Il Nietzsche della catastrofe

Turbolento, psichedelico, apocalittico. È Nick Land, il profeta del disumano troppo disumano, che fonde desiderio macchinino, schizoanalisi, cortocircuiti sociali
Turbolento, psichedelico, apocalittico. È Nick Land, il profeta del disumano troppo disumano, che fonde desiderio macchinino, schizoanalisi, cortocircuiti sociali

Delirante e rigoroso, apocalittico e lucido. Nick Land è un caos di idee chiarissime, che agli albori della end of history, ha deciso di creare un ponte tra il cyberpunk di Gibson e la riforma della filosofia kantiana, Blade runner e il capitalismo finanziario. Creando un pensiero filosofico sperimentale ed eclettico che collega discipline e filosofie diverse come fossero link di un ipertesto. Accostando occultismo, mistica, psichiatria, speculazione, cibernetica. L’IA e Lovecraft, Deleuze e il trans umanesimo. Sintesi atipiche che diventarono il nucleo critico ideologico del Cybernetic Culture Research Unit dell’università britannica di Warwick. Un gruppo semileggendario (alcuni membri della stessa università dubitarono della sua esistenza), di ricercatori, studiosi, filosofi, letterati e biologi attirati dalle nuove teorie landiane. Sviluppatosi nel 1995, sotto la direzione della cyberfemminista Sadie Plant, il CCRU, divenne presto una scuola di irregolari che in breve tempo fondò le basi ideologiche del movimento accelerazionista e della theory fiction.

Una visione che di fronte al trionfo dell’egemonia neocapitalista e della tecnica, comprende che contro lo sviluppo tecnico globale resistere non serve a niente e che tutte le forme di ostacolo a tale “progresso” non fanno altro che rinforzare lo stato vigente delle cose e a frenare ogni reale opposizione. Auspicando un superamento del modello global capitalista del there is no alternative, attraverso una accelerazione, un’insonnia, un black out capace di fondare il mondo nuovo. Mondo che per autori come Mark Fisher, dalla sinistra di tale movimento, unisce visione marxiana con la filosofia di Nietzsche e Guattari, disinnescando la forza seduttrice del “realismo capitalista”, ovvero l’ideologia global progressista che si fa istituzione culturale, attraverso un mix di neocomunismo e sviluppo tecnico. Perché per tali autori, l’accelerazione non è che l’agente del collasso del capitale in nome di uno pseudo neocomunismo. Una visione osteggiata dalla destra del movimento made in CCRU, che riprendendo l’anarcocapitalismo e Malthus, Thomas Hobbes e il Nietzsche più disumano, progetta non un superamento del capitalismo, ma una sua evoluzione forzata. Evoluzione impossibile senza l’abolizione del modello democratico, della visione egualitaria, di ogni residuo morale e scrupolo comunitario e religioso.

Di questo vangelo dell’inumanizzazione, Nick Land è l’indiscusso profeta. Un profeta folle, lucido, non sistematico, oscillante sempre tra delirio e rivelazione “tra un thanatos sintetico ed un eros de sublimato per accelerare l’obsolescenza dell’umanità”. Un’obsolescenza che viene sintetizzata nell’opera Collasso. Scritti 1987-1994 (Luiss Press). Una serie di testi che, come ha affermato Mark Fisher, “sembrano provenire dalle macchine”, riassumibili col termine di iperstizioni. Termine derivante dalla fusione dei termini superstizione ed iper che rappresenta delle profezie autoavverantisi, ovvero delle idee che una volta che entrano nel background di una community, diventano in breve tempo delle visioni che ottengono feedback positivi e rapidissimi. Attraverso queste iperstizioni Land decostruisce la filosofia di Kant, vista come la base della visione capitalista e postcoloniale, in cui la morale, l’inibizione non divengono che dei contraccettivi per lo sviluppo di un capitalismo in larga scala, capace di evolversi ferocemente, superando il binomio dell’Antiedipo. Tra la deterritorializzazione, sradicamento culturale e sociale dell’individuo, e la riterritorializzazione, ricostruzione di tali legami su scale e parametri ideologici diversi, attraverso una internazionalizzazione culturale che ha come suo cavallo di battaglia una “sintesi disinibita”, l’abolizione di ogni scrupolo morale, riassumibile nei tabù, per una liberazione totale del desiderio, capace di accelerare lo sviluppo umano. Superando la morale borghese e le sue ostruzioni ai paesi sottosviluppati e ai ceti popolari, che poi convergono inevitabilmente nell’incesto, attraverso un desiderio irrefrenabile che però viene ripulito da ogni romanticismo o carnalità. Si fa slancio animale, sopraffazione, spinta meccanica. Spinta che diventa il manifesto una animalità, rapace, disinibita, che vuole far tramontare le maschere sterili della civiltà e del suo disagio, che portano non ad una visione d’insieme, ma a logiche elementari, a cui sostituisce le spinte alla “complessità e alla singolarità”, che fondono istinto e sviluppo, conquista e creazione, oltre le barriere umanitarie dell’ideologia e dell’umanesimo. In cui l’individuo cerca “l’uscita” dalle prigioni sociali, dello stato, della società, della nevrosi. Una uscita che riscontra nella visione del poeta-genio Trakl riletto da Heidegger. In cui il poeta riesce a raccontare il dramma della stratificazione, il labirinto fatto da dogmi, protocolli, miti, archetipi che ci deriva dal nostro essere cittadini, figli, amanti, mestieranti… umani.

Un dramma che produce una intossicazione della singolarità umana e causa una “esplosione del patologico”, che genera la religione delle lacrime, il delirio del senso di colpa, l’egocentrismo della filantropia e si sviluppa in una serie di glitch sociali. Una stratificazione che si combatte non tramite il culto della parola e del genio (il logos), ma la decostruzione che ha come unico approdo la numerazione (il nomos). La riduzione ad entità astratta, numerica, a parte, ingranaggio, congegno. Una matematizzazione del pensiero che muta tragicamente in visione inorganica, interconnessa e tecno centrica dell’uomo. L’uomo diventa numero, unità binaria, che liberato da ogni morale, vive un desiderio disinibito e apatico, capace di sfruttare ogni forma di animalità e ogni valvola creatrice e prevaricatrice. Portando l’umanità ad un Eden deserto e tecnico, poiché l’unica vera identità dell’uomo, l’unico riconoscimento che può ottenere il singolo è quello con la morte. La morte e il desiderio tanatologico diventano, ribaltando Deleuze, il centro dell’evoluzione in senso disumano, abbracciando un capitalismo accelerato che non subisce i ritardi della riterritorializzazione in senso umanitario, ma che si radica nel k-space, ovvero il cyberspazio privato di ogni barriera inibitoria. Un deep web collettivo, come subconscio sociale.

Devitalizzando i legami sociali, le radici popolari, gli istinti vitali, l’uomo concepirà se stesso come spirito consumante e non più corpo, come entità inorganica e macchinina che non va stimolata, perché tanto il mondo della k-war ci sta raggiungendo, recidendo i “legami neurotici che separano il capitale dalla sua stessa follia”. Il progetto di Land riscopre in Nietzsche il suo maestro e sciamano. Perché come il padre dell’Oltreuomo voleva portare gli uomini a superare il loro stato di tensione e mediocrità, inseguendo il dionisiaco, rovesciando gli idoli, accettando il loro destino, la visione dell’autore di Collasso, compie la riforma del disumano troppo disumano del pensiero di Nietzsche, sostituendo al dionisiaco, il desiderio macchinino, all’eterno ritorno, il fatalismo accelerazionista, ai superuomini, i transumani, che superano l’uomo non accettando il loro destino, ma fondendosi con la tecnica, con la loro innata bestialità. Perché è arrivato il momento che “la cristianità colga i frutti della tempesta che ha seminato”, distruggendo tramite l’esempio nietzschiano i figli ideologici del cristianesimo e del platonismo, e dei suoi figli deteriori: gli universalismi. Che sono la sintesi di ideologia democratica, tolleranza, liberalismo, comunismi e fascismi.

Attraverso una rilettura disumana e nichilista della schizoanalisi di Deleuze  e Guattari che porta alla riforma protestante del capitale. Un capitale che finalmente si svincola dal “protocapitalismo”, perché il capitalismo non è stato mai criticato poiché non è mai nato, non si è mai liberato(“solo il proto capitalismo è stato criticato”). Esso nascerà solo attraverso la immanentizzazione del mercato, attraverso la fusione tra virtuale e meccanico, capitale e IA, società e utenza. Abbattendo i residui della vecchia civiltà borghese “finché la terra diventi talmente artificiale che il movimento di deterritorializzazione crei necessariamente da se stesso una nuova terra”. Capace di creare “la fine del mercato globale e l’arrivo del cyberspazio, insurrezione degli elettromani, diluvio sciamanico nero, ibridazioni polimorfe, riclonazione genetiche macchini che. Il mondo nuovo…loading”. In un delirio lucido in cui “gli scienziati agonizzano e i cybernauti sfrecciano”. Tesi che nei testi “Meltdown” e “Circuiterie” superano la dimensione del saggio, alla deriva in deliri macchinici sciamanici, allucinazioni lucide e teorie che nel 1994 avevano già previsto il nostro mondo.

“Derive di rifiuti densamente semiotizzati e quasi senzienti si contorcono e appestano l’aria nella calura tropicale di un clima andato a puttane”.

“Le strutture di governo dei centri metropolitani orientali e occidentali si sono consolidate come Complessi Medico-Militari di sorveglianza della popolazione”.

“Collasso: sindrome cinese planetaria, dissoluzione della biosfera nella tecnosfera, crisi terminale delle bolle speculative, ultravirus e rivoluzione spogliata di ogni escatologia cristiano-socialista”.

Per il Land di Collasso le iperstizioni portano un unico comune denominatore: la tecnostruttura. Il cui vero alfiere è il capitalismo cinese: “la NeoCina viene dal futuro. Droghe ipersintetiche si innescano nel vudù digitale”. In cui la Cina è il ponte per la sostituzione della filosofia con la schizoanalisi inumanista, gli stati col k-spazio, gli uomini con una sintesi pseudo meccanica artificialbiologica. “Nulla di umano sopravvivrà al prossimo futuro”, perché il capitale conserva caratteristiche antropologiche solo come sintomo di “sottosviluppo”. Le iperstizioni di Land sembrano allucinazioni della fantascienza del deep web. Teorie che lo hanno portato ad abbandonare il suo ruolo nel CCRU per rintanarsi nella Neocina attuando una revisione del suo pensiero.

Il primo Land quello di Collasso, nonostante sia il guru del movimento accelerazionista, sembra non rientrarvi proprio in virtù del suo determinismo apocalittico, della fiducia cieca nelle iperstizione, nel suo superamento di ogni categoria politica, mentre i vari Plant e Fisher sembrano degli eredi del marxismo ortodosso e positivista. Determinismo apocalittico che alla luce della visione inconscia di Schopenhauer e della riscoperta del libertarianismo più antidemocratico e ultracapitalista, vuole attuare una riforma dell’illuminismo, che da una visione di ideali si riscopre come legge di appetiti. Che diventa in Illuminismo oscuro (Gog Edizioni) una riscoperta della visione antidemocratica leviatanesca di Hobbes, della necessità di riscoperta della physical removal di Hoppe. Che farà transitare l’uomo attraverso l’abolizione dei diritti politici, della democrazia, dell’universalismo. Tecno monarchie di ingegneri re e consiglieri manager governeranno privatopie transnazionali. Il razzismo e il problema delle “razze” verrà sostituito dall’idea di “iperrazzismo”, ovvero le etnie che darwinianamente lottano per instaurare il predominio sociale fondendosi con la tecnica. Proprio in Illuminismo Oscuro Land abbandona il determinismo apocalittico per un volontarismo catastrofico. Aspirando tramite una rivolta dei redneck e dell’alt right, a un assalto contro la Cattedrale politicamente corretta e universalista. Iniziando una transizione che porti anche gli stati uniti verso il superamento del modello democratico e proto capitalista che la Cina ha iniziato. Un Land molto diverso da Collasso, ancor più disumano, più inaccettabile, che tramite Dark Enlightment scrive uno Zarathustra del male. Una deriva che fonde all’inumanismo l’alt right. Ma il primo Land non è più tenero, è un profeta della dissoluzione, del collasso verso un mondo selvaggio degno di un romanzo di Thomas Ligotti, in cui dice agli uomini “non giudichiamo. Funzioniamo”.

Una visione che è ricca di aberrazioni, di deliri, di distopie. Che però hanno contagiato la nostra società- hacking the gate, le iperstizioni sono autoavverantisi, nulla di umano si salverà, transitiamo oltre il reale oltre il virtuale. Le iperstizioni sono virus ideologici, malware filosofici. Apocalisse digitale. Game over

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