La nuova politica moralizzatrice russa

L’arresto dell’ex viceministro della Difesa Timur Ivanov è indicatore della nuova politica moralizzatrice russa che, a differenza di quello che si pensa in Occidente, non è una delle cause del conflitto in corso, quanto uno dei metodi principali adottati per portare il Paese alla Grande Vittoria e alla salute dei suoi apparati.

La pace chimerica

Il neo-approvato pacchetto di aiuti non chiude il gap strutturale delle forze armate ucraine, e il bilancio militare rimane critico. Putin sogna legittimamente di sfondare e portare a casa l’intera posta. Sulla stanchezza dell’Occidente, “gli altri”, con Ankara e Pechino in prima fila, provano a mettere il loro peso sul piatto per una pace equilibrata, ma non possono molto contro i numeri sul terreno.

Sulla polemica attorno a Ivan Il’in

La decisione d'intitolare la scuola di politologia dell'Università Statale di Mosca a Ivan Il'in, teorico del cosiddetto "fascismo russo", ha fatto insorgere gli studenti, che hanno sottoscritto in ventimila un appello per costringere il Ministero dell'Istruzione a ritrattare. Ma sarebbe un errore considerare la Russia un Paese intrinsecamente conservatore: la polemica nasce da un diverso approccio alla storia nazionale, pesantemente sotto attacco.

Tutte le strade devono portare a Kiev

L’attentato alla Sala Concerti Crocus di venerdì scorso è quasi certamente opera del terrorismo islamico, ma Mosca non vuole escludere l’ipotesi di un coinvolgimento ucraino. Analogamente, è difficile immaginare che l’elicottero distrutto da un drone kamikaze in Transnistria domenica 17 sia stato “lanciato dall'Ucraina per causare panico durante le elezioni presidenziali russe” come sostiene invece Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo. Ma per il Cremlino tutto deve ricondurre a Kiev.

L’ora del raccoglimento

L'attentato alla Sala Concerti Crocus presenta a Putin l’occasione per demolire una volta per tutte il dissenso che serpeggia nel Paese in relazione al conflitto in Ucraina, per alimentare invece il senso di rivalsa, rinvigorito dalle fiamme che ancora divampano a Mosca. Immagini che risvegliano paure e ansie collettive, con l’Occidente che fiuta il pericolo di un cambio di passo repentino dello Zar.

L’orso ferito

L’attentato alla sala concerti Crocus è il preludio alla pace. Dietro i circa centocinquanta morti ci sono le tensioni fra tajiki e afghani, oltre a una rete d’intelligence americana stanziata al confine ucraino. Ma i preparativi per gli accordi sono in divenire e un ruolo fondamentale lo giocherà Papa Francesco.

Alle radici della russofobia

Lo scontro tra Occidente e Impero Russo nel XIX secolo è una narrazione fatta d'incomprensioni, ambizioni e fobia. Dallo zar Nicola I alla guerra anglo-russa corre un'intensa rivalità alimentata da pregiudizi e ambizioni egemoniche. Le tensioni tra le grandi potenze europee evidenziano una profonda discrepanza tra il liberalismo occidentale e l'autoritarismo russo, mentre l'aspirazione russa alla difesa dei propri interessi slavi e ortodossi si scontra con la percezione occidentale di una minaccia alla civiltà europea. Un confronto storico che ancora oggi trova echi nelle relazioni internazionali.

Che faremo?

Cent'anni fa moriva Vladimir Il'ič Ul'janov, lasciando un'entità statuale totalitaria in fieri e una classe dirigente pronta a prendere in mano gli esiti della Rivoluzione. Il saggio di Guido Carpi - Il Rivoluzionario assoluto (Carocci, 2023) - ne ricostruisce pensiero, lacune e limiti, lasciando per certi versi aperto il discorso sull'eredità politica che un personaggio di tal caratura ha proiettato sul nostro tempo. La sua attitudine nei confronti dell'ordine sociale ispira e continuerà a ispirare ancora a lungo.

In Russia febbraio è un mese di morte

Nello SHIZO in cui era recluso - una minuscola cella d'isolamento punitivo - Alexei Navalny è morto da martire, rovinando qualsiasi messaggio che Vladimir Putin voleva trasmettere nel corso delle due ore d'intervista con Tucker Carlson. È rimasta così solo la morte nelle "profondità dei minerali siberiani", prendendo a prestito le parole di Pushkin, e il mistero sulle circostanze ad essa legate.

I sislib non ci sono più

L’intervista di Tucker Carlson ha avuto il merito di riportare all’attenzione dei cittadini di tutto il mondo alcuni fatti molto semplici: per il momento parlare con i russi significa parlare con Putin. Le influenze dei sislib - i "liberali sistemici" che da sempre hanno avuto un canale privilegiato con lo Zar - hanno perso i loro privilegi.

La versione di Putin

Intervistato dal giornalista dissidente Tucker Carlson, Vladimir Putin ha condensato in poco più di due ore la retorica interna che ha caratterizzato gli ultimi due anni di guerra. Ma lo ha fatto apparendo a tratti stanco, stressato, quasi come se la sfida titanica di scontrarsi con l'élite par excellence del XXI secolo sia davvero troppo. La controversa operazione sponsorizzata dal neo-proprietario di X, Elon Musk, sembra però sia riuscita nella non facile impresa di presentare in un formato digeribile un buon sunto del Putin politico e ideologo.

All’Occidente bastava un Frankenstein

Fallita la controffensiva, la guerra in Ucraina diventa rumore di fondo. ll sussulto d'orgoglio che ci ha lanciati in suo aiuto è annegato nelle frustrazioni dello stallo di una guerra di trincea. Mentre l'unica consolazione si trova nel constatare come solo a noi si debba la sopravvivenza della sua entità statuale.
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