La letteratura è vita

L'Atlante ideologico sentimentale di Stenio Solinas.
L'Atlante ideologico sentimentale di Stenio Solinas.

I libri sono stati i miei migliori amici, e la vita l’ho imparata dai romanzi – è con queste parole di Coco Chanel che Stenio Solinas apre l’eccezionale articolo dedicato alla leggendaria stilista francese, nel suo Atlante ideologico sentimentale appena pubblicato con GOG. È così che Coco Chanel si confessava al suo grande amico, Paul Morand, ritrovatisi entrambi in Svizzera subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Vista con questa insolita lente, l’icona mitica della moda diventa, agli occhi di Solinas, un affascinante personaggio letterario, un essere al contempo di carta e in carne e ossa, nel cui destino non vi è distinzione possibile tra letteratura, arte e vita. “La vita che conduciamo non è mai granché, la vita che sogniamo invece, è la grande esistenza perché la continueremo dopo la morte”: con questa annotazione di Coco, Stenio Solinas completa magistralmente il suo ritratto nell’articolo e la stessa potrebbe comparire anche sul frontespizio di questo libro, dove l’autore rimuove volutamente ogni demarcazione tra vita e letteratura. 

L’Atlante comprende una selezione impressionante di articoli, estesi su 840 pagine, pubblicati da Stenio Solinas, dal 1993 in poi per Il Giornale: un quarto di secolo di scrittura ininterrotta, un flusso continuo di pensiero, di raffinatezza; uno straordinario documento dell’epoca e, non per ultimo, un manifesto chiaro di quel tipo di giornalismo culturale che tutti pensavamo (o credevamo) si fosse perduto. Certo, Stenio Solinas scrive da sempre. I suoi articoli venivano e vengono pubblicati con regolarità: ma vederli tutti insieme, in un libro di rara intelligenza e freschezza non solo per il contenuto, ma per come sono stati selezionati e raggruppati in cinque sezioni (Italia, Francia, Donne, Vite esemplari, Esotismi – Orientalismi – Snobismi) lascia – ancora – ben sperare in quel giornalismo che è di fatto letteratura pura, e in quel profilo del giornalista che è, dalla prima all’ultima fibra, un grande scrittore.

L’Atlante, accanto ai libri che hanno consacrato Stenio Solinas, è l’opera essenziale: in un certo qual modo, il suo romanzo, dove si equiparano non solo vita e letteratura, ma si confondono anche le dimensioni temporali; anzi, si potrebbe dire che questo è un libro atemporale, dove presente e passato sono categorie quasi indifferenti. Quello che conta è il fascino del racconto, in nome del quale la letteratura, l’arte e il cinema sono pretesti per mettere alla luce vite e destini esemplari: questo, anche perché qui si incontrano e si completano in modo talmente naturale il giornalista, lo scrittore e il critico cinematografico. Tre differenti strati di narrazione.

Nell’Atlante, Lucien de Rubempré, l’eroe di Balzac ha la stessa carica di realtà e di vitalità quanto gli altri “personaggi” di questo libro: Emil Cioran, Brigitte Bardot, Lucette, la moglie di Céline; Francesco Alliata, l’ultimo anti-gattopardo siciliano; la Zattera della Medusa, il famoso quadro di Théodore Géricault del Louvre, accanto ad altre icons del cinema, tra cui Ingmar Bergman e Stanley Kubrick, per citarne soltanto alcune, delle figure sulle quali si sofferma l’occhio dello scrittore. Non importa se si tratti di un personaggio reale, di una figura letteraria, o di un’opera d’arte: quello che cerca l’autore è sempre la pulsazione di vita, senza la quale nessuna storia e nessuna biografia potrebbe stare in piedi. 

Nei suoi articoli, non c’è mai un tocco di intellettualismo esacerbato; mai, un accento snob. Tutto il contrario: più si confondono realtà e finzione, vita e arte, più il suo stile si rinfresca, per allestire sotto i nostri occhi un incredibile spettacolo di vita pura, di curiosità e conoscenza. Un’insolita vacanza di Cioran a Ibiza negli anni ’60, dove il filosofo proclamava “il vuoto ufficiale della sua esistenza”, e dove solo la “notte impeccabile” lo aveva ‘fermato’ dal buttarsi in mare, diventa l’occasione di un’analisi raffinatissima sul turismo di massa che tende a trasformare i luoghi di grande fascino in una “bolla in espansione del benessere”

Emil Cioran

In un altro articolo, Solinas racconta di essersi chiuso in casa per un paio di settimane con la Commedia umana di Balzac: con tali confessioni, entriamo in una dimensione dove il destino stesso dell’autore prende una piega finzionale. Perché, quanti giornalisti o scrittori conoscete oggi, che farebbero una cosa del genere? Personalmente, da Eliade in poi, non conosco nessuno che abbia dedicato a Balzac una porzione così generosa del proprio tempo. Ricordo di aver letto da qualche parte alcune righe dove Eliade esponeva il suo programma di studio da giovane, quando era ancora allievo, e tutto era incentrato sull’educazione della propria volontà: tra loro, la lettura completa della Commedia umana, dormire soltanto un paio di ore la notte, e… mangiare insetti per assicurarsi una buona dose di resistenza… fisica.

Ebbene, ero molto giovane anche io allora, e cominciai un programma giornaliero simile: mi misi a leggere l’intera Commedia di Balzac, e ricordo lo stupore di trovarmi davanti a un’opera – fiume, enorme per volume e capacità di racchiudere il mondo dentro. Adesso, leggendo l’articolo di Stenio, sono certo di esser finito anche io ‘in cantina’ o ‘in anticamera’, come divertito commenta l’autore, le letture troppo frettolose, il più delle volte rimaste all’età adolescenziale, del capolavoro di Balzac. Mi era mancato il contesto per capire, citando Stenio, che

Balzac dà vita a personaggi che si trovano a recitare su un palcoscenico che non è loro. Le nobildonne vorrebbero continuare a comportarsi come se ci fosse ancora una corte, mentre esiste solo la sua caricatura. I gentiluomini vorrebbero esibire solo i loro quarti di nobiltà, ma la nuova aristocrazia del denaro glieli corrode e li soppianta. Gli scrittori vorrebbero inseguire l’arte, ma il mercato chiede loro merce.

Stenio Solinas

La nostra attualità, tale e quale.

È talmente pieno di riferimenti culturali Stenio, che è difficile coagulare le idee. Come gli Atlanti della mitologia greca, il libro di Stenio tiene sulle sue spalle un mondo intero, quello del giornalismo vero che non ha perso il contatto con la vita e la letteratura: anzi, lo sostiene con forza gigantesca. Non vi poteva essere titolo più ispirato a questa raccolta, dove troveremo rifugio ogni qual volta il timore che la grande letteratura o il vero giornalismo rischino di perdere il punto centrale della platea.

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