Il fuoco che consuma

"Il fuoco di Prometeo. Intelligence e intelligenza artificiale" (Rubbettino, 2025), curato da Mario Caligiuri, affronta la sfida dell'intelligenza artificiale senza cedere né all'ottimismo facile né all'apocalisse: l'IA non minaccia l'uomo con la ribellione, ma con qualcosa di più sottile, l'assuefazione. E se la tecnica avanza senza una pedagogia all'altezza, ciò che si perde non è la libertà, ma la capacità stessa di desiderarla ancora.

Il ritorno della legge del più forte

Il blitz contro Maduro segna il ritorno esplicito della forza nelle relazioni internazionali. Dopo la guerra in Ucraina e la distruzione palestinese, anche il caso venezuelano appare paradigmatico. L’ONU sembra paralizzata, l’Europa fragile, mentre il mondo scivola verso un ordine instabile che richiama, per dinamiche e rischi, il clima geopolitico degli anni Trenta del Novecento.

La guerra civile repressa

Il conflitto interno ad una società si sviluppa come struttura biologica e cosciente delle collettività: dalla paura ontologica di Carl Schmitt alla guerra civile come crisi necessaria, virus e anticorpo del corpo politico, fino alla sua trasformazione biopolitica e repressiva nell’epoca del capitalismo globale, dove il collasso non scompare ma si interiorizza, si disperde e si riproduce ciclicamente.

Nel crepuscolo del Kali Yuga

La contemporaneità appare come l’ultima fase della crisi: una soglia critica in cui l’uomo, privato dell’autorità del mito e disorientato dalla propria coscienza, cerca nuovi dèi nel calcolo, nella tecnica e nell’identità. In questo scenario, la tensione fra mente bicamerale residuale e individualità moderna emerge con forza, mentre il collasso dell’ordine storico genera forme ibride di pensiero, politica e spiritualità artificiale.

Un mondo apolare

Andrea Muratore, ne “I confini più pericolosi del mondo” (Newton Compton, 2025) delinea i punti di rottura e di pressione della globalizzazione. Il confine, da rassicurante linea definita diviene sfumato e multisettoriale, gli Stati si confrontano con “non-Stati” e potentati economici. È un interregno che non lascia scrutare l’orizzonte.

I popoli al centro

Nell’ultimo libro di Dario Fabbri - Il destino dei popoli. Come l’umanità ha fatto la storia e creato il nostro tempo (Gribaudo, 2025) - l’autore restituisce la Storia alla sua più autentica materia prima: gli esseri umani. Fabbri indaga come le comunità si trasformino nel tempo attraverso paure, ambizioni e assimilazioni, ponendo l’antropologia al centro della geopolitica.

Narrazioni e simboli nello spazio globale

I codici simbolici della geopolitica cambiano nel tempo e nello spazio. In un mondo multipolare, la competizione strategica si gioca anche nel dominio immateriale delle idee. Un’analisi comparata tra contesti e momenti storici diversi ci aiuta a capire come gli attori costruiscono il proprio ruolo nel sistema internazionale.

A cosa servono le città

Le città (e in particolare le metropoli contemporanee) non sono realmente il frutto di pure necessità sociali, storiche e tecniche, il cui sviluppo è gestito dagli uomini. Le città sono delle entità viventi inorganiche, che tramite la loro accumulazione e gestione di informazioni, dati, codici, simulazioni, speculazioni e controllo sugli uomini stessi rendono questi ultimi dei meri componenti della programmazione urbana e del loro sostentamento.

La Terra vive

La tecnologia non è solo estensione dell’uomo ma forza autonoma che lo plasma. La Terra, viva e attiva, guida questo processo tramite i suoi materiali: lantanio, coltan, silice e plastiche speciali. Queste risorse strategiche, dominando l’industria high-tech e militare, ridefiniscono i rapporti di potere globali, con la Cina al centro della competizione economica e geopolitica.

Il potere liquido dell'Interregno

L’Europa si trova sospesa tra potestas e auctoritas, in un nuovo interregno dove le categorie classiche sembrano riemergere come fantasmi retorici. Il giornalismo alimenta semplificazioni, presentando l’autoritarismo come nemico universale, ma la realtà rivela scenari più fluidi, dove il potere agisce nella sospensione, nella confusione e nella personalizzazione tecnica. Pasolini e Agamben forniscono strumenti per comprendere questa fase storica: un potere liquido, che non reprime soltanto, ma seduce e omologa, dissolvendo passioni e cancellando il caos vitale.

Anatomia di due rivoluzioni novecentesche

Lenin e Khomeini furono fra i pochi, nel corso della storia, qualificati per porsi al timone di quelle rivoluzioni che nella spinta delle classi «subalterne» della società trovarono la loro ragion d’essere.

Geopolitica del sottosuolo

Il vero volto dell'accordo fra Washington e Kiev sulle terre rare è politico, non economico. L'obiettivo, infatti, non è più la vittoria totale, ma una gestione razionale del territorio ucraino. Territorio che sarà parzialmente integrato nell’economia occidentale, mentre una sua fetta resterà sotto controllo russo.
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