Jake Angeli, il filosofo

Dello sciamano di Capitol Hill ormai sappiamo tutto. A molti, però, è sfuggita la sua attività da complottista filosofo: l’anno scorso si è autopubblicato via Amazon un violento pamphlet che svela “la strategia del Deep State”
Dello sciamano di Capitol Hill ormai sappiamo tutto. A molti, però, è sfuggita la sua attività da complottista filosofo: l’anno scorso si è autopubblicato via Amazon un violento pamphlet che svela “la strategia del Deep State”

Di Jake Angeli, lo sciamano di Capitol Hill, il tizio col colbacco cornuto, nato Jacob Anthony Angeli Chansley nel 1988, educato a Phoenix, presso la Moon Valley High School, sappiamo pressoché tutto, anche le volte che va in bagno. Ha servito un paio di anni nella United States Navy, è stato attore, doppiatore, piuttosto anonimo, finché non ha percorso la via di QAnon, s’è pittato il corpo, è diventato il supereroe di Donald Trump. In seguito al carnevalesco assalto a Capitol Hill, Jake Angeli è stato arrestato, con l’accusa di “ingresso violento e condotta disordinata in Campidoglio” e “irruzione in un luogo senza autorità legale”. In prigione, Angeli ha rifiutato il cibo, perché non era biologico; il tribunale ha provveduto.

Ciò che si ignora, o quasi, di Jake Angeli è la sua attività, diciamo così, bibliografica. Nella carriera sciamanica Jake Angeli ha pubblicato due libri, autoproducendoli, tramite Amazon, la cloaca editoriale. Il primo s’intitola Will & Power: Inside the Living Library. È una sorta di romanzo lisergico, lo si capisce anche solo mirando la copertina, onirica. La ‘quarta’ è sugosa, celeste promessa di altri mondi: “E se la vita del mistico fosse per te? E se il mirabile potere dello spirito fosse qualcosa che puoi insegnare? E se i segreti della Terra fossero deposti nelle tue mani? Se potessi controllare fiamme, venti, acque, sabbie?”. Insomma, più che altro è il manuale di Aladino, l’abbecedario dei superpoteri. Questo l’incipit: “Quando fui una ragazza, gli adulti della città celeste di cristallo mi parlavano spesso delle diverse realizzazioni di mio padre. Alcuni mi fermavano per strada, e dicevano cose del tipo, ‘Ti prego, offri a tuo padre i nostri più sinceri auguri di amore e di benedizione’. Mi sembravano sinceri, eppure, qualcosa mi pareva fasullo”. Continuate voi; il libro è del 2018, pubblicato con lo pseudonimo Loan Wolf, buona lettura.

È l’altro libro, però, col senno di ora, ad aver costruito il carisma di Jake Angeli. Edito nell’estate del 2020, mentre noi ci sollazzavamo in spiaggia, per piramidi umane in costume, è firmato secondo il nome sciamanico Jacob Angeli. Copertina nera, pare una stele, su cui si staglia il titolo, tonante: One Mind At A Time: A Deep State of Illusion. La ‘quarta’, in questo caso, funge da didascalia del personaggio, da autoelogio pubblico, da bomba atomica dell’ego. Eccola: “Questo libro spiega ed espone nei dettagli la storia, la strategia & gli obbiettivi del Deep State, lo Stato Profondo. Dipinge un’immagine molto chiara di ciò che accade ai più alti livelli del potere eletto – o non eletto – negli Stati Uniti e all’estero”. Segue l’ipnosi, a tratti maniacale: “Il Deep State non vuole che tu sappia nulla, per questo in qualche modo metto a rischio la mia vita pubblicando fatti che sconvolgono i paradigmi vigenti. Pubblico questo libro per i bambini, le donne e gli uomini che sono stati rapiti e cresciuti nell’industria del traffico sessuale; questo libro è per tutte le persone che sono state ferite, mutilate, uccise dal Deep State. Questo libro reagisce alle ingiustizie, i crimini contro l’umanità perpetrati dal Deep State”. Il crescendo è wagneriano.

Il libro comincia da John F. Kennedy, specie di grumo oscuro e di chiave di volta del sistema politico occulto americano – già che ci siete, passata alla “Underworld USA Trilogy” di James Ellroy, è meglio. Sintesi politica di Jacob Angeli: “Nessun presidente ha rischiato la vita facendo i pubblici interessi quanto JFK, che ha detto, ‘Un mondo segreto è ripugnante in una società libera e aperta; siamo un popolo storicamente e intrinsecamente contrario alle società segrete, ai patti occulti, ai processi ambigui’”. Naturalmente, Jacob Angeli – il cui libro è zeppo di sociologia mistica: a un certo punto invita a connettersi alla mente universale rivivendo l’epopea di Gengis Khan – non annota le sue asserzioni, non cita le fonti: dovete fidarvi di lui. 

Il bello, comunque, viene dopo, qui: “Primo livello del Deep State: Intelligenza Corrotta”. Che accade? che tutto congiura per corrompere il nostro giudizio.

“Sono certo che il genere umano sappia ingannare, e visto che l’informazione mainstream e il governo americano fanno parte del genere umano, essi sanno ingannare. È possibile che il sistema mediatico di massa e quello educativo siano congiunti per soggiogare le masse? È possibile che l’educazione sia stabilita dai governi per guidare le intelligenze ai propri fini?”.

Jacob Angeli

Segue un ragionamento su “Information, Misinformation, Disinformation”. Nella mente platonica di Angeli, “Informazione significa: dati che dicono una verità”, al contrario, “Misinformation significa: dati contaminati, per metà veri per metà falsi”. Disinformazione, va da sé, “è una informazione del tutto falsa. È utilizzata specificamente per confondere gli oppositori, per scovare i traditori. Segue, per affinità concettuale, rapido capitolo su “Propaganda and The Use of Media”, che si basa sull’azione di Edward Bernays, magnetico pubblicitario di origine austriaca, parente di Freud, che piegò le teorie psicologiche per manipolare l’opinione pubblica, per ‘fabbricare’ consenso. Insomma, nulla che non si sappia. Il linguaggio oracolare, l’insistenza su concetti vaghi, vasti, avulsi che fanno leva sul comune desiderio di rivalsa, sorreggono l’architettura complessiva del libro. C’è poi un altro aspetto: ogni rivolta – ogni azione di gruppo – ha bisogno di un manuale, di una tavola dei comandamenti, di una regola, di una bibbia. Anche questo, seppure in modo confuso, pittorico, è chiaro a Jake Angeli.

“Gli Stati Uniti d’America sono stati fondati sulla teoria del complotto. Alla vigilia della guerra d’Indipendenza, i rivoluzionari sostenevano che la tassa sul tè e sui francobolli non fosse soltanto una tassa, ma la mossa iniziale di un sinistro complotto teso a opprimere. I firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza erano convinti – sulla base di ‘una lunga serie di abusi e di usurpazioni’ – che il re della Gran Bretagna stesse cospirando per stabilire ‘un’assoluta Tirannia’ sulle colonie”: così attacca un’articolessa di Greg Miller su “NiemanLab”, The enduring allure of conspiracies, che spiega come “le teorie della cospirazione siano una necessità psicologica impossibile da sradicare”. L’articolo è bello, informato, dai toni un poco paternalisti. I complottisti – questo non spiega l’aureo giornalista – non sono soltanto ignoranti beoni che confondono il falso con la ‘controinformazione’. È quando un politico ti dice, ‘tranquillo, va tutto bene, ci penso io’, che sorgono i dubbi; non vogliamo che ci pensi lui, vorremmo semplicemente vederci chiaro noi.

Il libro sul Deep State di Jacob ‘Jake’ Angeli era in rete, sfogliabile e acquistabile, da tempo. Nessuno se n’è accorto. Mai lasciarsi incornare alle spalle da uno sciamano.

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