Il pendolo del potere

Stato d'eccezione, gestione della paura, pianificazione economica, potere dei tecnici, scientismo e complottismo, pensiero apocalittico, società della sorveglianza, ambientalismo radicale. L'intero sistema è stato così messo sotto scacco dal suo stesso funzionamento.
Stato d'eccezione, gestione della paura, pianificazione economica, potere dei tecnici, scientismo e complottismo, pensiero apocalittico, società della sorveglianza, ambientalismo radicale. L'intero sistema è stato così messo sotto scacco dal suo stesso funzionamento.

Sotto scacco. Una condizione che aumenta notevolmente la pressione di un giocatore alla scacchiera. Chi subisce uno scacco affina la concentrazione, allerta i sensi, avverte un disagio, cerca di studiare in ogni modo le intenzioni dell’avversario. La partita non è finita, ma la sconfitta o un momento difficile del match potrebbero essere più vicini. Non si pensa più a come attaccare e vincere, non lo si può fare poiché l’unica missione è quella di proteggere il re. L’antica arte degli scacchi si presta spesso come metafora di alcuni momenti della vita.

Nei tempi recenti, nulla come l’era pandemica ci ha fatti sentire sotto scacco. Chiusi e sotto pressione. Con gli spazi ridotti e le mosse obbligate. Divisi tra il sacrificio e la fuga, la paura e la speranza. La vita di ciascuno si è dibattuta tra il desiderio della libertà e quello della sicurezza, tra il dubbio e l’obbedienza. Benché siano, infatti, degli accadimenti non così infrequenti, tutti stentiamo a credere ai flagelli quando ci piombano addosso. Cullati dalle certezze della scienza, dalla potenza del progresso tecnologico, dalla sicurezza dell’opulenza, avevamo rimosso la forza del caso nel rimescolare le carte della vita, l’ineluttabilità della tragedia collettiva nella vicenda umana. 

Sotto scaccco (Liberi Libri) di Lorenzo Castellani

Mentre le libertà si comprimevano, il potere dei governi ci stringeva tra le sue stordenti spire, il digitale coltivava in noi l’illusione dell’autosufficienza e la società dei vivi temeva da un giorno all’altro di essere soppiantata dalla società dei morti. E allora si cercava consolazione nella retorica e nell’eroismo, nella denuncia e nel complotto, nel sospetto e nella punizione, nel controllo e nel senso di colpa. Assumevamo la mentalità fatalista del reduce, la postura comoda del testimone fortunato dell’eccezionalità, l’ingenuità dell’euforico progettista di un futuro sconvolto dal presente, l’aggressività verbale, emotiva e concettuale di chi cerca di sostituire l’assenza di una spiegazione razionale con la ricerca affannosa di un concreto capro espiatorio. Eppure, bisognerebbe forse cinicamente ricordare che la nostra condizione è più reale, miserevolmente umana, che eccezionale, come ci ricordava il Camus de La peste:

«Tutti dicono: “È la peste, abbiamo avuto la peste.” Poco ci manca che vogliono una medaglia. Ma cosa vuol dire la peste? È la vita, punto e basta.»

Albert Camus, La peste

Nascosti sotto le mascherine, abbiamo scrutato gli occhi degli altri esseri umani e almeno una volta ci siamo chiesti: chissà cosa provate, voi? Siete arrabbiati oppure rassegnati? Impauriti dal morbo oppure imbestialiti con il caso, con i medici, con il governo o con chissà chi altri? Obbedite perché si deve o perché così volete? Avete già fabbricato una vostra verità assoluta in cui credere fino alla discriminazione del vicino o siete invece assediati da domande senza risposta? Dubbi che qualsiasi uomo di coscienza si è posto almeno una volta nel periodo pandemico, dilaniato dal rapporto tra la melancolia, l’inesorabile insoddisfazione interiore che spinge l’essere umano a voler cambiare continuamente la propria condizione, e il disciplinamento, l’obbedienza alla legge per un bene superiore come la vita, la salute, la sicurezza.

Chi non ha pensato se davvero tutte queste precauzioni, regolamenti, certificati, avessero senso e chi non si è detto che bisogna fare tutto il necessario per preservare la vita dei nostri cari? Come lo scacchista minacciato, sotto pressione, dubbi, timori e domande hanno affollato la mente d’individui sottoposti a un regime d’emergenza per fronteggiare un nemico invisibile, il virus, malattia a lungo incomprensibile anche agli scienziati esperti in materia. Sì, perché se c’è una differenza con gli scacchi, è che le nostre mosse obbligate, i calcoli, la posizione, non avevano la forza di un alfiere, di un cavallo, di una regina, di una torre e delle mani di chi li muove per vincere la partita contro di noi. 

A metterci sotto scacco erano una malattia, un morbo impalpabile a trasmissione area, e i provvedimenti di uno Stato che per molti di noi, quasi mai oggetto diretto di controllo delle forze dell’ordine, si manifestava per conferenza stampa e per decreto. Sotto scacco sono finiti anche i nostri regimi politici ove lo stato d’eccezione prolungato si è posto come una soglia indeterminata tra democrazia e assolutismo, aprendo scenari confusi e foschi sul futuro delle nostre istituzioni politiche. Le potenze dispotiche e quelle democratiche, in tensione e in competizione fra loro, si sono avvicinate nella reazione alla pandemia, somigliandosi maggiormente sul piano politico, sanitario ed economico. L’Occidente si è reso più simile all’Oriente.

L’idea di fondo di questo saggio è semplice: la pandemia ha accelerato, in alcuni casi estremizzato, trasformazioni che, nel sottosuolo della nostra vicenda individuale e collettiva, si mostravano da tempo e a volte da un tempo molto lungo. Ma per comprendere fino in fondo i rischi che le nostre società corrono è bene cercare di capire quali sono e da dove arrivano queste trasformazioni. Insomma, come e perché siamo finiti sotto scacco?

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Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo l’introduzione di Lorenzo Catellani del libro “Sotto scacco” (Liberi Libri) di cui è autore.  

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