Musk & Wall Street

Notizia grottesca. Elon Musk twitta “Buy Signal” e i Gordon Gekko de noantri corrono a comprare un titolo semisconosciuto, senza capire nulla. Fenomeni finanziari inquietanti
Notizia grottesca. Elon Musk twitta “Buy Signal” e i Gordon Gekko de noantri corrono a comprare un titolo semisconosciuto, senza capire nulla. Fenomeni finanziari inquietanti

La storia è semplice. Ridicola. Da pezzo di colore sul giornale o nei siti di informazione finanziaria, una sorta di gita allo zoo della stupidità umana, tanto per alleggerire il clima. E finire le noccioline avanzate dalle festività. Giovedì 7 gennaio, il patron di Tesla, Elon Musk, ha twittato il seguente messaggio: Buy Signal. Il riferimento era all’applicazione concorrente di WhatsApp e Telegram, peccato che il popolo dei daily traders non abbia colto l’indicazione. Fraintendendola. Il risultato? Lo mostra questo grafico

riferito all’andamento del titolo Signal Advance nel giorno e mezzo di trading successivo al tweet: +1.200%. L’azione che i Robinhooders si sono lanciati pavlovianamente a comprare era quella sbagliata, trattandosi di una penny stock che scambia unicamente over-the-counter e riferita a un’azienda di materiale e apparecchiature medicali con sede a Dallas, in Texas. A rendere farsesco l’accaduto, il tweet della vera Signal, nel quale si fa ironicamente riferimento all’errore in cui sono incorsi migliaia di Gordon Gekko della domenica. Incidente chiuso? Pareva di sì. Quantomeno, grazie all’arrivo del weekend e ai mercati chiusi, le 48 ore più lunghe per impiegati e studenti che ormai hanno sostituito lo sport in tv o la Playstation con il trading on-line su Robinhood.

Il miraggio del capitalismo di massa, il frutto marcio del concetto stesso di helicopter money, se è vero come è vero che i conti titoli di quel lumpenproletariat in rapida e volontaria discesa verso l’indigenza sono finanziati in parte dagli assegni mensili di sussidio federale contro il fall-out della pandemia. Perché usarli per fare la spesa, quando posso investirli a leva 3x o 5x su un Etf che traccia il Nasdaq o acquistando opzioni call con strike price lunare? Perché comprare il pollo, se posso avere domani il caviale? D’altronde, situazioni simili si erano già registrate in passato. Ad esempio, nell’aprile 2019, il giorno del debutto per Zoom Communications vide come involontaria beneficiaria dell’occasione la quasi omonima Zoom Technologies, un’azienda cinese che osservò con soddisfazione balzare il proprio titolo dell’80%, salvo chiudere le contrattazioni ‘solo’ a +10%, dopo che in molti si resero conto del misunderstanding. Nel 2013, poi, toccò proprio a Twitter recitare il ruolo del benefattore inconsapevole per il titolo della Tweeter Home Entertaiment, la quale segnò un +1.000% grazie alla febbrile attesa che circondava lo sbarco in Borsa del gigante social e dei suoi cinguettii. E che confuse i riflessi troppo eccitati degli investitori, talmente ignoranti in materia da non rendersi conto come non fosse quello il giorno del collocamento. In entrambi i casi, però, la questione si chiuse in tempo reale, una volta chiarito l’equivoco. E chiuse le posizioni, riposte nel dimenticatoio della storia e dei propri fallimenti insieme ai sogni di gloria speculativa.

Questo altro grafico

mostra invece come stavolta la faccenda sia proseguita: lunedì 11 gennaio, nonostante il comunicato della vera Signal e l’eco dell’accaduto sulla stampa finanziaria USA, il titolo della Signal Advance ha aperto le contrattazioni della nuova settimana a 7,49 dollari per azione (dai 60 centesimi del giovedì precedente) e in pochi minuti si è ritrovato a 70.85 dollari, salvo ovviamente ritracciare quasi subito. Ma attenzione, chiudendo comunque la giornata di contrattazioni a 38,70 dollari, quasi cinque volte il prezzo del pre-market. Il quale, a sua volta, era gonfiato a dismisura dall’errore di interpretazione del tweet di Elon Musk. In cinque giorni, la performance del titolo ha fatto segnare un +6.459,32%. Ora, al netto per l’invidia planetaria nei confronti dei detentori di quella penny stock, talmente insignificante da operare in trading solo su circuiti non regolamentati e per tre giorni divenuta oggetto del desiderio più di Tesla o Apple, la questione appare decisamente seria e degna di una riflessione preoccupata. E preoccupante, alla luce di questi due grafici

i quali ci mostrano il peso che il popolo dei daily traders ha assunto nel corso del 2020 rispetto ai volumi di mercato. Il secondo, poi, deve far tremare le vene ai polsi, poiché riferito all’operativa degli stessi Robinhooders su strumenti di potenziale distruzione di massa (del proprio conto titoli, in primis) come le opzioni. Forse, guardando all’influenza e al potere ipertrofici che i social network ormai ricoprono in ambiti sempre più delicati e strategici della nostra società (politica ai massimi livelli, finanza, diplomazia e geopolitica, gestione del tema dei diritti e della loro rivendicazione/difesa), occorrerebbe preoccuparsi maggiormente di quanto accaduto in queste ore attorno al titolo Signal Advance che dell’attività compulsiva di un Presidente ormai fuori dai giochi che contano. Perché se quanto accaduto al Campidoglio il giorno della Befana ha suscitato allarme e preoccupazione, provate a immaginare cosa accadrebbe – realmente, questa volta – per le strade e nelle piazze d’America alla prima correzione seria del mercato, alla luce di una pavloviana e crassa ignoranza finanziaria come quella appena palesatasi. Fra il grottesco e il delirante.

Viene da ridere, a pensarci. Ma da ridere, in prospettiva, c’è veramente poco. Questa gente opera in Borsa, muove volumi tali da aver addirittura spinto gli hedge funds a seguirne i flussi, ponendosi front-load alle loro scommesse perennemente e unicamente rialziste. Se il vento cambiasse direzione, persino solo con un refolo o un liberatorio e anarchico peto di céliniana memoria, i professionisti sarebbero però già al riparo. Loro sanno quando uscire, sanno quando è ora di abbandonate la pista da ballo, nonostante la musica stia ancora apparentemente suonando. Gli altri, i milioni di Mr. Brown che hanno imboccato lo scorso marzo la scorciatoia per la felicità, tramutando faustianamente il welfare in speculazione, sarebbero invece alla mercé della tempesta. E potenzialmente pronti a tutto, poiché ormai titolari unicamente dello status più pericoloso al mondo: quello di chi non ha più nulla da perdere. Un guaio di ordine pubblico, pressoché assicurato. Ma, soprattutto, uno strumento di perpetuazione per uno status quo morente, il quale la scorsa primavera ha capito quale fosse l’ennesima scappatoia dall’emergenza del redde rationem con il suo indebitamento sistematico per profitto, la sua socializzazione della crisi tramite la privatizzazione della risposta pubblica al Male di turno: tramutare il ceto medio in liberista d’assalto, fargli assaporare il gusto dolce del guadagno facile, senza fatica, senza lavoro. Oltretutto, spingendolo su quella strada attraverso l’indiretto incentivo del finanziamento federale tramite assegno di disoccupazione o sostegno al reddito: l’helicopter money tanto declamata, in realtà, finora è stata solo questo. Argent de poche caduto in terra a causa di un buco mal rattoppato nella giacca del Capitale, la monetina che la disperazione ci fa tramutare nel primo dollaro di Zio Paperone e che invece è soltanto l’ultima speranza infilata come autonomi nella macchinetta del videpoker.

Il Sistema sa che il Covid, prima o poi, sparirà. Dovrà sparire. Come è sparito l’Isis. Serviva quindi un alibi per proseguire con il bancomat a cielo aperto e ciclo continuo delle Banche centrali, vera dinamo di ogni rialzo azionario in tempo di pandemia. Ma più di tutto serviva un monsieur Malausséne, professione capro espiatorio: quando arriverà il tonfo, l’ovvia esplosione di una bolla mai vista prima, verso chi verrà puntato il dito, se non in direzione di gente che per tre giorni è stata così stupida da comprare il titolo azionario sbagliato, nonostante ormai il fraintendimento fosse noto? Poi, ciclicamente, quella gente scenderà in piazza, magari sotto le insegne di una nuova Occupy Wall Street che occupi in realtà solo i telegiornali. O diverrà cibo per tv spazzatura, materiale da lacrime facile nelle interviste raccolte sul vialetto di casa, all’atto del pignoramento dell’automobile o della casa in favore di telecamera. Un altro 2008, un’altra crisi subprime. Ma peggior, ben peggiore visto il livello di diseguaglianza generale raggiunto e impietosamente rappresentato dal rapporto fra asset finanziari e Pil statunitensi. Poi la giostra ripartirà. Alla grande. Perché la Fed avrà un motivo drammatico e nuovo di zecca per continuare e anzi aumentare il sostegno ai mercati – spacciandolo per politica espansiva verso l’economia reale e il credito – e perché i titoli azionari avranno purgato gli eccessi da espansione dei multipli e si acquisteranno a prezzi di saldo. Buy the dip, in gergo.

Tutt’intorno, un nuovo deserto di sogni da ripopolare con i fondi di magazzino della Storia. A quel punto, però, temo che l’unico atto realmente rivoluzionario da porre in essere – onde evitare il cortocircuito definitivo, il vero big reset – sia quello di seguire metaforicamente il brechtiano esempio contenuto ne La linea di condotta. Smettere di giustificare con il determinismo sociale, con la logica dell’errore perennemente in buonafede, quella che in realtà è soltanto servile propensione alla riproposizione degli schemi di potere, allineamento alla legge dell’avidità scimmiottata e della scorciatoia furbesca del primum vivere, mal intesa e peggio interpretata e ancor più vigliaccamente spacciata come traversata umana verso una collocazione altra nella società. Perché fare carte false pur di imbucarsi sull’ascensore sociale, protestando contemporaneamente per l’altrui fatica nel fare le scale, come fosse la nostra, è atto ben peggiore di quello compiuto da chi per vivere – en plein air – preme quantomeno con dignità il tasto dei piani.

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