Dragologia di Mario Draghi

Miti, simboli e letteratura di una bestia leggendaria.
Miti, simboli e letteratura di una bestia leggendaria.

Tra i draghi del pianeta Terra, degno frammento dei dinosauri, residuo di un’era antiumana, il più imponente dimora a Komodo. Cammina fiero, lento, pare appagato: dell’isola indonesiana egli è l’autentico re. Dotato di uno scatto improvviso, è capace di mangiarsi un bufalo, “a volte dalle sue fauci è stato visto sbucare un cavallo. Lo inghiottiva. Intero”. Pare che la sua saliva sia pregna di sostanze velenose: scoperto dagli europei nel 1910, è un’attrazione turistica, ormai, un rapace simbolo nazionale, inciso sulle monete. La femmina del Drago – o meglio, varano – di Komodo produce diverse uova, “30, all’incirca, grosse come pompelmi: di queste, poche si schiudono; costituiscono il 10% della dieta del drago”. Forse per effetto del Governo Draghi, Helen Sullivan, su “Guardian”, si è occupata dei Komodo dragons. Che il drago divori i propri figli – in armonia con il più atavico mito greco – ha, supponiamo, qualcosa di simbolico. Ammettiamo, in ogni modo, siamo matti. A noi dei Draghi al governo importa poco: il Parlamento è una bocca che ingurgita e vomita ogni cosa, ogni uomo. Guardiamo, piuttosto, i dragoni nel cielo e sappiamo domare il drago che è dentro e fuori di noi. Quando si parla di Draghi, si parla di cose serie, in effetti, che trascendono il bieco mormorio della ‘realtà’. Cos’è, dopo tutto, la realtà se non tutto ciò che sembra sconfiggerla, sconfinando? Rassegna sommaria di draghi.

Etimologie. Draco, drakon, la parola “drago” pare sia connessa al verbo greco dèrkesthai, ‘guardare’, a indicare la vista eccezionale della creatura mostruosa. Benché sia associato, nella cultura del Vicino Oriente, al demonio, “e rappresenta l’espetto caotico del cosmo”, il Dizionario Etimologico di Ottorino Pianigiani – sia lode a lui, un’avventura nei recessi della cultura – insegna che “Presso i Greci e dopo di loro presso i Romani ebbe questo nome ogni specie di serpenti grossi ed innocui, tenuti anche come animali domestici, specialmente come trastullo”. Nei draghi dunque – anche con la maiuscola – si sommano peculiarità distinte: sono terribili ma pure domestici. (Riguardo al peculiare “drago da passeggio” diremo dopo).

Drago giapponese. La cultura giapponese pullula di draghi: Ryūjin governa sugli oceani, e in modo del tutto malizioso scatena gli tsunami o salva da morte certa, nel cordame dei flutti. Dipinto da Kuniyoshi Utagawa, è terribile mentre insegue una principessa, nuda, che gli ha rubato i sacri gioielli. In ogni fiume, secondo il pensiero shintoista, giace un drago; secondo gli artisti della spada, bisogna maneggiare l’arma come se fosse un drago.

Drago greco. Come si sa, il mito è un putiferio di mostri. Figlio di Forco e di Ceto, divinità degli abissi marini, Ladone “era tutto serpente, aveva il dono di parlare linguaggio umano, fu messo a custodia delle mele d’oro delle Esperidi” (Robert Graves). Secondo alcuni, Ladone è figlio di Echidna, “per metà bellissima donna, per metà serpente” che “mangiava uomini crudi e procreò mostri”. In ogni caso, Ladone, raffigurato come un drago dai mille occhi, fu accoppato da Eracle, durante le fatidiche fatiche. Era, mossa a compassione, elevò Ladone in cielo: è la costellazione del Drago. Il Dragone, in mezzo al cosmo, si snoda lungo il polo nord celeste, attraversa l’Orsa Maggiore, la stella maggiore si chiama Eltanin, una gigante arancione grande il doppio del Sole.

Drago biblico. Il drago ostenta se stesso nell’Apocalisse, capitolo 12: “ecco un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra”. Il drago vuole divorare il figlio partorito dalla donna – il cosmo, simboleggiato dalla mamma/bambina, sfida il caos –, ma sappiamo come finisce la storia. “Il gran dragone, il serpente antico, colui che chiamiamo diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato e con lui furono precipitati i suoi angeli”.

Drago sbandierato. On a mount vert a dragon gules: drago rosso su monte verde recita il motto dei Tudor che riassume la bandiera del Galles, di arcana bellezza. Il drago rosso che sputa fuoco si chiama Y Ddraig Goch e attraversa i miti gallesi in lungo e in largo: secondo la “Historia Brittonum” Merlino, mago supremo, sapeva addomesticare il drago. Il vessillo regale di Owain Glyndŵr, ultimo principe del Galles, morto nel 1416, raffigurava un drago dorato, impennato, su fondo bianco, dalla coda che si srotola, enorme. Nel Novecento è stato Dylan Thomas, il poeta, l’autentico drago del Galles.

Il drago nell’esagramma. L’importanza del drago nella cultura cinese è testimoniata dall’I-Ching, l’oracolo ancestrale, il libro profetico che shakera il caos nel fato, concede a chi lo ascolta – appunto – di cavalcare il drago del destino. Drago, nel sacrario sinico, si dice Long, cioè “creatura mitica di supremo potere, che emerge dal profondo delle acque, vola nel cielo ed è capace di mutare forma”. Il drago fonde in sé tutti gli elementi: acqua, terra, aria, fuoco; è associato al trigramma Qian, la Forza, “energia che crea e distrugge”. “Vedere il drago situato nei campi”, recita un oracolo legato al primo esagramma dell’I-Ching, significa realizzare se stessi, orientare i propri atti alla natura delle cose, essere, con eleganza, nel cuore di ogni evento, senza farsi soggiogare dal timore, o da una falsa idea di ambizione.  

Drago cinematografico. Vent’anni fa Ang Lee gira La Tigre e il Dragone, ‘cappa e spada’ cinese di salda bellezza, che fonde la disciplina spirituale con l’estro marziale. Vinse l’Oscar, ebbe un successo planetario, sdoganò il genere anche in Occidente, memorabili i combattimenti volteggiando tra gli alberi. Il capolavoro di Hayao Miyazaki, La città incantata (2001), racconta le avventure della piccola Chihiro nel mondo al di là, degli spettri; il solo che le è amico è Haku, un ragazzo, che in verità è lo spirito di un fiume, e appare, per alcuni istanti, in forma di magnifico dragone. Per restare sulla sponda europea, La storia infinita (1984) è dominata da Fùcur, un Drago della Fortuna: speriamo sia da talismano a chi deve dragoneggiare, oggi. Il fil più bello, comunque, è L’anno del dragone: girato nel 1985, con pochi soldi e molta testa, da Michael Cimino, ambientato in una Chinatown che proviene dai fumi di Blade Runner, con epico, disfatto, esistenzialisma Mickey Rourke.

Il drago anglosassone. “Il flagello del popolo, il drago fiato di fuoco spasimava di avventarsi ancora. Quando trovò il modo, avvolse l’eroe in un torrente di fiamme e gli piantò gli artigli affilati nel collo. Il corpo di Beowulf si bagnò tutto di sangue vitale: sgorgò a fiotti”. Questo è il Beowulf, poema epico anglosassone dell’VIII secolo nella traduzione di Seamus Heaney.

Il drago papale. Camillo Borghese, ossia papa Paolo V, ha, nel quadro ufficiale, una faccia ‘politica’, scaltra, e le mani appropriate ad afferrare. Nello stemma araldico s’era fatto disegnare un drago d’oro in campo azzurro sormontato da un’aquila nera su fondo giallo. Fu audace in pacatezza, apprezzava l’opera di Caravaggio, sponsorizzò Guido Reni. Fece rifare la facciata di San Pietro, col suo nome inciso a caratteri titanici: Pavlus Bvrghesivs Romanvs. Che drago.

Drago militare. La più terribile tra le armi dipinte nel De re militari del Valturio ha la forma di un drago immane, si muove per carrucole, ha il torso in legno e dalla bocca fuoriesce il cannone letale. Micidiale per ideare un assedio apocalittico. Dragoni, d’altronde, erano le unità militari che si muovevano a cavallo, maneggiando l’archibugio. i Dragoni leggeri usavano la sciabola, sapevano montare alla perfezione, ma erano esperti in esplorazioni a terra, nella macchia, macchinando segreti.

Il libro col drago dentro. Carlo Mollino è stato un talento esorbitante, tanto che non sai come definirlo. Morì sulla soglia dell’opera per cui passa alla storia: la ricostruzione del Teatro Regio di Torino, corrotto dall’incendio del 1936. Dopo il tran tran di concorsi banditi & falliti, l’opera è affidata a Mollino nel 1965. Il 10 aprile del 1973 il teatro è varato, alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone, con I vespri siciliani pensati dal duo Callas+Di Stefano. Mollino spirò quell’anno, in agosto. L’altro capolavoro, realizzato un trentennio prima, è l’edificio della Società Ippica Torinese. Mollino, tuttavia, fu altro, “incorreggibile ragazzaccio”, secondo Bruno Zevi: torinese, nato nel 1905 da Eugenio Mollino, amava l’audacia e la velocità. Guidava gli aerei, sciava con furibonda ispirazione, era sedotto dalle auto da corsa: nel 1955 progettò la Bisiluro 750, “il bolide asimmetrico” pronto a correre a Le Mans. L’automobile pareva uno shuttle, qualcosa a metà tra l’era futurista e la profezia di 2001: Odissea nello spazio. Fece della sua casa un antro egizio, d’esoterismo chic, Mollino, progettò case montane, a Cervinia, a Salice d’Ulzio, ad Aosta, era famoso, tra l’altro, per le “fotografie blasfeme”: donne velate, tra Iside e geisha, mostrano, per allusione, in enigma, le forme. Amava la notte e dormiva di giorno, Mollino, per questo tutta la sua opera ha qualcosa di sonnambulo, di licantropo. La creazione più originale, originaria, inafferrabile, allo stesso tempo leggiadra e aggressiva, di Mollino è il “drago da passeggio”. Un ventaglio di carta, con adeguato guinzaglio, di raffinatezza esagerata, roba da architetto-samurai. Nel 1963 Mollino s’inventa il drago, redige un “Libretto d’Uso e Manutenzione” (custodito nell’Archivio Carlo Mollino al Politecnico torinese è stato edito da De Piante in copie numerate come Del drago da passeggio), lo regala a pochissimi amici. Così scrive l’imbonitore di draghi: “In generale il drago appare presso tutti i popoli in epoche e latitudini diverse, necessario allo spirito. Ignorare il senso del drago è come ignorare il senso dell’Universo: se non esistesse occorrerebbe inventarlo. Il drago da passeggio che offro agli amici, originario dell’India, è il noto drago del Panjab, di piccola taglia, di singolare intelligenza e vago aspetto. Il mantello, sempre di prestigiosa decorazione, si adatta congenialmente e all’istante con il paesaggio interiore di ciascun proprietario, dirò meglio compagno, in quanto il drago del Panjab non è né servile, né ribelle e sostituisce senza timor di confronto il cane e particolarmente il cane da signora, il pechinese, forse il più cretino e disgustoso del creato”.

Gioco con drago. Ricordate “Dungeons & Dragons”? Gioco di ruolo d’ambientazione fantasy, creato a metà degli anni Settanta, richiedeva alta facoltà immaginativa e retorica. Il narratore teneva le fila del canto, della storia che tramutava la mera stanza di un appartamento semiborghese in un opificio di elfi, una grotta lavica di draghi, spazio delle gesta, del rito, dell’urlo libero.

Il cacciatore di draghi. Nel 1937 J.R.R. Tokien scrive una favola, Farmer Giles of Ham, che verrà edita nel 1949; approda in Italia nel 1975 come Il cacciatore di draghi. In realtà, nulla di epico traspare dal fable, per lo più comico. Si racconta di un agricoltore, Giles, che per un bizzarro tiro del caso mette in fuga un gigante: ciò lo renderà, agli occhi dei compaesani, un eroe degno di sconfiggere un drago… Il drago inventato da JRRT per questo racconto si chiama Chrysophylax; nello stesso anno, per Lo Hobbit, s’inventa Smaug, il dragone ossessionato dall’oro, dal tesoro, di subdola intelligenza, astutamente narciso, letale.

La dragonessa. Ursula K. Le Guin è tra i grandi scrittori fantasy di sempre, inserita, negli States, tra i titani della Library of America. Il suo genio si lega in particolare al ciclo di “Earthsea”, realizzato tra 1968 e 2001, che narra le peripezie di Ged, allievo mago, ed è una specie di bildungsroman fantastico, fantomatico. Il ciclo pullula di draghi: L’isola del drago è il titolo del quarto volume della serie, pubblicato nel 1990. Da “Earthsea” è tratto I racconti di Terramare, film animato del 2006, prodotto dallo Studio Ghibli e diretto da Goro Miyazaki: del film si ricordano le scene con i draghi che sciamano, intrecciandosi.

Quadreria con drago. Intorno al 1460 Paolo Uccello dipinge San Giorgio e il drago. Con una lancia affilata e lunghissima, il santo – un cavaliere su cavallo imbizzarrito, bianco – perfora il muso del mostro, che sbraita. Il drago, particolarmente orrido, è tenuto al guinzaglio da una fanciulla, virginea, che pare offrirlo al cavaliere. La scena si svolge in una sorta di giardino; dietro il drago, si aprono le fauci di una grotta, trapezoidale, che pare, piuttosto, l’alcova di un dio. il dipinto è conservato alla National Gallery di Londra.

Giorgiani. Gode dell’epiteto di Megalomartire, San Giorgio, originario della Cappadocia, militare di valore, che diventa – stando alla leggenda – guardia del corpo di Diocleziano. Costretto a sterminare i cristiani, nel 303 Giorgio professa la fede in Cristo, si spoglia della corazza, subisce la tortura e viene decapitato. Riccardo Cuor di Leone lo invoca come protettore dei cavalieri; la leggenda vuole che abbia ucciso un mostro, un drago, che compiva macelli in Libia. Specie di incrocio tra la Sfinge e il Minotauro, il Drago, icona del male, agisce con potenza e intelligenza, pretende sacrifici: a cavallo, il santo-soldato lo perfora, e lo ammazza. L’icona ha sbizzarrito la fantasia dragonesca degli artisti. Chi sarà il San Giorgio del Governo Draghi?

Poesia per il drago. Questo è un ‘mottetto’ di Eugenio Montale, raccolto nelle Occasioni:

Molti anni, e uno più duro sopra il lago
straniero su cui ardono i tramonti.
Poi scendesti dai monti a riportarmi
San Giorgio e il Drago.

Imprimerli potessi sul palvese
che s’agita alla frusta del grecale
in cuore… E per te scendere in un gorgo
di fedeltà immortale.

Questo è William B. Yeats, Her Triumph:

Ho fatto la volontà del drago finché

Non sei arrivato: credevo che amore fosse una follia

Del fato, un gioco stabilito

Quando si lascia cadere un fazzoletto…

Ma sei rimasto invischiato tra gli anelli del drago.

Ti ho deriso, ero pazza, ma tu l’hai dominato

Ho rotto la catena e liberato le caviglie,

Che tu sia San Giorgio o Perseo ora poco importa;

Guardiamo il mare, sbalorditi

Mentre uno strano uccello miracoloso ci urla addosso.

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