OGGETTO: Il partito di Frankenstein
DATA: 20 Febbraio 2023
SEZIONE: Politica
FORMATO: Analisi
AREA: Italia
Chiunque vinca fra Stefano Bonaccini ed Elly Schlein, le primarie del PD eleggeranno un segretario che dovrà ridare vita al partito per costruire un'opposizione in tempi record.
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Nei primissimi anni dell’Ottocento, il fisico bolognese Giovanni Aldini, sostenitore delle teorie dello zio materno Luigi Galvani sull’elettricità animale, incominciò a fare esperimenti per provare a riportare in vita dapprima animali sempre più grossi, poi cadaveri umani, tramite scariche di corrente elettrica. Gli esperimenti, oltre a qualche spasmo muscolare e a contorcimenti inquietanti dei corpi delle povere vittime, non produssero mai i risultati sperati. Le teorie furono presto abbandonate e non ebbero un immediato seguito se non nella testa di Mary Shelley che le utilizzò per immaginare la storia del suo dottor Frankenstein. 

Più di duecento anni dopo, il Galvanismo non è più una suggestiva teoria protofantascientifica, ma piuttosto un mantra disperato, una richiesta urgente evocata dalla base elettorale del Partito Democratico. Chiamato a operare per il rinsavimento di un centrosinistra in profonda crisi, il vincitore – o la vincitrice – delle imminenti primarie, dovrà riuscire nell’impresa di resuscitare il cadavere del principale partito d’opposizione, sconfitto duramente alle ultime elezioni nazionali, martoriato dalle ultimissime elezioni nel Lazio e in Lombardia, senza una vera alleanza strutturale e solida con i potenziali partner, pentastellati o terzopolisti che siano, senza una direzione limpida, diviso da chi lo vorrebbe più coraggioso e chi lo vorrebbe più pragmatico.

Chi avrà il compito di azionare l’interruttore della scarica elettrica le cui onde attraverseranno il corpo esanime del partito, proprio come Galvani e Aldini, abita a Bologna, ma ancora non si sa se sarà il più levigato Stefano Bonaccini, o la giovane Elly Schlein. Conclusosi parallelamente alle regionali, il voto nei circoli del PD, che anticipano la votazione nei gazebo del 26 febbraio, ha designato senza troppe sorprese proprio loro due per l’ultima sfida, lasciando ben pochi voti a Cuperlo e De Micheli. Si profila dunque uno scontro a due abbastanza scontato, con Bonaccini in testa secondo i sondaggisti e la Schlein a seguire. L’esito rimane tuttavia ancora incerto e a condizionarlo sarà soprattutto la capacità della candidata luganese di mobilitare o meno gli elettori più giovani, più propensi a seguirla nel rinnovamento della leadership democratica. Il suo programma, intitolato “Parte da noi!”, infatti, fornisce un chiaro indirizzo orientato nettamente a sinistra, un progressismo ecologista farcito di diritti civili, dallo Ius Soli, all’accoglienza dei migranti, ai diritti per la comunità Lgbt, alla legalizzazione della cannabis, grande spazio al tema dalla crisi climatica, welfare, sanità pubblica e ridistribuzione della ricchezza. 

Non solo battaglie di sinistra tout court, ma battaglie della sinistra più giovane, europeista e insofferente della piega ingrigente e tecnocrate che ha assunto il PD nell’ultimo decennio. Una fetta di elettorato che sembra tuttavia aver perso i rapporti con l’intero sistema politico, non soltanto col il partito del Nazareno, e che rientra nella grandissima schiera degli astenuti, al momento il partito di maggioranza del Paese. Che gli elettori più giovani abbiano sviluppato uno scarso interesse per il gioco della politica non è una novità ma una realtà con cui i partiti, specie quelli in area progressista, devono fare i conti. L’associazionismo studentesco ha perso il suo fascino, il linguaggio politichese si riempie di astrusi tecnicismi e al contempo si banalizza fino al ridicolo, le battaglie degli studenti si fanno più astratte: si è passato in poco più di un decennio dalle manifestazioni nazionali contro specifiche proposte di legge (Moratti, Gelmini, Aprea) alle manifestazioni per il clima, forse più nobili ma indubbiamente più evanescenti. Elly Schlein sa che per sovvertire i pronostici del 26 febbraio dovrà lavorare proprio su di loro e dovrà giocarsi tutte le sue carte. Dalla sua, una storia politica formata proprio in seno alla contestazione alla leadership democratica, con la campagna #OccupyPD contro le larghe intese nel 2013, ma anche un ruolo da outsider del partito, in Emilia-Romagna si presenta con la lista esterna “Emilia-Romagna Coraggiosa Ecologista e Progressista” e ufficialmente si tessera al PD soltanto tre mesi fa.

Dall’altra sponda del Reno, il favorito Stefano Bonaccini scalpita per prendersi la segreteria. Il suo profilo sembra l’ideale per un cambio al vertice che non sconquassi eccessivamente lo status quo: accontenta i dirigenti più anziani e piace tanto alle correnti moderate che guardano al centro. Il suo percorso, iniziato tra le file della FGCI (la sezione giovanile del PCI) e giunto al secondo mandato della presidenza di una delle regioni più virtuose del Paese, gli hanno fatto guadagnare la nomea di buon amministratore e di uomo pragmatico. Inoltre l’essersi sempre tenuto a distanza dalla politica romana gli conferisce un’aura di homo novus, non invischiato nel lato più borderline del suo partito. Bonaccini così incassa subito l’endorsement di ex ministri come Guerini e Del Rio e amministratori apprezzati come Gori ed Emiliano. La sua mozione, intitolata “Energia popolare per il PD e per l’Italia” propone come obiettivo principale la vittoria delle elezioni politiche del 2027, i temi sono sempre i diritti civili e soprattutto il lavoro. In particolare, si insiste sul ruolo degli imprenditori, ai quali si chiede un nuovo contratto sociale, un’intesa tra imprese, lavoratori e governo. Il pragmatismo bonacciniano non è però solo un modo di amministrare, ma un modo di comunicare, asciutto e senza fronzoli, competitivo: nelle 44 pagine del programma, la parola “destra” è citata 52 volte, in media più di una volta per pagina, forse un modo per rispondere a chi chiede più cattiveria e più predominanza tra i gruppi di opposizione. 

Proprio l’opposizione è uno dei temi scottanti. Al momento la condotta del PD in parlamento sta deludendo gli elettori dem, viene rimproverata lo scarso mordente e la difficoltà nel decidere se stare con Calenda o con Conte, una difficoltà estremizzata fino ad arrivare al paradosso delle ultime regionali, alleati coi 5Stelle in Lombardia e con il Terzo Polo nel Lazio. I tre partiti però non fanno che darsi addosso da mesi. In alcuni sondaggi il PD scende al terzo posto delle preferenze degli italiani, dietro Giuseppe Conte, che ha, dal canto suo, posto fine alla lunga stagione in cui i grillini non volevano essere né di destra né di sinistra, conducendo il partito che lo ha adottato come leader nettamente alla sinistra del PD, con una forte propensione all’ecologismo. I candidati alle primarie dem si sono ben guardati dal dichiarare apertamente la propria strategia in tema di alleanze, tuttavia, non è segreto l’astio nutrito nei confronti di Matteo Renzi da Elly Schlein, che invece sarebbe favorevole al rientro della schiera degli esiliati proprio durante la segreteria dell’ex Sindaco di Firenze, Bersani, D’Alema e compagnia. Secondo diversi commentatori, un partito a guida Bonaccini andrebbe naturalmente verso il terzo polo, al contrario, se vincesse la Schlein sarebbe molto più probabile un’alleanza con i contiani.

In qualunque modo terminerà questa lunga fase congressuale, che il rinnovamento promesso sia profondo o si esaurisca semplicemente con un ricambio della dirigenza, il vero compito del prossimo Partito Democratico sarà quello di tornare a essere un partito popolare e di lasciarsi alle spalle l’isolamento elitistico di cui si è ammantato. Anni di governo senza vittorie, di accordi in nome della responsabilità, di larghe intese indigeste hanno minato alla fiducia di quell’elettorato erede della classe operaia. Lo zoccolo elettorale più fedele al PD si circoscrive nella classe media colta e istruita, ma non basta per andare a governare da protagonisti.

Il prossimo banco di prova saranno le elezioni europee del 2024, nel frattempo c’è un’opposizione da costruire, delle alleanze da definire e uno scollamento con il Paese reale da riparare. Servirà tanta energia, ma chissà che non produca solo spasmi e contorcimenti del cadavere di un partito.

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