Politicizzare il corpo: aborto e persona

Nel confronto fra conservatori e progressisti, l’aborto è un fronte blindato. Entrambe le parti sono ugualmente nel giusto e nell’errore. Noi ci inseriamo nell'argomento con una terza posizione: generare un figlio e abortirlo sono, in fondo, gesti equivalenti.
Nel confronto fra conservatori e progressisti, l’aborto è un fronte blindato. Entrambe le parti sono ugualmente nel giusto e nell’errore. Noi ci inseriamo nell'argomento con una terza posizione: generare un figlio e abortirlo sono, in fondo, gesti equivalenti.

C’è una corrispondenza, se non pratica, almeno simbolica fra l’anno della peste che ci troviamo a vivere e la recente esplosione del dibattito sull’aborto. Di fronte alla pandemia, il potere statale è tornato a gestire direttamente i corpi, e l’aborto emerge come il principale nodo biopolitico della società moderna. Prima i cimiteri dei feti, la stretta legale in Polonia, poi l’accordo di Ginevra che, al netto del politichese, assomiglia a una internazionale anti-abortista: nel confronto fra conservatori e progressisti, l’aborto è un fronte blindato, da prima guerra mondiale. Le questioni LGBT sono molto più semplici: sebbene permangano sacche di resistenza, è ovvio che i paesi occidentali siano in marcia, a velocità diverse, verso la totale parità dei diritti. Gli argomenti contrari non hanno gran senso, e non fanno gran presa, al di fuori dell’ambito confessionale. Non così per l’aborto: se dalla biopolitica passiamo alla bioetica, il problema è irrisolvibile. Qualsiasi discorso sull’aborto sottintende un discorso sul concetto di persona, e lì si arena, perché non sappiamo cosa sia una persona. È significativo che Jacques Maritain consegni la definizione alla metafisica:

Io sono tutto individuo in ragione di ciò che mi viene dalla materia, e tutto persona in ragione di ciò che mi viene dallo spirito.

Jacques Maritain

Dead Mother, Egon Schiele (1910)

La scienza si ferma all’individuo: siete individui voi che leggete, io che scrivo, sono individui gli animali che manifestano forme di autocoscienza; non lo sono gli esseri umani in coma irreversibile e certo non lo sono gli embrioni. Se sovrapponessimo interamente la materia allo spirito, per usare il lessico di Maritain, ci troveremmo a quantificare l’esistenza: in certe condizioni non si è ancora persona, in altre si smette di esserlo. Solo che l’umanesimo e il cristianesimo convergono nell’affermare la sacralità della condizione umana in quanto tale, e dunque l’Occidente, pur laicizzato, ha ancora bisogno di definire la persona in senso qualitativo. Questa coscienza infelice della nostra civiltà si placa nella legge: tutti i nati sono, per il diritto, persone. Evidentemente, una scelta arbitraria. L’individuo – la materia – fluttua insieme ai cambiamenti del cervello, ma la persona – lo spirito – rimane giuridicamente tale anche di fronte al deterioramento delle capacità cognitive. Dunque non è assurdo parlare di diritti del feto, perché la nascita non è una frattura nel concetto unitario di persona, come non lo è la perdita della coscienza:

Nei sogni, e nel comportamento quotidiano – cosa comune a tutti gli uomini – io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente.

Pier Paolo Pasolini

A differenza del matrimonio omosessuale, la legalizzazione dell’aborto non è solo un ampliamento dei diritti, ma un gioco a somma zero che implica l’annullamento delle possibilità per il feto. Il discorso pro-choice tende a ignorare il problema, riducendo l’aborto al conflitto fra la donna e chi vorrebbe impedirne l’autodeterminazione. Una rimozione del terzo che, in effetti, si osserva anche nella derubricazione del consumo di carne a scelta individuale, l’altro dilemma etico legato all’impossibile definizione di persona: lì scompare l’animale, qui l’umano non nato. Troppo semplice l’argomento femminista, allora: bisognerà ammettere, con Hegel, che entrambe le parti della tragedia sono ugualmente nel giusto e nell’errore. 

Madame Roulin and Her Baby, Vincent Van Gogh (1888)

Dobbiamo, allora, tornare dalla bioetica alla biopolitica, lungo un altro percorso di riflessione. L’aborto non è tanto un diritto che viene riconosciuto dallo stato al cittadino, quanto il ritiro dello stato dalla sfera del corpo femminile. L’aborto non viene concesso per legge, perché è già nell’ordine delle cose: una donna è sempre nella condizione di abortire – buttandosi dalle scale, bevendo un infuso di prezzemolo. Lo stesso processo biologico della gravidanza implica la totale dipendenza del feto dal corpo della madre, e dunque anche dalla sua volontà. Per proteggere il feto, lo stato deve necessariamente politicizzare la sfera del corpo. La modernità segna “l’ingresso della vita nell’ordine del sapere e del potere”, e dunque difendere l’aborto significa porre un argine alla marea della biopolitica. Se dichiariamo il corpo intoccabile, allora non si può criminalizzare una donna che agisce sulla propria biologia, nonostante la problematicità etica. Su questa base, l’aborto in ospedale serve solo a ridurre il rischio sanitario, non legittima una volontà che si giustifica da sola. Rompere gli strumenti con cui lo stato disciplina la biologia ha, però, delle implicazioni gravi: ad esempio in relazione all’obbligo vaccinale, un problema che la pandemia ha risollevato. A ben vedere, la medicina moderna è, nella sua interezza, uno strumento disciplinare – “una iatrogenesi culturale”, dice Ivan Illich, che impedisce alle persone “di far fronte alla propria umana debolezza”. Infine, da una parte ci attende la Sfinge dell’etica, col suo enigma, dall’altra l’erosione dei legami fra potere, società e scienza.

C’è, forse, un terzo punto di vista, certo non sistemico ma suggestivo. Generare un figlio e abortirlo sono, in fondo, gesti equivalenti: la volontà del diretto interessato rimane inesprimibile, e non ci sono ragioni per preferire un’alternativa all’altra. C’è solo un’opzione preferenziale, mai davvero discussa, a favore della vita. Letteralmente un pregiudizio, emblematico di quella schizofrenica contaminazione fra teologia abramitica e ontologia materialista che chiamiamo cultura occidentale. Un mondo senza Dio, eppure senza il coraggio di ammettere che Dio non c’è. La nostra non è affatto una cultura della morte. Magari lo fosse: significherebbe che abbiamo sostituito la vita eterna non con la vita assurda, ma con la meditazione sulla morte. Solo allora potremmo permetterci di ascoltare il perdono dei non nati, salvarli dal paradigma vittimario. Un rovesciamento di prospettiva che viene dall’altra parte del mondo, dall’altra parte del tempo:

Ho scoperto che la via del samurai è la morte. Quando sopraggiunge una crisi, davanti al dilemma tra vita o morte, è necessario scegliere subito la seconda. Non è difficile: basta semplicemente armarsi di coraggio e agire.

Yamamoto Tsunetomo

SOSTIENICI !

Tutti i giorni, la nostra sveglia di redazione suona alle 6 del mattino. Dalla primissima alba ascoltiamo la radio, e nel mentre passiamo in rassegna tutte le testate tradizionali e non, nazionali e straniere, dalle riviste ai quotidiani ai siti internet di nicchia. Dopo aver fatto una "cernita", cioè individuato l'1 per cento delle notizie (il restante 99 è letteralmente "cartastraccia") che si pesano come l’oro, che sparigliano, orientano, decidono il corso del dibattito profondo, produciamo un report interno. Successivamente ci riuniamo in presenza o virtualmente per condividere pubblicazioni, visioni, informazioni confidenziali, elaboriamo un timone sui temi da affrontare, per fornirti analisi, scenari, approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo richiede molto tempo, nella ricerca come nello sviluppo. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, siamo qui, pronti ad unire tutti i puntini.
Sostieni

Gruppo MAGOG

Per approfondire

Ivan Illich: il pensatore proibito
Pangea

Ivan Illich: il pensatore proibito

La Redazione
28 Luglio 2021
La mano e il corpo: sacralità e resistenza
Non categorizzato

La mano e il corpo: sacralità e resistenza

La Redazione
03 Gennaio 2020
I neoabortisti
Postumano

I neoabortisti

Fabrizia Sabbatini
13 Dicembre 2021
Aurelio Picca
Confessioni

Aurelio Picca

Francesco Melchionda
13 Maggio 2021
Il verbo e il corpo 
Società

Il verbo e il corpo 

Livia Di Vona
21 Marzo 2022