I nuovi ambasciatori di Mario Draghi

La scomparsa di Luca Attanasio ha gettato luce sulla nuova classe diplomatica italiana, legata alla cooperazione internazionale. Nel frattempo, con l'attuale Presidente del Consiglio si stanno riconfigurando le nomine degli ambasciatori.
La scomparsa di Luca Attanasio ha gettato luce sulla nuova classe diplomatica italiana, legata alla cooperazione internazionale. Nel frattempo, con l'attuale Presidente del Consiglio si stanno riconfigurando le nomine degli ambasciatori.

La recente scomparsa di Luca Attanasio, in una vicenda che ancora oggi mostra aspetti poco chiari, soprattutto dopo la morte, conseguente di pochi giorni, di William Assani, il magistrato che stava indagando proprio sull’assalto al convoglio di Attanasio, ha accesso i riflettori su una nuova classe diplomatica, giovane, eterogenea e che ha fatto della cooperazione internazionale e dell’intervento umanitario uno degli aspetti fondamentali della propria attività. Oggi, infatti, nello stanzone della Farnesina, così è chiamata in gergo la sala di controllo del Ministero degli Esteri, i documenti sul tavolone (altro termine  interno al ministero) parlano molto più spesso infatti di cooperazione, missioni sul campo, sviluppo e attività umanitarie. Attività che tendiamo ad accostare più a missionari e ONG che ai diplomatici, eppure il comparto della cooperazione internazionale è entrato in maniera preponderante nel DNA del sistema diplomatico italiano. Era il 2014 quando l’ex MAE, Ministero degli Affari Esteri, attraversato da una profonda riforma sistematica, si declinò in MAECI, dove le ultime due lettere aggiunte vanno a identificare proprio la “Cooperazione Internazionale”. Con la nuova riforma il viceministro è detentore della delega alla cooperazione (a sottolineare l’importanza di una carica che non è solamente di avvicendamento) e tutte le associazioni impegnate in contesti umanitari e di sviluppo vengono considerate indirettamente attori della diplomazia italiana e della proiezione internazionale del Paese. Il Cubo, così è chiamata la sede del Maeci dai suoi impiegati, ha visto integrato in una nuova ottica strategica un intero settore che si è andato ad affiancare ai due classici fondamentali dell’azione diplomatica: quella politico-rappresentativa e quella economico-amministrativa.

Sotto la  linea di Caoslandia, lì dove il mondo non risponde ai meccanismi bloccati del Vecchio Mondo ed ancora gli interessi sono da definire, lì dove l’ordine sociale ed il primato degli stati-nazione soccombe in favore di guerre e incompatibilità etniche, è lì che operano gran parte dei nuovi diplomatici italiani. É il caso di Yara Romanova, al servizio dell’Italia dal 2013 e consigliera per la stampa e la cultura di Teheran, che su La Repubblica ha raccontato dell’importanza dei social network e dei nuovi media nell’azione diplomatica. Nicoletta Bombardiere invece è di stanza in Libano, teatro particolarmente complicato, soprattutto negli ultimi tempi. Uno scenario nel quale la cooperazione allo sviluppo e gli aiuti umanitari saranno centrali nella possibilità di stringere nuovi partenariati strategici. Un’altra donna, molto giovane, ha 36 anni, opera in un area strategica di vitale importanza per l’Italia, nonché portale di congiunzione fra Caoslandia e l’Europa: la Tunisia. Si chiama Elettra Verrone, console a Tunisi. Su La Repubblica ha raccontato di un consolato che si impegna anche e soprattutto nell’assistenza sociale degli emigrati e degli immigrati di ritorno. La Verrone descrive il suo ruolo nell’alta diplomazia come “una vita sul campo”, esattamente come quella di Attanasio, che sul campo ci ha lasciati, sulla via verso una delle città più insidiose del Congo, Goma, dove l’Italia è presente proprio con l’impegno umanitario. A Goma opera la Comunità di Sant’Egidio, con una Scuola della Pace.

Nel mentre, le novità però non interessano soltanto i posti di trincea, ma l’investitura di Mario Draghi a Presidente del Consiglio ha portato nuovo movimento anche nelle poltrone più prestigiose e rilevanti della Diplomazia italiana. Qui la situazione è leggermente diversa: meno missionari, meno diplomazia pop e social-friendly, ma un giro di nomine tutto interno ad una classe diplomatica già ben consolidata. Fra tutte è di particolare rilievo la nomina di Mariangela Zappia come ambasciatrice presso gli Stati Uniti d’America. Classe 1959, la Zappia gli States li conosce bene: già nel 1990, dopo una prima esperienza a Dakar è nominata console aggiunto presso il Consolato Generale d’Italia a New York, dove torna, dopo una parentesi in  Belgio, in veste di Primo Consigliere presso la Rappresentanza Italiana alle Nazioni Unite nel dicembre del 2000. Nel 2014 è nominata Rappresentante Permanente dell’Italia presso il Consiglio Atlantico a Bruxelles. Nel 2018 è ancora negli Stati Uniti d’America diventando, unica in 70 anni, la prima donna a rappresentare l’Italia presso l’ONU a New York. Non mancano nella carriera della Zappia anche ruoli interni al paese: dal 2016 al 2018 è infatti consigliera diplomatica del Presidente del Consiglio, lavorando con Renzi, Gentiloni e Giuseppe Conte. La sua nomina è particolarmente calzante sia per la conoscenza maturata presso le alte sedi diplomatiche oltreoceano, ma soprattutto per il suo lavoro in seno al Consiglio Atlantico. L’Amministrazione Biden, vuole un rilancio del multilateralismo e del ruolo degli USA in tutto il mondo, paesi NATO compresi e non poteva trovare interlocutore migliore.

Il giro di nomine, partito da Washington ha generato un movimento complesso all’interno delle alte sfere diplomatiche: il predecessore della Zappia, Armando Varricchio, si accomoda infatti in una sede altrettanto prestigiosa, quella dell’Ambasciata Italiana in Germania. Una nomina delicatissima, considerando i rapporti privilegiati di Mario Draghi con i teutonici ed in particolare con la cancelliera Angela Merkel, alla guida di un Paese che per la prima volta dopo 15 anni dovrà fare a meno della sua Mutti (mammina in tedesco) affrontando una transizione di potere epocale, in uno dei momenti più critici della storia mondiale. Il ruolo di rappresentanza a Berlino sarà quindi cruciale, per stringere i legami con chi subentrerà ad una leadership ultra decennale che non ha segnato solamente la Germania, ma l’intera politica europea. Non poteva essere altrimenti per Varricchio, che come pezzo da novanta della leva diplomatica puntava ad uno dei ruoli più ambiti: Segretario Generale della Farnesina, ruolo oggi saldamente in mano ad Elisabetta Belloni. Un’ambizione, quella della Segreteria Generale del Ministero degli Esteri, condivisa da tutti i diplomatici più insigni e principale elemento di complicazione nelle nuove nomine che il Governo Italiano doveva disporre nelle più prestigiose ambasciate disponibili. Ad aspirare a tale titolo era anche Pietro Benassi, ex ambasciatore in quel di Berlino, il quale si era particolarmente legato a Giuseppe Conte come consigliere diplomatico, soprattutto in sede europea, distendendo i rapporti con Bruxelles nello scontro sul deficit ai tempi del governo gialloverde e risultando poi fra i maggiori fautori della svolta europeista del Presidente del Consiglio nel suo secondo esecutivo, dimostrandosi inoltre fondamentale nella serrata trattativa che portò alla soluzione del Recovery Fund.

Una vicinanza e dei risultati premiati con una nomina di grande rilievo, conferita da Conte negli ultimi giorni prima della caduta dell’esecutivo architettata da Matteo Renzi: quella di Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega ai Servizi Segreti. Carica al centro delle svariate contestazioni mosse dal leader di Italia Viva all’avvocato del Popolo, che voleva mantenerla per sé, assegnata in spregio alle pressioni renziane proprio ad un suo fedelissimo, nei giorni in cui il Premier già governava sull’orlo della caduta imminente del governo giallorosso. Dall’11 marzo Pietro Benassi occupa il ruolo di Responsabile Permanente presso l’Unione Europea, un’altra carica importantissima, che segue lo stesso criterio d’importanza della nomina berlinese di Varricchio: quella di costruire nuovi rapporti in uno scenario Europeo che affronterà diversi cambiamenti, dalle leadership interne ad alcuni paesi centrali come la Germania, fino alla ridefinizione delle politiche in seno all’ Europa stessa e del suo posizionamento geopolitico. Rimane scoperta la casella di Rappresentante Permanente in seno alle Nazioni Unite, ma alcune fonti, come riportato dal giornale Linkiesta, vorrebbero già promesso ambasciatore Maurizio Massari, predecessore di Benassi, nonché ambasciatore al Cairo nei giorni della questione Giulio Regeni, per la quale venne anche richiamato a Roma, dall’allora premier Matteo Renzi, come risposta diplomatica ai fatti riguardanti il giovane italiano. Staremo a vedere.


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