’Onu. Dimenticate i diritti civili. Come sperate di ottenere dei diritti civili da gente come Eastland, Dirksen e Johnson? La lotta deve essere portata fuori dalle loro mani e messa in quelle di chi detiene un potere e un’autorità che eccede le loro. Washington è diventata troppo corrotta. Lo zio Sam è in bancarotta quando si parla di coscienza, è impossibile per lo zio Sam risolvere il problema di ventidue milioni di neri in questo Paese. È assolutamente impossibile fare questo nelle corti dello zio Sam, che sia la corte suprema o qualsiasi altro tipo di tribunale sotto la sua giurisdizione. L’unica alternativa che ha oggi l’uomo nero qui in America è quella di portare il caso fuori dalla giurisdizione dei senatori Dirksen e Eastland e del presidente Johsnon e di presentarlo giù verso l’East River, piazzarlo di fronte all’Assemblea che rappresentano il diritto internazionale, far sapere a quegli uomini che i diritti umani dei neri vengono violati in un Paese che si professa il leader morale del mondo libero. Ogni volta che gli organi parlamentari ricorrono all’ostruzionismo, come ora, nel 1964, quando si tratta dei diritti di ventidue milioni di neri, della cittadinanza di ventidue milioni di neri, della libertà, della giustizia e dell’uguaglianza di ventidue milioni di neri, è tempo che il governo stesso venga trascinato davanti alla corte mondiale. Come potete condannare il Sudafrica? Ci sono soltanto undici milioni di nostri simili in Sudafrica, qui sono ventidue milioni. E stiamo subendo quest’ingiustizia che è tanto criminale quanto quella che viene commessa ai neri del Sudafrica.

Quei bianchi che si professano liberali, e per quanto mi riguarda si tratta solo di una vuota espressione retorica, sanno benissimo perché la nostra gente non ha diritti civili. Voi siete bianchi e vi è facile avvicinare qualche liberale per vedere che razza di ipocrita è. Chissà quanti di quelli che sono qui in questa sala hanno visto, e chissà quante volte, che in presenza dei negri i bianchi pronunciano parole alate, ma poi, appena il negro si allontana, dovreste sentire che linguaggio adoperano! Abbiamo gente nera che riesce a passarsi per bianca. Sappiamo come ne parlate. Riusciamo a vedere che non è nient’altro che una cospirazione governativa per continuare a privare la gente nera di questo Paese dei suoi diritti. E l’unico modo che abbiamo affinché questi diritti vengano garantiti è di portarli fuori dalle mani dello zio Sam. Portatelo alla corte e accusatelo di genocidio, della strage di milioni di neri: omicidi politici, economici, sociali, mentali. Questo è un crimine commesso dal governo e se voi non fate niente finché c’è tempo, vedrete che lo faranno delle forze esterne.

Ieri, leggevo sul giornale che un giudice della corte suprema, Goldberg, si sta lamentando della violazione dei diritti umani di tre milioni di ebrei nell’Unione Sovietica. Immaginate la scena. Non ho niente contro gli ebrei, ma quello è un loro problema. Come potete lamentarvi per dei problemi così lontani quando qui non avete risolto i vostri? Come può la condizione critica di tre milioni di ebrei in Russia essere qualificata, essere portata alle Nazioni Unite da un uomo che è un giudice della Corte Suprema e che si suppone sia un liberale, un amico dei neri, e che non ha aperto la bocca una sola volta in loro difesa, meno che mai davanti alle Nazioni Unite?

Se i negri del Sud potessero votare, intendo a sud del confine canadese, e se i negri potessero votare nella parte meridionale del sud, Ellender non sarebbe il capo del comitato per l’agricoltura e la silvicoltura, Richard Russell non sarebbe il capo del comitato sui servizi armati, Robertson della Virginia non sarebbe il capo del comitato sulla valuta e sul sistema bancario. Immaginate, tutta la valuta e il sistema bancario del governo nelle mani di un cracker. Infatti, quando vedete quanti di questi comitati sono composti da gente del Sud, riuscirete a vedere che non abbiamo nient’altro che un governo di cracker a Washington D.C., e che lo stesso capo, il presidente, è un cracker. Ho detto che il presidente è un cracker. E il Texas è uno Stato cracker quanto il Mississippi. La prima cosa che questo uomo ha fatto quando è entrato in ufficio è stato invitare tutti i grandi negri giù per un caffè. James Farmer, il capo del CORE, era uno di quelli. Non ho niente contro di lui. È un tipo a posto. Ma può questo stesso presidente invitare James Farmer nel Texas per un caffè? E se James Farmer fosse andato nel Texas, avrebbe potuto farsi accompagnare dalla sua moglie bianca per prendere il caffè a casa del presidente? Se un uomo non ha potuto raddrizzare le cose in Texas, potrà quell’uomo raddrizzarle in un Paese intero? No, state abbaiando contro l’albero sbagliato.

Se i negri del Sud potessero votare, i Dixiecrats perderebbero il potere. Se i Dixiecrats perdessero il potere, i democratici perderebbero il potere. Un Dixiecrat perduto è un democratico perduto. Perciò entrambi devono cospirare insieme per restare al potere. Il Dixiecrat del Nord può scaricare tutta la colpa su quello del Sud, ma è un gioco truffaldino, una gigantesca truffa politica.

Gli ultimi discorsi incendiari di Malcolm X pubblicati da GOG Edizioni

Il lavoro dei democratici del Nord è di far credere al negro che è suo amico. Lui vi sorride sempre, scodinzolando la coda e raccontando quanto potrebbe fare per noi se lo votassimo. Ma nello stesso momento in cui davanti a noi dice queste cose, dietro le quinte è in combutta con il democratico del Sud per essere certo che non dovrà mai mantenere la propria promessa. Questo è il complotto che ha subito la nostra gente in questo Paese negli ultimi cento anni. Ma oggi c’è una nuova generazione di neri sulla scena, disillusi dall’intero sistema, disincantati dal sistema, che sono già pronti e disposti a fare qualcosa a riguardo. Perciò, concludendo, parlando della rivoluzione nera, l’America di oggi vive un momento, un giorno, o un’ora, in cui può essere il primo Paese sul pianeta a sperimentare una rivoluzione senza spargimenti di sangue. In passato, le rivoluzioni sono state cruente. Nella storia non ci sono mai state rivoluzioni pacifiche. Le rivoluzioni sono sanguinose e violente e lasciano sul loro cammino distruzione e morte. L’America è l’unico Paese, nella storia, in grado di compiere una rivoluzione senza violenza e senza spargimento di sangue, ma non è moralmente preparata per fare una cosa simile.

Perché l’America è nella posizione di ottenere una rivoluzione pacifica? Perché il negro in questo Paese detiene la bilancia del potere e se il negro potesse usufruire, come dice la costituzione, dei suoi diritti, verrebbe a disporre di un potere decisivo che contribuirebbe a spazzar via tutti i razzisti e i segregazionisti dagli uffici. L’intera struttura politica del paese verrebbe cambiata, distruggendo il segregazionismo sudista che oggi controlla la politica estera dell’America, così come quella interna.

L’unico modo per evitare lo spargimento di sangue è che al nero venga dato il pieno diritto di usare la scheda in ognuno dei cinquanta Stati. Ma se all’uomo nero non verrà data la scheda, allora affronterete un altro uomo che, dimentico della scheda, inizierà a usare il fucile. Le rivoluzioni si combattono per ottenere il controllo della terra, per rimuovere il padrone assente e ottenere il controllo della terra e delle istituzioni che da essa derivano. L’uomo nero si è trovato in una condizione sociale inferiore perché non ha mai avuto alcun controllo di sorta sulla terra. È stato un mendicante nell’economia, nella politica, nel sociale, è un mendicante anche quando si tratta di ricevere un’istruzione. Oggi tra la nostra gente si sta superando la vecchia mentalità che fu il risultato di questo sistema coloniale e man mano che i nostri giovani crescono iniziano a sapere ciò che vogliono. E man mano che ascoltano i vostri bellissimi sermoni sulla democrazia, con tutte quelle parole eleganti, sanno benissimo a cosa hanno diritto. Perciò, oggi, avete della gente che non solo sa cosa vuole ma sa anche a che cosa ha diritto. Ed essi daranno vita a un’altra generazione che non solo saprà cosa vuole e cosa gli spetta, ma sarà anche pronta e disposta a fare quanto è necessario perché tali diritti divengano subito realtà. Vi ringrazio.

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