OGGETTO: La Macchina
DATA: 27 Gennaio 2021
Che senso ha bandire un nuovo Governo? La Macchina statale, con i suoi molteplici apparati, le centinaia di dirigenti, la falange infinita di dipendenti, va avanti comunque. Celestiale. Perfetta. Spietata
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Abito a Riccione: esempio microscopico che fa specchio alla realtà nazionale. Su 35.554 residenti (dati 2019) sono impiegati in Comune, “a tempo indeterminato”, con diversa formazione oraria, 832 soggetti. Non mi riferisco a collaboratori, dipendenti a tempo determinato, beneficiari occasionali. Insomma, non c’è famiglia che non abbia un parente, foss’anche un cugino di quinto grado, in Comune. Il Comune di Riccione gode di sei dirigenti, con un “trattamento totale lordo” che va da 79mila euro l’anno a 118mila. Il Sindaco di un Comune di ampiezza medio piccola come Riccione ha un guadagno mensile poco inferiore ai 3500 euro. Per capirci ancora meglio: estraggo uno qualsiasi tra i consiglieri della Regione Emilia-Romagna (Andrea Liverani): in media guadagna 4.950 euro al mese, con un rimborso forfettario per l’esercizio di mandato di 2.258 euro mensili, a cui si aggiunge una “quota variabile”. Fate i conti. L’“Amministrazione trasparente” della Regione Emilia-Romagna mi avvisa che la “dotazione organica” del personale, fino a un anno fa, era di 3.619 elementi. Un piccolo comune per dirigere la Regione.

La burocrazia è un esercito, lo sappiamo da ere, ma è un esercito che comanda, che dirige – che ostacola, a volte. Il Comune di Rimini, per sostituire alla cultura l’assessore Massimo Pulini (di mestiere pittore e studioso d’arte, in particolare del Seicento), dimessosi nel gennaio del 2019, si è rivolto a Giampiero Piscaglia, che lavora nell’Assessorato alla Cultura dal 1980, è responsabile delle massime manifestazioni civiche della città, è stato il dirigente plenipotenziario della cultura riminese. Insomma, è ‘l’usato sicuro’: efficace, rigoroso, devoto. Pare uscito l’altro ieri da Stalingrado. Attualmente, i dirigenti al Comune di Rimini sono venti.

Chiunque abbia fatto un po’ di giornalismo nel sottosuolo dei Comuni italiani, sa che i sindaci passano ma i dirigenti restano; sa che, silenti, sono i sottoposti a comandare, sono loro – i cardini dell’‘azienda comunale’ – che i politici devono ingraziarsi per evitare la catastrofe. La strategia della desta ignavia, il sorriso sonnambulico e da cobra del dirigente che comunque la sa più del politico, la carta dimenticata, la ‘soffiata’, la tortura del sospetto, il bilancio imbarbarito hanno messo in crisi più di una Giunta. In effetti, i dipendenti pubblici di vertice conoscono La Macchina amministrativa, quasi sempre, molto meglio di chi è stato eletto a governarla – e sanno come celare i meccanismi più reconditi, le rotelle meno visibili, quelle enigmatiche. Insomma: capita che il dipendente pubblico, sornione e sagace, senza dir nulla, tenga sotto ricatto il politico. Per quanto mobbing possa subire, eventualmente viene mobilitato altrove; ha il talento di vedere il cadavere che passerà, prima o dopo, sotto il suo desco. Ripeto, il politico passa, il dirigente resta: questa è la regola aurea, confuciana, che fa sì che tutto cambi senza cambiare, che si possa disfare il mondo, a parole, lasciandolo, infine, così com’è. La prima cosa che fa un Sindaco ‘in carriera’, perciò, è assumere un diligente Ufficio stampa, a lui legato cuore&sangue per la durata del mandato. Governa proclamando.

Secondo esempio, un po’ più macro. Al Ministero degli Interni risultano poco più di 18mila dipendenti. La spesa totale del personale contrattualizzato presso il Gabinetto del ministero è di quasi 8 milioni di euro, per 272 assunti; chi adempie la “carriera prefettizia” (57 unità) costa poco più di 6 milioni di euro l’anno. La dotazione organica del Mibact – il ministero della cultura e del turismo – costa (dati 2019) 618 milioni e 567mila euro; il Gabinetto “di diretta collaborazione all’opera del Ministro” assorbe 8 milioni e 557mila euro l’anno. I soldi, per carità, sono un falso problema, il dito al posto della luna – possono essere pochissimi come troppi, dipende dai progetti, dalle persone, dal balzo verso il futuro. Il cuore, anche qui, è la mole di dipendenti, la falange ministeriale, quelli che, appunto, mandano avanti La Macchina.

La Presidenza della Repubblica, per dire, ha un Segretariato generale – con un Segretario e due Vice – dodici Consiglieri, tre Consulenti, una Segretaria particolare, otto Uffici, diciassette Servizi – dal “cerimoniale” agli “Studi, documentazione e biblioteca” – e due Unità speciali; la Presidenza del Consiglio dei Ministri gode di 36 “Incarichi amministrativi di vertice” e conta 236 “Incarichi dirigenziali”. Si parla, appunto, soltanto, di incarichi di vertice: le centinaia e centinaia di dipendenti vari le lascio alle statistiche patrie e alla vostra foia.

Morale della solfa: un nuovo Governo è del tutto inutile. La Macchina procede comunque, nella sua cauta marcia verso le sorti umane e progressive, in assenza della politica. La Macchina ha ingurgitato la politica, i suoi immani apparati digerenti, uterini, fecali, hanno ridotto l’arena parlamentare a un circo: vadano in tivù i politici, certi di ingrassare di fama; sono gli apparati invisibili, gli uffici remoti, gli incarichi millimetrici e miliari a far muovere il rinoceronte statale. Altro che Leviatano, Idra, Drago e gli innumeri mostri convocati per raffigurare lo Stato: lo Stato è una Macchina, e La Macchina ha contagiato la politica, inglobandola. Sentite che pace, a Parlamento vuoto, nei più intimi meccanismi dello Stato: pare di stare in un’aula platonica, dai corridoi infiniti, e di udire il celeste tintinnio delle sfere celesti.

Che senso ha indire un nuovo Governo? La Macchina va avanti comunque, sempre. Perfetta. Cristallina. Spietata.

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