L'arrivo dell'islam radicale in America Latina - Il caso della Guyana

La Guyana, una nazione multiculturale nel cuore del Sud America che, contrariamente al vicino Suriname, è riuscita a sconfiggere la minaccia jihadista
La Guyana, una nazione multiculturale nel cuore del Sud America che, contrariamente al vicino Suriname, è riuscita a sconfiggere la minaccia jihadista

Questa storia inizia dalla fine, ossia il 20 giugno 2020. È un venerdì pomeriggio come tanti altri a Shiraz, Iran. I fedeli stanno pregando nella moschea centrale e ascoltando il sermone di Lotfollah Dezhkam, uno degli imam più popolari del panorama nazionale e rappresentante ufficiale della guida suprema nella provincia di Fars.

Quella di Dezhkam, molto presto, si rivelerà una predica sui generis: molto politica, poco religiosa. Secondo l’imam starebbe accadendo qualcosa di molto grave in America Latina, terra in cui l’Iran ha stabilito delle basi permanenti sin dal dopo-rivoluzione: qualcuno starebbe uccidendo i missionari inviati da Teheran per fare proselitismo e mantenere in vita le piccole comunità sciite ivi presenti.

Dezhkam, dopo aver denunciato ai fedeli la presunta morìa, chiede al governo di provvedere a sistemare la faccenda per mezzo dell’invio di missionari con cui rimpiazzare il vuoto lasciato dai deceduti.

La storia di Dezhkam è meritevole di attenzione per un motivo: esiste un precedente, in Guyana. Inoltre, a parte questo, occorre tenere in considerazione che è in corso una guerra sotterranea tra il blocco Stati Uniti-Israele-petromonarchie e l’Iran combattuta a colpi di sabotaggi, attacchi chirurgici, attentati, guerre per procura e omicidi eccellenti.

Quel precedente risale all’ormai lontano 2004 ed è entrato nella storia criminale del Paese in qualità di uno dei pochi casi irrisolti dagli inquirenti.

Georgetown, capitale della Guyana, sera del 2 aprile 2004. Il professore di religione Muhammed Hassan Abrahemi esce dal Collegio Islamico Internazionale di Studi Avanzati dopo una giornata di lavoro. Abrahemi era un cittadino iraniano giunto a Georgetown direttamente da Teheran per via della elevata preparazione in tematiche religiose.

Quella sera Abrahemi non sarebbe mai più rincasato: ad attenderlo, fuori dall’istituto, un gruppo di sconosciuti. L’uomo fu caricato a forza su un un’autovettura e di lui si persero le tracce. Il suo corpo fu ritrovato dopo un mese di ricerche all’interno di una fossa; sul suo capo due fori di proiettile.

Una squadra di agenti speciali iraniani giunse a Georgetown per dare manforte alle indagini. Fu vagliata ogni pista, dall’omicidio per futili motivi ad una possibile faida interna al mondo dell’islam guyanese, ma non fu possibile risolvere il caso che resta tutt’oggi irrisolto.

Una cosa è certa: Abrahemi è stato ucciso da dei professionisti che non hanno lasciato né prove né indizi utili agli inquirenti. Il classico delitto perfetto da romanzo giallo.

Ma chi era realmente Abrahemi? Nel 2007, a tre anni di distanza dall’omicidio, il suo nome comparve nel dossier sul fallito attacco terroristico all’aeroporto John Fitzgerald Kennedy di New York. Quell’attentato, stando a quanto concluso dalle indagini, fu organizzato da una cellula di Jamaat al Muslimeen, l’organizzazione terroristica che è stata oggetto di un lungo approfondimento nella seconda puntata di questa rubrica, in collaborazione con esponenti del jihadismo guyanese, come Russell Defreitas, e agenti iraniani.

Abdul Kadir, ex parlamentare guyanese, fu sicuramente l’arresto più eclatante avvenuto durante l’operazione antiterrorismo che portò a sventare l’attentato. Il suo nome, sconosciuto ai più, era invece ben noto negli ambienti investigativi statunitensi e israeliani: Kadir, infatti, fu convertito all’islam da Mohsen Rabbani, la presunta mente dei due attentati contro la comunità ebraica di Buenos Aires del 1992 e del 1994.

Abdul Kadir.
Fonte: Andres Leighton/Associated Press

Ma la Guyana non è soltanto trame che coinvolgono l’Iran, Israele e Trinidad e Tobago; è anche Al Qaeda. Qui, nel 2003, un anno prima che scoppiasse il caso Abrahemi, fu avvistato Adnad Gulshair el Shukrijumah.

Questo nome lungo e impronunciabile non suona come nuovo per coloro che seguono questa rubrica: è stato, infatti, citato nel terzo episodio dedicato al Suriname.

El Shukrijumah era un cittadino saudita cresciuto negli Stati Uniti che a partire dal 2003, dopo essersi dato alla macchia alla vigilia di possibili indagini dell’antiterrorismo sul suo conto, entrò nell’elenco dei più pericolosi latitanti del mondo e nella celebre FBI Top Ten Most Wanted Terrorists, venendo elencato come uno dei possibili papabili alla successione di Osama bin Laden.

Questo approfondimento sarebbe incompleto e non renderebbe possibile capire il caso Abrahemi, la Georgetown-New York Connection e la latitanza guyanese El Shukrijumah senza una descrizione del panorama generale.

La Guyana è, insieme al Suriname, l’unico Paese dell’America Latina ad essere membro dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica. I numeri, del resto, indicano la presenza di comunità musulmana molto numerosa e in costante crescita, compresa tra il 6,8% e il 13% della popolazione totale.

Irfaan Ali, presidente della Guyana da agosto di quest’anno. Si tratta del primo musulmano ad essere eletto alla presidenza di un Paese nelle Americhe. La sua elezione è indicativa della natura religiosamente pluralistica della Guyana.

Questo piccolo lembo di terra incuneato tra Venezuela, Suriname e Brasile, è luogo di scontro tra le principali potenze del mondo islamico sin dagli anni ’70. In principio furono la Libia contro l’Arabia Saudita, rispettivamente per mezzo del Guyana Islamic Trust e dell’invio di predicatori wahhabiti, in seguito si aggiunse l’Iran.

Questo intenso scontro a tre, che come si è visto ha anche fatto delle vittime, avrebbe funto da prodromo della trasformazione dell’islam guyanese da una realtà moderata ad una radicale, facilitando il successivo attecchimento del jihadismo. Questa è la tesi del politologo Johannes Gerrit de Krujf, che sull’argomento ha scritto il libro “Guyana Junction”.

La vicinanza geografica al Suriname ha, inoltre, determinato l’entrata nel Paese di predicatori appartenenti ad organizzazioni dalla fama controversa, già presentate nelle precedenti puntate, come Jamaat al-Fuqra e Tablighi Jamaat; evento che ha contribuito a rendere il quadro ancora più complesso.

Contrariamente al Suriname, però, la Guyana sembra aver superato il momento critico e, difatti, non si ha notizia di episodi particolarmente gravi accaduti nei tempi recenti. L’estromissione della Libia dalla scena avvenuta nel dopo-Gheddafi e la maggiore concentrazione delle autorità sulla realtà islamica, a partire dal dopo-Abrahemi e dal dopo-El Shukrijumah, hanno contribuito a evitare uno scenario in stile surinamese o trinidadiano.

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