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«Le idee rappresentano le molle invisibili delle cose. Quando scompaiono, si spezzano le molle segrete delle istituzioni e delle civiltà. Fu sempre per un popolo un’ora tremenda quando le sue vecchie idee scesero nella fosca necropoli dove riposano gli dèi morti».

I popoli hanno un’anima? Cosa decreta il destino di un popolo? Il nascere e il morire di una civiltà? E le folle, anch’esse, possiedono un’anima? Cosa le guida, cosa le muove nelle loro aspirazioni? L’inconscio del mondo accorpa due dei saggi più celebri di Gustave Le Bon: Leggi psicologiche dell’evoluzione dei popoli e Psicologia delle folle, pubblicati rispettivamente nel 1894 e nel 1895. Due titoli i cui temi e motivi si intrecciano costantemente, tanto che non fatichiamo a considerarli come un’opera unica, uno dei primi manuali di psicologia sociale, che rompendo con la tradizione illuminista e positivista, e abbandonando l’ipotesi hegeliana di una riducibilità del reale al razionale, interroga quelle forze ancestrali, irrazionali, mitiche e mistiche, che regolano la vita di ogni società e di ogni individuo. In entrambi questi saggi, con un metodo d’indagine più intuitivo che scientifico, più profetico che accademico, Le Bon tenta di individuare la materia invisibile che agisce su quella visibile – il non-detto, l’involontario, il rimosso che però legifera silenziosamente nella vita dei singoli, delle masse, dei popoli, delle nazioni, in una espressione: l’inconscio del mondo.

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2022