L'economia come forma d'arte

La figura leggendaria di Abba Lerner.
La figura leggendaria di Abba Lerner.

È difficile trovare nella storia del pensiero economico un personaggio così anticonvenzionale, controverso eppure così brillante come Abba Lerner, in grado di rendere chiarissimi concetti molto complessi con la sua incredibile capacità di esposizione. Fu sicuramente un uomo difficile da catalogare, il suo amore per la libertà ed i suoi modi originali gli preclusero probabilmente una carriera accademica prestigiosa. Allo stesso modo il suo socialismo concettuale si scontrava da un lato con il suo odio verso qualsiasi forma di autorità, compreso quindi il controllo statale dell’economia, e dall’altro con il suo amore per il rigore e l’efficienza, rendendolo spesso poco benvoluto sia nei circoli economici marxisti che in quelli votati al laissez faire. Ma proprio queste apparenti contraddizioni, unite ad uno stile di vita che potremmo definire come antesignano del movimento Hippie, rendono Abba Lerner un economista da studiare con attenzione.

Le origini

Nato in Bessarabia, allora parte integrante della Russia, nel 1903, Lerner si trasferì in Inghilterra con la famiglia all’età di 3 anni, in cerca di fortuna ma anche per sfuggire alla persecuzione non troppo latente delle persone di religione ebraica. Non si sa molto della sua infanzia se non che la trascorse nell’East End di Londra, certamente una zona non particolarmente accogliente all’inizio del secolo scorso. Fece una grande varietà di lavori per aiutare la sua famiglia fin dalla giovanissima età, dal macchinista allo stampatore fino all’insegnante in una scuola rabbinica, lavori che avevano in comune il fatto di essere tutti molto mal pagati. Dopo alcuni insuccessi come piccolo imprenditore, nel 1929 Lerner frequenta un corso serale alla London School of Economics per cercare di capire le ragioni dei suoi fallimenti. Questa forse è stata la ragione del suo entusiasmo nella ricerca della comprensione di complicati temi economici. A dispetto dei suoi più giovani colleghi studenti, Abba Lerner aveva già vissuto sulla sua pelle le difficoltà della vita reale. 

Dimostra da subito un talento fuori dal comune, fin dal primo anno scrive numerosi articoli che vengono pubblicati vincendo una borsa di studio che gli consentirà di diplomarsi nel 1932 e di laurearsi qualche anno più tardi, iniziando anche ad insegnare. Da studente insieme a Paul Sweezy e Ursula Webb, che diverranno entrambi famosi economisti, fonda la rivista “Review of Economic Studies”, sostenendo che la maggior parte dei giornali in circolazione conteneva articoli troppo lunghi e leziosi e doveva necessariamente esserci spazio per una rivista con testi più brevi e pungenti. Alla ricerca di finanziamenti per questa impresa editoriale Lerner si reca nei più importanti atenei dei dintorni di Londra ed in uno di questi viaggi incontra Joan Robinson, collaboratrice di John Maynard Keynes, con cui ha delle aspre discussioni. Lerner viene dalla scuola marshalliana di economia classica e non riesce a capire fino in fondo le posizioni rivoluzionarie prospettate dalla Robinson. Ma proprio questa mancanza di comprensione convince Lerner a volerne sapere di più, decidendo così di trasferirsi con moglie e figli a Cambridge per un semestre.

Abba Lerner

I rapporti con Keynes e la teoria della finanza funzionale

Durante il suo periodo all’Università di Cambridge Lerner frequenta le lezioni di John Maynard Keynes, ritrovandosi spesso impegnato in accese discussioni con i giovani economisti del famoso “Cambridge Circus”, ovvero oltre alla già citata Joan Robinson, James Meade, Piero Sraffa e Richard Kahn tra gli altri. Molti anni dopo, ripensando ai primi approcci con la nascente teoria keynesiana, Lerner si stupì di come gli fosse sembrato tutto discutibile, testimoniando direttamente la difficoltà di cambiare le ipotesi di partenza e le conclusioni quando si arriva dallo studio esclusivo, per quanto approfondito, della sola teoria classica. Nel 1936 l’Organizzazione Internazionale del Lavoro chiese a Lerner di scrivere un saggio sulla Teoria Generale di Keynes, l’articolo risultante rimane ancora oggi una delle più limpide esposizioni del pensiero keynesiano, probabilmente esposto in maniera ancora più chiara di quanto scritto dallo stesso Keynes. Riprendendo il concetto keynesiano della spesa in deficit, Lerner sosteneva come i governi avrebbero dovuto mettere da parte le considerazioni etiche e morali sul debito pubblico, preoccupandosi esclusivamente dei risultati. La tassazione e la spesa pubblica diventano così strumenti per raggiungere la piena occupazione ed il controllo dei prezzi, con il duplice obiettivo di azzerare la disoccupazione e l’inflazione. In questo modo il governo prende in prestito denaro attraverso l’emissione di titoli pubblici o decide di rimborsarli quando vuole modificare la proporzione in cui il pubblico detiene titoli o denaro. Cambiando la proporzione i tassi di interesse aumenteranno o si abbasseranno, scoraggiando o promuovendo nuovi investimenti.

Sarà quindi compito dello stato, nella visione di Abba Lerner, stampare moneta e quindi mettere in circolazione denaro oppure ritirarlo per perseguire i propri obiettivi, in un’ottica di finanza funzionale. In molti si opposero ad un programma considerato troppo radicale, e tra questi, almeno inizialmente John Maynard Keynes che considerava troppo avventata la teoria dell’economista dai modi anticonvenzionali. Lerner arrivò a sostenere che in presenza di un debito nazionale abbastanza elevato, gli stessi interessi pagati dallo Stato fornirebbero l’iniezione di liquidità necessaria per aumentare il potere di acquisto e quindi stimolare l’economia.  A questo proposito Keynes ebbe a dire

La sua argomentazione è impeccabile, ma il cielo aiuti chiunque cerchi di spiegarlo all’uomo della strada.

John Maynard Keynes

Famoso anche un altro piccolo diverbio tra i due, nel 1946 poco prima della morte di Keynes, Lerner partecipò ad un convegno dell’economista di Cambridge ed ebbe l’ardore di porre direttamente la seguente domanda “Mr. Keynes, ma perché non dimentichiamo tutta la teoria di politica fiscale, debito pubblico e non compriamo dei macchinari per stampare denaro?”, pronta fu la risposta di Keynes che ribattè: “Mr. Lerner quante volte le devo dire che la politica è l’arte di dire bugie, ma devono essere bugie plausibili”. L’idea di un incremento della spesa pubblica per aumentare la domanda aggregata e favorire la piena occupazione viene comunemente attribuita a Keynes, ma Lerner ha avuto l’indubbio merito di esporla in maniera chiara e comprensibile. Chiunque abbia letto Keynes ha trovato in Lerner una chiave di lettura che ha reso le sue teorie più semplici ed immediate. A posteriori alcuni economisti si sono spinti ad affermare che John Maynard Keynes fosse più un Lerneriano che un Keynesiano.

L’originalità della persona e delle idee

Come accennato in precedenza Abba Lerner non poteva certamente essere considerato un damerino. La sua provenienza est europea, la sua religione ebraica, i modi piuttosto rudi dovuti alle frequentazioni dell’East End londinese, non lo rendevano di certo particolarmente ben visto al mondo accademico borghese e conservatore dell’epoca. Se a questo aggiungiamo che era solito girare con dei sandali senza calzini indossando vestiti non stirati e camicie fuori dai pantaloni possiamo tranquillamente dire che Lerner fu una persona particolarmente originale. Il suo modo diretto di dire le cose unito al suo aspetto non sempre raccomandabile, lo rendeva un pessimo candidato alle frivole discussioni dei club accademici di lusso, nessuno lo immaginava seduto su una elegante poltrona a sorseggiare un distillato in abito formale. Questi modi gli preclusero probabilmente incarichi di prestigio in campo professionale, anche quando si trasferì in America nel 1937, non ricevendo alcuna proposta di insegnamento dalle università più famose fino quasi alla fine della sua carriera. Ma il suo estro non si limitava all’aspetto fisico, ma anche nella ricerca di soluzioni originali ma logiche ai problemi economici.

Lerner aveva una formazione socialista, ma non per questo era pronto a fornire analisi guidate solo per incontrare il favore dei suoi compagni intellettuali. Non ha mai lasciato che le ragioni del suo cuore, e quindi le sue convinzioni politiche, dominassero sul rigore del pensiero. Partendo dal presupposto che l’intervento statale in economia fosse necessario, Lerner pensava che avrebbe dovuto comunque essere efficiente, e non automaticamente superiore all’iniziativa privata. Mercato e Stato avrebbero dovuto provare il loro valore, in maniera pragmatica, senza restrizioni ideologiche. Questo ovviamente non gli attirò le simpatie di Lenin secondo cui anche la più piccola bottega in mano ai privati segnalava un ritorno al capitalismo. Lerner mantenne la capacità di ragionare fuori dagli schemi fino alla fine dei suoi giorni. Nel 1979 contrariato dal monopolio sui prezzi del petrolio da parte dell’OPEC, propose una tassa variabile sulle importazioni di greggio legata alla deviazione da un prezzo dato. Scelse però l’ingresso di una conferenza del Premio Nobel Robert Solow per esplicitare la sua idea, distribuendo volantini personalmente fuori dal salone, mostrando ancora una volta la sua eccentricità.

Allo stesso modo propose una soluzione innovativa per garantire la piena occupazione e il controllo dell’inflazione, attraverso un complesso meccanismo che prevedeva una crescita controllata di salari e fatturati aziendali all’interno di un certo intervallo, con la possibilità per le aziende che riuscivano a fatturare oltre una certa soglia, di acquistare “crediti” da chi invece non riusciva a crescere. Per quanto geniale e ben costruita la proposta era irrealizzabile per l’enorme e continua quantità di calcoli necessari a metterla in atto, posto che vi fosse la volontà politica. Ma questo era Lerner, un uomo brillante dotato di spiccata immaginazione, ma forse un po’ ingenuo, con un amore smisurato per la risoluzione dei problemi e una grande devozione all’interesse comune. Lerner morì nel 1982, la sua capacità di esporre le sue teorie in prosa e non in diagrammi ed equazioni gli impedì di ottenere i riconoscimenti che meritava, ma riuscì a trattare l’economia come una forma d’arte, ed in questo fu un maestro insuperabile.

SOSTIENICI !

Tutti i giorni, la nostra sveglia di redazione suona alle 6 del mattino. Dalla primissima alba ascoltiamo la radio, e nel mentre passiamo in rassegna tutte le testate tradizionali e non, nazionali e straniere, dalle riviste ai quotidiani ai siti internet di nicchia. Dopo aver fatto una "cernita", cioè individuato l'1 per cento delle notizie (il restante 99 è letteralmente "cartastraccia") che si pesano come l’oro, che sparigliano, orientano, decidono il corso del dibattito profondo, produciamo un report interno. Successivamente ci riuniamo in presenza o virtualmente per condividere pubblicazioni, visioni, informazioni confidenziali, elaboriamo un timone sui temi da affrontare, per fornirti analisi, scenari, approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo richiede molto tempo, nella ricerca come nello sviluppo. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, siamo qui, pronti ad unire tutti i puntini.
Sostieni

Gruppo MAGOG

Per approfondire

La lotta di classe è populista. Parola di Carlo Formenti
Interviste

La lotta di classe è populista. Parola di Carlo Formenti

Filippo Romeo
26 Febbraio 2021
Distruzione del Capitalismo
Economia

Distruzione del Capitalismo

Claudio Freschi
16 Gennaio 2021
La figura misteriosa di Piero Sraffa
Economia

La figura misteriosa di Piero Sraffa

La Redazione
24 Marzo 2020
Antifascisti sotto la lente della storia
Recensioni

Antifascisti sotto la lente della storia

Lorenzo Bravi
27 Novembre 2022
Dopo il liberalismo
Economia

Dopo il liberalismo

Benedetta Scotti
06 Febbraio 2020