OGGETTO: Malumori sulla Bankova
Dal Dispaccio #18 del 29.04.2024
Mentre i giornali parlano di una prossima grande offensiva russa, sembra che l'aria a Kiev si stia facendo sempre più pesante. Le tensioni fra il nuovo capo di stato maggiore, Oleksandre Syrsky, e il ministro della difesa, Rustem Umerov, derivano in larga parte dalla volontà di quest'ultimo di non veder nascere un nuovo "caso Zaluzhny" sotto ai propri occhi.
VIVI NASCOSTO. ENTRA NEL NUCLEO OPERATIVO
Per leggere via mail il Dispaccio in formato PDF
Per ricevere a casa i libri in formato cartaceo della collana editoriale Dissipatio
Per partecipare di persona (o in streaming) agli incontri 'i martedì di Dissipatio'

Pare che l’atmosfera nei corridoi del Ministero della Difesa ucraino sia particolarmente tesa. La causa: il disaccordo tra il Ministro Rustem Umerov e il nuovo Capo di Stato Maggiore, il Generale Oleksandre Syrsky.

Questo articolo è stato inserito nell’ultimo Dispaccio, una lettera confidenziale di 8 pagine in pdf riservata ai membri del nucleo operativo di Dissipatio con contenuti e informazioni esclusive e inedite. Sempre da stampare, maneggiare, e conservare con cura.

Per ricevere il Dispaccio entra nel nucleo operativo

I più letti

Per approfondire

La fenice di ferro

Dmitrij Medvedev è riuscito a tornare dall'angolo buio della politica russa in cui era stato relegato. E ora non è solo utile al Cremlino, è addirittura necessario.

La guerra d’Etiopia

Cosa sta succedendo davvero nella regione del Tigray? La guerra è vinta, dice Abiy Ahmed, primo ministro etiope e Nobel per la pace. Ora inizia la guerriglia, tra le foreste e le montagne del Nord…

"L’Italia ha perso una grande occasione di mantenere quel ruolo storico di potenza di mediazione". L'analisi di Giulio Sapelli

Secondo il consigliere della Fondazione Enrico Mattei, e noto economista, dovremmo tornare a guardare i grandi maestri: da Giorgio La Pira a Federico Caffé.

Il vento svizzero e la pace rimandata

All'indomani della Conferenza di Pace in Svizzera - che ha visto la firma del comunicato finale solo di ottanta su novantadue Paesi partecipanti - e nei giorni in cui Vladimir Putin ne ha parlato apertamente, di pace ancora nessuna traccia negli obiettivi dei governi. L'Occidente ringalluzzito sembra voler continuare a dare battaglia ancora per molto tempo.

Pace senza sovranità

Tra piazze che invocano la pace e governi che non possono permettersela, l'Italia resta intrappolata in dipendenze strutturali - militari, tecnologiche, informatiche - costruite in decenni di sudditanza verso Washington e Tel Aviv. Finché "sovranità" resterà una parola lontana dal nostro lessico politico, ogni appello alla dignità non sarà che uno sfogo generoso, destinato a dissolversi senza lasciare traccia.

Gruppo MAGOG