OGGETTO: Le consolazioni del complottismo
DATA: 28 Aprile 2023
SEZIONE: Società
FORMATO: Analisi
I "creduloni" e i "ragionevoli", che alimentano le fantasie cospirazioniste più accese, lavorano entrambi in favore dello status quo, perché ci impediscono di discutere dei problemi che indicano.
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Ci sono in politica parole che fino a pochi anni fa erano normali e ora sono diventate quasi impronunciabili: élite, globalismo, deep state, complotto, controllo, sorveglianza, eccetera. Potremmo inserirle in un generatore automatico di frasi e ne verrebbero fuori discorsi simili alle panzane che troppo spesso ci è capitato di leggere e sentire gironzolando in internet. E questo è un problema. Perché se le suddette panzane, più propriamente fantasie di complotto, monopolizzano il dibattito su questioni di estrema rilevanza politica, ci impediscono di poterne discutere con cognizione di causa, restringendo gli spazi di discorso e dunque di comprensione e di azione. Per questo è importante capire le fantasie di complotto, le loro origini e i loro effetti, e anche la posizione di chi vi si oppone. Scopriremmo che la situazione è più complessa di come sembra.

Dal 2017 si è diffusa negli Stati Uniti una fantasia di complotto chiamata QAnon, una complessa storia nella quale la maggior parte della classe dirigente americana (specialmente democratica) e il deep state erano in realtà una setta, chiamata Cabal, di pedofili satanisti che violentavano bambini e ne succhiavano il sangue per trarne l’adrenocromo, sostanza che mantiene giovani. Scopo di Cabal è il dominio del mondo. Negli Stati Uniti dunque era all’opera un enorme traffico di bambini, con tanto di campi di concentramento sotterranei. In questo scenario apocalittico, c’era però una speranza. La lotta campale tra bene e male era impersonata da Donald Trump e l’apparato militare, che avrebbero sgominato Cabal e arrestato i suoi membri deportandoli a Guantanamo per poi divulgare le loro malefatte e giustiziarli. Il lockdown per l’epidemia da Covid era in realtà una messinscena per dare modo alle forze armate di condurre le operazioni di liberazione dei bambini e di arresto dei membri di Cabal.

Solo apparentemente strano a dirsi, ha creduto (in tutto o in parte) a questa storia un quarto dei cittadini americani, tra i quali si annoveravano anche persone istruite e pienamente inserite nel tessuto sociale, oltre che elettori democratici. La storia si è presto mutata in un vasto movimento innervato sui social network, con schiere di veri e propri militanti. A dimostrazione che le fantasie di complotto hanno effetti reali, si stima che undici omicidi siano attribuibili a esponenti di QAnon. L’Fbi lo annoverò tra le reti terroristiche potenziali. Quando la stampa, in ritardo, si è accorta di QAnon, la risposta è stata muscolare e oppositiva, e ha quindi rafforzato nei credenti la convinzione di essere nel giusto. Da ciò traiamo il primo insegnamento: l’opposizione alle fantasie di complotto deve essere costruttiva. Il debunking e la gogna mediatica non servono a nulla; anzi, sono dannosi.

Fantasie di complotto come QAnon hanno tutti gli ingredienti della fiaba: l’eroe buono (Donald Trump), l’aiutante dell’eroe (le forze armate), l’antagonista cattivo (Cabal), l’aiutante dell’antagonista (i mass media mainstream e in generale chiunque non creda nel complotto), la vittima (i bambini), l’elemento magico (satanismo e adrenocromo), la missione dell’eroe (sgominare Cabal). Delle fiabe, QAnon condivide anche la struttura: equilibrio iniziale (gli Stati Uniti prima che Cabal prendesse il potere), conseguente rottura dell’equilibrio e chiamata in causa dell’eroe; dunque lotta tra i due (Trump che agisce contro Cabal) e restaurazione dell’equilibrio iniziale (cabalisti giustiziati, bambini liberati e gli Stati Uniti che tornano alla pace). Pensare che si possa contrastare la circolazione di una fiaba con il razionalismo scientista del debunking vuol dire sottostimare ampiamente il potere suggestivo, persuasivo e mitopoietico della narrazione.

Quel che più ci interessa è però rilevare che anche una fantasia di complotto così assurda e barocca come QAnon ha un fondo di verità e muove da presupposti non solo reali ma impellenti, come ha efficacemente spiegato Wu Ming 1 in Q di Qomplotto(Edizioni Alegre, 2021). Qualunque fantasia di complotto è la soluzione distorta a problemi autentici. I cittadini americani ne avvertono diversi: strapotere degli apparati di sicurezza, oligarchia delle big corportations, effetti del cambiamento climatico, simbiosi opaca tra poteri economici e poteri politici, deindustrializzazione, scollamento culturale tra coste e entroterra, sperequazione sociale in crescita, ridefinizione del ruolo internazionale del paese. L’assurdità di QAnon ottenebra questi problemi, che tali però rimangono.

Siccome siamo sul terreno delle narrazioni, l’approccio iper-razionalista non serve a nulla se non a far sentire superiore agli altri chi lo assume. Dobbiamo innanzitutto muovere da un assunto: la gente non è stupida, checché ne dicano certi tromboni della stampa. In molti si sono accorti che non tutto va per il verso giusto. Domande di senso che tradiscono preoccupazioni politiche sono diffuse più tra i “complottisti” che tra i “ragionevoli”, immersi come sono nel pregiudizio del “non può non essere così”. Chi crede nelle fantasie di complotto compie un “salto di specie” narrativo dall’evidenza non negabile e alla storia non credibile, nel momento in cui le domande che si pone trovano risposta in narrazioni diversive. Ma il sintomo, la domanda da cui muove, è ciò che veramente conta e merita comprensione.

Per capire davvero le fantasie di complotto, cosa le origina, come si sviluppano e come si possa contrastarle, bisogna ricordare che queste sono narrazioni diversive, secondo la definizione che ne dà Wu Ming 1:

Rappresentazione di una situazione politica o di un problema sociale che, concentrandosi su cause e responsabilità fittizie o concause di poco rilievo, distoglie la critica dal funzionamento reale e dalle contraddizioni del capitalismo, proponendo false soluzioni spesso incentrate su capri espiatori. Una narrazione diversiva ritarda la reale presa in carico dei problemi, disperde energie e sfoca il quadro, aggravando la situazione di partenza.

Il conflitto tra la profittabilità dello sviluppo e della vendita di farmaci e la tutela della salute pubblica è un fatto; l’industrializzazione della ricerca scientifica nel settore è una questione reale. L’ipocrisia e l’opaca natura fiscale della filantropia dei miliardari sono un altro fatto. Come è legittima la preoccupazione per l’introduzione di dispositivi tecnologici sempre più complessi, non compensata dalla democratizzazione di tali tecnologie, rispetto alle quali il cittadino comune è alienato: usa strumenti di cui non conosce il funzionamento e rispetto ai quali sente di non poter dire nulla, non ha agency.

Dunque a fronte di questioni reali e di preoccupazioni legittime, il comune cittadino, privato di strumenti per collettivizzare e trasformare le preoccupazioni in istanze politiche, trova consolazione in narrazioni diversive. La preoccupazione per la salute pubblica si sfoga nel complotto di Big Pharma per far ammalare la popolazione mondiale così da generare profitti dai farmaci. La dissonanza tra filantropia e monumentale ricchezza, dovuta alla retorica che vorrebbe Bill Gates una specie di Madre Teresa, si traduce nel complotto di Bill Gates per decimare la popolazione. L’impossibilità di comprendere e di dire la propria rispetto all’introduzione di nuove tecnologie trova risposta nel complotto del 5G.

Il dado è tratto: dal non negabile si è finiti rapidamente nel non credibile. E qui si installa il meccanismo della singolarità: le fantasie di complotto si incastrano come pezzi di un puzzle fino a comporre un’unica grande fantasia che le racchiude tutte. Bill Gates e Big Pharma diffondono malattie attraverso il 5G e poi somministrano i vaccini per decimare la popolazione mondiale e trarne per giunta profitto. Quando la stampa e gli “esperti” si accorgono che circolano fantasie del genere, invece di risalire come Pollicino alla fonte legittima di tali fantasie – cioè a preoccupazioni politiche, economiche, sanitarie e ambientali –, si limitano a sbertucciarle facendo passare chi ci crede per idiota. E chiamano il Burioni di turno a dare man forte. Cosa che, lungi dal convincere chi crede che sia in errore, rafforza la sua credenza. Ma a questo punto si instaura un problema ulteriore, ben spiegato in Q di Qomplotto.

Tanto i “creduloni” quanto i “ragionevoli” finiscono, i primi inconsapevolmente, i secondi forse no, per difendere lo status quo anche quando pensano di attaccarlo. Chi crede nel complotto giudaico-massonico finisce solo per creare terreno fertile per gli attentati nelle sinagoghe e nelle scuole ebraiche; attentati che, a loro volta, giustificano la militarizzazione dello spazio pubblico e l’introduzione di maggior controllo sociale. Quindi la fantasia di complotto finisce per esacerbare la stessa condizione che l’ha generata. La fantasia di complotto sull’élite globalista che eserciterebbe controllo sociale con il fantomatico deep state, i servizi segreti e la massoneria, finisce solo per generare una mole impressionante di contenuti sui social network, cioè per dare ulteriore merce (dati) a quelle che davvero sono le più potenti agenzie di controllo sociale.

Spostando il focus del discorso dalla natura del problema percepito dalla popolazione alla narrazione diversiva che ne è la soluzione di comodo, sia i “creduloni” che i “ragionevoli” inquinano il dibattito pubblico rendendo impossibile evidenziare il problema vero. Un osservatore intelligente avrebbe dovuto accorgersi che le fantasie di complotto sulle scie chimiche si sono diffuse in anni in cui il traffico aereo si moltiplicava e che sorgevano dalla preoccupazione per lo sfruttamento dell’ambiente e il relativo inquinamento. Invece di parlare di questi problemi però, per anni da un lato ci si è divertiti a prendere in giro chi credeva nelle scie chimiche, dall’altro si è legittimata la fantasia addirittura facendo eleggere in parlamento dei credenti, e nessuno ha ascoltato chi problematizzava l’eccessivo traffico aereo, cioè la questione reale.

Cui prodest, viene da domandarsi. Ovviamente a nessuno se non a chi manovra le leve del potere. Perciò, se responsabilità c’è, nella guerra tra poveri tra complottisti e ragionevoli, la maggiore l’hanno forse i ragionevoli, nel non rendersi conto che le fantasie di complotto sono un prodotto dello stato di cose presente, non la causa. I ragionevoli sono indotti a credere che l’origine dei propri problemi siano sempre gli altri (i no-vax, chi usa l’auto a diesel, i populisti, i complottisti, ecc.) e mai il sistema socio-economico che produce i problemi di entrambi. Allora gli uni rispondono con una narrazione distorta, gli altri con un’altra. Se si iniziasse invece a problematizzare le proprie posizioni e a guardare la proverbiale luna al posto del dito, ne guadagneremmo tutti.

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