Ufficiale Superiore commissario della Marina Militare, nonché ex allievo della scuola militare F. Morosini di Venezia. Praticamente una vita in Marina. Romano del '65, tra imbarchi e servizio a terra tra Direzioni Generali, Ufficio Centrale del Bilancio, Segretariato Generale, Stato Maggiore Marina, ha curato la parte internazionale in particolare quella Nato collaborandovi direttamente. Al momento in servizio presso il 3 Reparto di SMM, è il caporedattore della Rivista Marittima.

Lawrence (d’Arabia) si è fermato a Neom

L’Arabia Saudita si è affacciata al XXI secolo con l’intenzione di esserne protagonista, contribuendo alla forgiatura di un nuovo ordine mondiale. La sua politica si fa però sempre più attenta e, pur rischiando, gioca su più tavoli preservando rapporti una volta esclusivi e che ora desidererebbe fossero posti su un unico piano paritario.

Idropolitica africana

Nel Settembre 2025 l’Etiopia ha inaugurato la “Grande diga del Rinascimento etiope”, il più grande impianto idroelettrico del continente africano. Per Addis Abeba è il simbolo di un riscatto storico, paragonato nei discorsi ufficiali alla vittoria di Adua del 1896. Per l’Egitto è una minaccia esistenziale: 55,5 miliardi di metri cubi d’acqua annui che nessun accordo internazionale tutela ancora. Tra i due Paesi non c’è guerra dichiarata, ma una competizione sempre più feroce che ridisegna il Corno d’Africa.

Il grande reset fra Londra e Bruxelles

La Gran Bretagna guarda di nuovo ad un vecchio Continente in crisi. Mentre Jackson si riaffaccia a Washington, in ore che diventano sempre più buie, il populismo divampa ed intimorisce un sistema politico in vita da oltre un secolo. Ma a quale prezzo?

Il narcotraffico è mobilità sociale

Morto un capo, se ne fa un altro: il Messico dei cartelli non conosce decapitazione, solo metamorfosi. Dal fentanyl cinese alle criptovalute del riciclaggio, dalla Malinche presidenziale stretta tra Trump e Pechino all'idra immortale del CJNG. Mentre i preti di frontiera cadono e i Mondiali si avvicinano, il labirinto di Paz non ha ancora trovato la sua via d'uscita.

L’ombra lunga di Chávez sul tramonto venezuelano

Il Sud America, terra di rivoluzioni e carismi, trova nell’eredità di Hugo Chávez e nel suo successore Nicolás Maduro un esempio di come il populismo possa evolversi in autoritarismo. Dal sogno bolivariano al socialismo del XXI secolo, la leadership chavista ha alternato nazionalizzazioni e politiche economiche instabili, portando il Venezuela a una crisi economica e politica senza precedenti. Il regime di Maduro, tra repressione e sanzioni internazionali, continua a dividere il paese e a sconvolgere l’intera regione.

Revisionismo all'orientale

Cina e Giappone si fronteggiano da secoli, acuendo differenze e punti di faglia che, malgrado le razionali liaison politiche, continuano a manifestarsi. Gli imperi non finiscono: la Cina ha solo cambiato il colore dal celeste al rosso, mentre il Giappone, conscio di dover rivedere criticamente il pacifista articolo 9 della sua Costituzione, si riarma. La storia, pur procedendo, continua a proporre scene già viste.

Cronache di un'invasione annunciata

L'annuncio del piano di occupazione totale a Gaza rivela quanto Israele voglia una guerra in Medio Oriente infinita. L'applicazione degli stereotipi occidentali è fallace. Tutto si basa sulla consapevolezza della necessità dell'incutere timore, perché chi perde, perde tutto.

Una Siria mondiale a pezzi

La crisi siriana si sublima dopo cinquant'anni di regime baathista. La guerra civile continua a mietere vittime secondo principi politici, religiosi e settari che lasciano sul campo migliaia di caduti. Ma la geopolitica non si arresta, ed anzi ravviva l’instabilità di contesti ove tornano attori globali e regionali che si inquadrano in stilemi che sembrano rinnovare temi e dinamiche propri della Guerra Fredda. Ad un declinante Iran si contrappone una Turchia volitiva che, tuttavia, deve fare i conti con le asperità israeliane.

Il sultano ad un bivio

La Turchia vive l’ennesimo momento di crisi interna, così violenta da riverberarsi veementemente anche verso l’esterno. Il tempo, a fronte di politica e cultura, non ha mitigato le pulsioni politiche neo ottomane, ancora avvinte ad un Gazi forse mai davvero morto, così come ad un deep state ancor più forte e pervasivo. Per Erdoğan questo è il momento della verità contro il kemalismo della piazza e di Ekrem İmamoğlu.

Il cessate il fuoco prima della tempesta

La guerra procede secondo logiche sue proprie; il problema risiede sempre nella comprensione degli equilibri e degli interessi sottesi che, forti come sono, spesso trascendono gli aspetti più eminentemente umani. Il MO non fa eccezione e nella sua divampante violenza, diventa espressione di molteplici e complessi interessi. Sullo sfondo, come sempre, l’umbratile presenza di persone colpevoli solo di essere nel posto sbagliato nel momento peggiore.

Il senso di Helsinki per la guerra

I rumori ovattati dalle distese innevate non allontanano i pericoli incombenti di un rinnovato conflitto. Epigoni dei combattenti degli anni Quaranta, i finlandesi si preparano al peggio e, prima che il sole sorga, si accingono a difendere per l’ennesima volta la loro terra dal nemico di sempre, la Russia.

Il Golan, la mossa del cavallo di Tel Aviv

Dopo poco più di un secolo, i segni tracciati dal righello di Sykes-Picot vengono cancellati con un colpo di spugna dagli epigoni ottomani che, pure, li avevano subìti. Crollano i meno nobili baathisti, ascendono su un lembo di terra montagnoso i volitivi eredi di un regno ancora più antico, impegnati nell'eterno gioco degli equilibri di potere bilanciati tra guerra e denaro.
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