La bomba Italia

Il debito pubblico italiano è un problema mondiale; una cintura esplosiva, un'opzione nucleare da poter utilizzare in fase di negoziazione con i "partner" europei.
Il debito pubblico italiano è un problema mondiale; una cintura esplosiva, un'opzione nucleare da poter utilizzare in fase di negoziazione con i "partner" europei.

Giuseppe Conte è un avvocato, e lo si capirebbe anche senza leggerne il curriculum. Parla bene ma non dice molto, e così è stato anche per la sua ultima, attesissima, conferenza stampa. Al di là della stoccata a Salvini e Meloni – comprensibile ma inadatta al contesto, come rileva Enrico Mentana – c’è poco, nel discorso del premier, che già non sapessimo: soprattutto, non c’è quasi nulla di nuovo quanto alla specie di accordo raggiunto dall’Eurogruppo. Conte lotterà, dice, a spada tratta in nome degli Eurobond, il che, a crederci, sarebbe ammirevole, ma anche un po’ patetico. Soprattutto, è desolante la risposta a Ciriaco di Repubblica: il Presidente ammette, in buona sostanza, che l’UE potrebbe tranquillamente infischiarsene sia di lui che dell’Italia. Se queste sono le premesse, più che di lottare si tratta di pregare, confidando in un ravvedimento pasquale di Germania e Olanda. Il fulcro della questione è che l’Italia negozia partendo da una posizione di debolezza: quella di un paese indebitato fino al collo, esposto alla speculazione dei mercati e afflitto da una stagnazione economica ormai endemica.

C’è, però, un aspetto che distingue l’Italia da chi, come Grecia e Irlanda, ha dovuto arrendersi alla Troika in passato: la gravità della situazione. Il debito pubblico della Grecia è, tutto sommato, un problema della Grecia; il debito pubblico dell’Italia, terzo pro capite più alto al mondo, è un problema del mondo. Immaginiamo uno scenario, piuttosto plausibile: i paesi del Nord fanno ostruzionismo ad oltranza, gli Eurobond rimangono una pia illusione, l’Italia è dunque costretta a finanziarsi sui mercati in un momento di estrema tensione economica, che si aggiunge alla fragilità strutturale.

L’alternativa rimane quella fra tassi di interesse insostenibili e interventi radicali finalizzati a rassicurare i creditori: ai mercati importa ben poco che gli italiani riescano a mettere insieme il pranzo con la cena, quindi si tratterebbe di aumentare ulteriormente le tasse e smantellare lo stato sociale, un programma di austerità ancora più infame delle già odiose misure adottate da Mario Monti. Immaginiamo, adesso, un altro scenario, molto meno probabile, persino provocatorio: Conte va in Europa lasciando intendere che gli Eurobond sono la nostra Battaglia del Solstizio, e che siamo pronti a far saltare il banco nel caso non li ottenessimo. Uscita dall’Unione, dall’Euro, probabile default: o gli Eurobond, o tutti accoppati

Per capire la portata ipotetica di una minaccia del genere dobbiamo osservare al microscopio il debito italiano. I nostri titoli di Stato sono detenuti per il 33% del PIL da banche centrali e istituzioni internazionali, fra cui la BCE: una percentuale inferiore rispetto a quella degli altri paesi fortemente indebitati dell’Eurozona, ma comunque rilevante considerate le dimensioni dell’economia italiana. Ad essere significativa è anche l’esposizione degli investitori stranieri, soprattutto francesi, tedeschi e lussemburghesi. Sulla scorta di questi numeri, e stante la peculiarità del momento, è prevedibile che l’Unione Europea non sopravviva ad una Italexit. Le conseguenze sarebbero, certo, gravissime anche per l’Italia: quanto più gravi rispetto all’altro scenario, quello dell’austerità assoluta, è però difficile dirlo. Il nostro annoso fardello, il debito pubblico, può funzionare da cintura esplosiva: sarebbe inaudito che lo si agitasse terroristicamente ma, d’altra parte, la situazione che ci troviamo a vivere è inaudita.

Basterà un paragone: la dottrina geostrategica israeliana contempla la possibilità, né ufficializzata né negata, di una risposta nucleare sproporzionata a fronte di una minaccia esistenziale: Samson Option, l’ha definita la stampa internazionale, perché si tratterebbe di morire insieme a tutti i Filistei. L’ambito è completamente diverso – da una parte la tragedia acuta delle guerre mediorientali, dall’altra la grottesca impotenza dell’Europa – ma la logica rimane simile. Una provocazione, dicevamo: non crediamo che i negoziati europei, per quanto insoddisfacenti, possano condurre a fratture così nette. Già il fatto che un’Opzione Sansone per l’Italia sia possibile, però, invoca pensieri inquietanti. Il poeta israeliano Itamar Yaoz-Kest, nel rispondere alle accuse di Günter Grass, scriveva appunto

voglio essere un pericolo per il mondo, / così che dopo la mia distruzione non rimanga un solo filo d’erba. 

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